La setta dei poeti emergenti
Corriere della Sera - Cultura

La setta dei poeti emergenti

Giovedì 10 settembre 2026
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La setta dei poeti emergenti

di Maia Angela Robustelli

Ci sono dei momenti nella vita - di solito degli spartiacque - spesso inaspettati, talvolta furiosi, quasi sempre chiarificatori, in cui alle nostre domande può dare una risposta solo la poesia.
E questo che stiamo vivendo, in cui le torri del compromesso culturale sono troppo alte da scalare, i draghi del profitto sputano fuoco su tutti i fronti e il tempo della memoria del sé e della fiducia nella purezza di un sentimento, sta passando troppo veloce, è uno di quelli in cui a volte, gli unici santi cui mi sembra sensato votarsi, siano Wisława Szymborska e il Franciacorta.
E infatti quel pomeriggio ero andata alla The Spark - Mondadori Bookstore, in Piazza Bovio, all’angolo con Via degli Acquari, alla ricerca della raccolta della poetessa polacca che contenesse Disattenzione e quei suoi 86.400 secondi di visione che erano diventati anche i miei, e per bere un bicchiere seduta ai tavolini del déhor.
Ciondolavo senza fretta tra gli scaffali del settore Poesia e dopo aver trovato quello che cercavo, avevo preso a maneggiare volumi disordinatamente, quando una ragazza coi capelli corti e un viso che sembrava disegnato a matita su carta vergata, dopo aver dato un’occhiata da una certa distanza, ne prende uno, dà uno sguardo veloce alla quarta di copertina e se lo porta a sé come fosse stato un antico cimelio di famiglia.


Che cos’è? le dico senza riuscire a trattenermi. Non lo so, ogni tanto lascio che un libro mi scelga. Era stato così, mi avrebbe detto poi, che aveva incontrato poco più che adolescente, il suo primo amore sulla carta, il poeta statunitense Allen Ginsberg, simbolo della Beat Generation e della denuncia contro la minaccia atomica, che con la sua Ode plutoniana aveva ispirato Sinfonia n. 6 - Plutonian Ode, di Philip Glass nel 2002.
Fabiana, 28 anni, di Casalnuovo. Per prima cosa si definisce una libraia. Laureata in Filologia Moderna, da piccola - dopo una primissima fascinazione alla Indiana Jones per l’archeologia - voleva fare la scrittrice. Oggi è una brillante editor freelance che dirige una collana di poesia, la Micelya, per Editoriale Scientifica e ha fondato da qualche anno l’associazione Libera Poesia Contemporanea, a metà tra un osservatorio sui giovani poeti emergenti e un circolo di lettura ad alta voce, che ha fatto dell’idea della poesia come risorsa indispensabile per fare comunità e strumento concreto di resistenza culturale, una missione.
La verità è che fino a qualche tempo fa, la poesia mi metteva soggezione, mi confessa sentendosi a casa, in quella che era stata la prima libreria dove aveva lavorato, dopo che da cliente abituale era riuscita a farsi assumere, per poi guadagnarsi il ruolo di direttrice dell’allora nascente libreria Luce, al Vomero. Poi mi resi conto che era semplicemente un linguaggio diverso dalla prosa e che mi apparteneva di più, continua. Perché è immediata; se ti deve dire una cosa te la dice, la senti. A volte un solo verso riesce a spiegare quello che un romanzo fa in trenta pagine.
Mi racconta che cominciò a montarle come una rabbia per il fatto che ai festival, agli incontri che contassero, ci fossero sempre le stesse voci, gli stessi nomi, Una cricca che doveva andare avanti e tutti gli altri relegati nell’oscurità, mi dice senza mezzi termini.
Così, nella libreria vomerese che aveva letteralmente contribuito a costruire, insieme all’autore napoletano Lorenzo Marone, s’inventa incontri, gruppi di lettura, stringe legami con importanti case editrici estere, riuscendo a ricreare quello spazio mancante più aperto, accessibile non solo a autori indipendenti ma a chiunque volesse semplicemente avvicinarsi alla poesia, che volesse praticarla.
Tra quelle mura si crea negli anni, un gruppo di amici, poeti, compagni di viaggi, che apre le porte a una dimensione famigliare per chi si sente solo e ha voglia di ascoltare, fino a che, per un passaggio di proprietà a un gruppo editoriale più forte, la libreria non viene improvvisamente venduta e Fabiana licenziata insieme a tutti i suoi colleghi. Mi sono sentita tradita perché quando nel mondo della cultura ti devi scontrare col fatto che stanno trasformando anche questo solo in un sistema economico, ti scotta.
È stato allora che i versi di Ristos, poeta greco che aveva contribuito a far conoscere al pubblico napoletano, le vennero in contro per cambiare le cose, mi spiega, Lui scrive, la Poesia è resistenza.
Non si arrende e fonda Libraie sotto i ponti, progetto che le ha permesso di continuare a dare i suoi consigli di lettura on line a un gruppo sempre più in crescita. Ora ci incontriamo una volta al mese in luoghi di fortuna, mi sorride, ma stiamo ricevendo diverse offerte di ospitalità in città; il prossimo incontro si terrà da Lazzarelle Bistrot, in Galleria Principe, l’8 settembre alle 18 e 30.
Me lo segnai in agenda e poco prima di salutarci le chiesi di getto, quale fosse un’immagine poetica che la definisse meglio, Io mi sento come un paese di provincia, non un campo brullo e neanche una metropoli. Che poi è da dove vengo.
Ci abbracciammo e dai suoi airpods mi parve di riconoscere Rock ‘n’ Roll Suicide, di David Bowie. Mentre la guardai andare via, dopo aver ascoltato la sua storia, mi vennero in mente proprio quei versi di Ginsberg, Quale Potere sorge dopo il carbone e l’oro? Quale spirito spettrale entra nel mondo?

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