Caos, dall’abisso la storia eterna di un equivoco
Lo usiamo come sinonimo di disordine, ma nella sua origine indicava l’abisso. Il Festival filosofia gli dedica l’edizione 2026
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Caos, dall’abisso la storia eterna di un equivoco
di Paolo FallaiLo usiamo come sinonimo di disordine, ma nella sua origine indicava l’abisso. Il Festival filosofia gli dedica l’edizione 2026
Illustrazione di Doriano Solinas
Caos è un sostantivo ereditato dal greco, che abbiamo adottato come sinonimo di disordine e imprevedibilità, ma che al termine di un viaggio molto lungo ha allargato di molto i suoi confini. La storia dell’evoluzione del suo significato è talmente complessa che il Festival filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo gli dedica l’edizione 2026
Origine e significato originario. La parola caos deriva dal greco antico cháos, passato poi al latino chaos. Il termine antico indicava una grande voragine, un abisso o uno spazio vuoto e spalancato. Deriva dalla radice greca kha- dei verbi chaíno e chásko, che significano "essere aperto" o “spalancato". Nelle origini mitologiche, come nella Teogonia di Esiodo, non indicava il disordine confuso moderno, ma il vuoto primordiale da cui tutto ha origine. Il significato della parola caos ha subìto una profonda trasformazione nel corso dei secoli, passando dall'idea di un vuoto primordiale a quella di un disordine totale, fino a diventare una branca rigorosa della matematica moderna.
L'evoluzione in Filosofia. Nelle sue origini, il caos non era il "disordine", ma lo stato precedente alla forma. Nella Teogonia di Esiodo (VII secolo a. C.), uno dei testi fondanti della civiltà greca, il caos è il principio generativo dell'universo. È un abisso oscuro, uno spazio vuoto e spalancato da cui nascono le prime divinità (come Gea, la Terra, ed Eros, l’Amore). Con lo sviluppo del pensiero filosofico (Platone e gli Stoici), il caos inizia a indicare la materia grezza, confusa e priva di ordine, che attende l'intervento di una forza ordinatrice (il Demiurgo in Platone) per trasformarsi in Cosmo (l'universo ordinato e armonioso). Con la filosofia medievale e la teologia cristiana, il caos viene identificato con il "nulla" prima della creazione divina o con la materia informe opposta all'ordine perfetto di Dio. È qui che la parola inizia ad assumere una connotazione negativa di confusione e instabilità.
L'evoluzione in Scienza. In ambito scientifico, la parola ha compiuto un viaggio opposto: è partita dall'ordine assoluto per arrivare alla scoperta di un disordine regolato da leggi matematiche. Con la nascita della scienza moderna (Galileo, Newton, XVII-XIX secolo), il caos viene estromesso dalla fisica. L'universo è visto come un immenso orologio perfetto. Secondo il determinismo, conoscendo le leggi della fisica e la posizione di ogni particella, il futuro è prevedibile al 100%. Il "caos" è solo l'ignoranza temporanea dell’uomo. Ma alla fine del XIX secolo il matematico Henri Poincaré scopre il "problema dei tre corpi", dimostrando che le orbite di tre pianeti che si attraggono a vicenda possono diventare incredibilmente complesse e imprevedibili, anche applicando le leggi di Newton. È la prima crepa nel determinismo.
Una teoria per studiare la complessità. Nel XX secolo si arriva a definire quella che è stata definita la Teoria del Caos. Negli anni '60, il meteorologo Edward Lorenz, studia sistemi che sembrano comportarsi in modo totalmente casuale e imprevedibile, ma che in realtà seguono leggi ben precise. E cercando di prevedere il meteo al computer, scopre la dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali, nota come «Effetto Farfalla» (il battito d'ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas). Il caos quindi non è "casualità assoluta". Il sistema segue regole matematiche precise, ma le variabili interagiscono tra loro in modo non lineare, rendendo impossibile fare previsioni a lungo termine.
Un festival per riflettere sull’ambiguità. La 26/ma edizione del Festival di filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, dal 18 al 20 settembre 2026, è interamente dedicata al caos (qui il programma completo). Un filo conduttore che farà dell’ambiguità della parola il punto di partenza: caos non vuol dire disordine, etimologicamente è il vuoto, l’abisso primordiale da cui ha avuto origine l’universo. Il caos come inizio, apertura originaria da cui tutto discende, secondo una visione che è centrale nella cultura greca arcaica. Il caos come creatività e metamorfosi, una occasione per affrontare la complessità di un mondo attraversato da dissoluzione di vecchi ordini, eventi catastrofici e profondi processi di cambiamento sul piano politico, scientifico e climatico.
