8 settembre, non la morte ma la rinascita della patria
Corriere della Sera - Cultura

8 settembre, non la morte ma la rinascita della patria

Mercoledì 9 settembre 2026
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Cos'ha fatto Netanyahu il giorno della strage del 7 ottobre? Tre ore per arrivare al quartier generale, nessuna chiamata ai vertici militari: la ricostruzione

8 settembre, non la morte ma la rinascita della patria

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
ci siamo, sembra che non passi giorno senza una data da ricordare. L’8 settembre 1943 una data con significati diversi, da una parte lo sganciamento, apparente, dall’incomodo alleato, e dall’altro il pensare a un altro futuro senza dittatura. Ma da quella data aleggia sempre nei confronti dell’Italia il tradimento nei confronti dell’ex alleato.
Marco Nagni

Caro Marco,
l’8 settembre il re e il governo italiano si illusero di poter uscire dalla guerra senza colpo ferire, senza dover combattere i tedeschi. Gli angloamericani non si fidavano di noi, e non avevano torto. Il comandante dell’82ª Divisione aviotrasportata, insomma il capo dei parà Usa, generale Matthew Ridgway, venne a Roma per capire se si poteva tenere la città. Ebbe dei nostri comandi un’impressione disastrosa. Ridgway fu portato in giro per feste e ricevimenti fino a quando perse la pazienza: «Voglio parlare con il comandante del vostro esercito!». Ma il generale D’Ambrosio era a Torino, non si è mai capito bene perché. Badoglio ricevette Ridgway in pigiama, secondo altre fonti in vestaglia. Il comandante americano capì che non poteva rischiare i suoi uomini. Però, in fondo anche gli Alleati commisero un errore. Sbarcarono a Salerno e si trovarono impantanati sulla linea Gustav. Sbarcarono ad Anzio per aggirarla, ma furono fermati. Kesselring vide più lungo di Rommel, che voleva abbandonare Roma e arretrare subito su quella che sarebbe diventata la Linea Gotica. La fuga di Vittorio Emanuele III non fu in sé uno scandalo: tutti i sovrani dei Paesi occupati dai nazisti hanno lasciato la capitale per continuare a fare il loro dovere. Il vero crimine del re e di Badoglio fu lasciare le truppe italiane senza indicazioni, se non il generico «resistere ad eventuali attacchi». Il problema è che 800 mila soldati italiani erano fianco a fianco con i tedeschi: furono quasi tutti fatti prigionieri e deportati in Germania. Ma oggi forse ha più senso, parlando dell’8 settembre, chiederci quale sia la lezione sul nostro carattere nazionale. Essendo un popolo che si disprezza, ci siamo a lungo raccontati che sia stata la morte della patria. In realtà l’8 settembre segna per noi la fine dell’ignobile alleanza con la Germania e l’inizio della Resistenza. Quindi, seppure a prezzo di gravi errori e di enormi sofferenze, compresa una sanguinosa guerra civile, l’8 settembre non fu la morte, ma la rinascita della patria.

9 settembre 2026

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