«Il fuoco che ti porti dentro» di Edoardo De Angelis: le madri possono puzzare. Ma quanto è difficile lasciarle andare
Il film del regista napoletano tratto dal romanzo di Antonio Franchini mette in scena un dramma da camera stile «Natale in casa Cupiello». Ma dopo tre quarti d'ora crolla
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«Il fuoco che ti porti dentro» di Edoardo De Angelis: le madri possono puzzare. Ma quanto è difficile lasciarle andare
di Sara D'AscenzoIl film del regista napoletano tratto dal romanzo di Antonio Franchini mette in scena un dramma da camera stile «Natale in casa Cupiello». Ma dopo tre quarti d'ora crolla
Lino Musella, Nicole Malaj e Vanessa Scalera in «Il fuoco che ti porti dentro»
«Il fuoco che ti porti dentro» di Edoardo De Angelis
L'attacco arcinoto sulla mamma che «puzza» è ripreso quasi paro paro nel film diretto da Edoardo De Angelis e appoggiato sulle spalle di Vanessa Scalera, Lino Musella ed Elena Radonicich. Siamo in piena atmosfera da Natale in casa Cupiello di Eduardo, con una musica che ricorda la Nuova Compagnia di Canto Popolare e un senso di soffocamento che cresce inquadratura dopo inquadratura. La storia è presto detta: la mamma di Antonio (Lino Musella) napoletano che lavora nell'editoria da tanti anni e si è trasferito a Milano, subisce l'invasione della mamma (Vanessa Scalera) per le feste di Natale. Una mamma difficile, che, appunto, secondo il figlio puzza, che i figli hanno soprannominato «la talpa», che ha rovinato la vita del padre, morto da tempo, «schiattando» anche la sua (per dirlo alla napoletana e quindi con la forma transitiva che in italiano, diciamo, non sarebbe la sua). Fino al minuto 45, cioè finché non entra in scena il prete a benedire la casa, quel ritmo forsennato che ricorda i primi film del Dogma (tipo Festen) con la telecamera incollata agli attori, il film funziona: è amaro ma divertente, ha battute fulminanti e un alto grado di capacità di riconoscersi nei meccanismi familiari, indipendentemente dall'essere - o meno - napoletani. Non regge infatti l'obiezione che fuori da Napoli questo film si possa capire poco: la tragedia è universale. Piuttosto manca al regista la forza di portarla fino in fondo, di affondare il coltello nella carne dei legami, nel veder morire la madre (perché sì, muore) con una riconciliazione meno melò, che pregiudica forma e sostanza. Peccato.
Voto: 6,5. Parte a bomba, poi si perde. Problema di tanti film, ma qui sembra più strutturale e dunque meno convincente.
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9 settembre 2026
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