Una rassegna di occasioni. Gli appuntamenti del Festival di filosofia sono oltre 150 e, come sempre, tutti gratuiti. Piazze e cortili ospitano 57 tra lezioni magistrali e dibattiti. «Concetto generativo ma anche dissipativo - annuncia il Festival - il caos è una categoria adeguatissima per affrontare la complessità di un mondo attraversato da dissoluzione di vecchi ordini, eventi catastrofici e profondi processi di cambiamento sul piano politico, scientifico e climatico. Proprio dalle scienze emerge un modello di comprensione dell’incertezza e dell’imprevedibilità che può riferirsi ai modelli di società oltre che ai fenomeni naturali. Tema cosmogonico per eccellenza, la rappresentazione del caos implica una genealogia culturale che non ha perso, anzi forse ha ritrovato, la sua energia».
Un omaggio per niente ambiguo. Il festival include anche un omaggio che ha messo tutti d’accordo: una "Lectio Michelina Borsari", in memoria della sua storica direttrice e in collaborazione con la famiglia, per valorizzare una giovane relatrice. Per questa edizione Valentina Moro utilizza la tragedia greca per mostrare la tensione costante tra libertà e potere. A Michelina Borsari e a questo festival sono sempre piaciuti i giovani talenti. E la possibilità di trasformare l’inquietudine in pensiero.
Una località illustre. Tra Agrigento e Porto Empedocle, nella Sicilia meridionale che guarda la costa africana, si trova la località Caos (o Kaos, dipende dalle mappe) dove nel 1867 è nato Luigi Pirandello. Il nome deriva dalla corruzione dialettale del termine siciliano originario "’u Càvusu" o "’u Càusu". In siciliano la parola càvusu o càusu significa “pantaloni". La contrada si chiamava così perché era divisa in due parti ed era tagliata da un fiume essiccato, ricordando la forma e la divisione di un paio di pantaloni. Quando l'area fu divisa tra i comuni di Girgenti e Porto Empedocle, secondo quanto riferisce un sito specializzato nella storia agrigentina, un impiegato dell'ufficio anagrafe ritenne troppo volgare scrivere sui registri ufficiali che un neonato fosse venuto alla luce "dentro un paio di pantaloni" (cavusu). L'impiegato decise quindi di italianizzare e mutare quel termine dialettale trasformandolo nel più dotto Caos, richiamando l'assonanza con il vocabolo di origine greca (khaos).
L’ironia (e l’orgoglio) dello scrittore. «Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco “Kaos”». Così lo scrittore Luigi Pirandello descrive la sua località di nascita nel testo "Frammento d'autobiografia" pubblicato il 16 giugno 1933 sulla rivista Nuova Antologia. L'opera fa parte di quel nucleo di scritti personali in seguito raccolti sotto il titolo di Pagine autobiografiche, nei quali l'autore siciliano rielabora la propria infanzia. Per lo scrittore, quel nome racchiudeva, con amara ironia, il senso stesso della vita e della sua poetica.
Una prestigiosa rassegna di titoli. Il termine "Caos" vanta una presenza ricca e variegata nei titoli letterari, dove viene utilizzato sia come sinonimo di disordine interiore o sociale, sia come richiamo scientifico e mitologico. Tra questi citiamo “Canti del caos”di Antonio Moresco: un romanzo monumentale, che esplora le pulsioni umane, la scrittura e le infinite ramificazioni dell'esistenza attraverso una struttura narrativa volutamente non lineare e, appunto, caotica. “Il caos” di Pier Paolo Pasolini, raccolta delle rubriche settimanali che Pasolini tenne sul periodico Tempo tra il 1968 e il 1970. “Caos” di Patricia Cornwell è il titolo del ventiquattresimo capitolo della serie thriller che vede come protagonista la patologa forense Kay Scarpetta. “Caos calmo” di Sandro Veronesi, il romanzo del 2005 (vincitore del Premio Strega 2006) che nel titolo esprime un potente ossimoro: la convivenza tra un tumulto interiore devastante e un'apparente, immobile tranquillità esteriore. Nel 2008 il regista Antonello Grimaldi ha diretto la versione cinematografica del romanzo, con Nanni Moretti nel ruolo del protagonista.
9 settembre 2026
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