Celiachia a scuola: «Servire pasti senza glutine non basta, no a tavole separate»
Corriere della Sera - Cultura

Celiachia a scuola: «Servire pasti senza glutine non basta, no a tavole separate»

Mercoledì 9 settembre 2026
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Per decine di migliaia di studenti italiani il pasto senza glutine fa parte della quotidianità scolastica. L’Associazione Italiana Celiachia chiede che la mensa non diventi uno spazio di separazione, ma un ambiente condiviso, dove sicurezza alimentare e inclusione procedano insieme

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Celiachia a scuola: «Servire pasti senza glutine non basta, no a tavole separate»

di Camilla Sernagiotto

Per decine di migliaia di studenti italiani il pasto senza glutine fa parte della quotidianità scolastica. L’Associazione Italiana Celiachia chiede che la mensa non diventi uno spazio di separazione, ma un ambiente condiviso, dove sicurezza alimentare e inclusione procedano insieme

Quando si torna a scuola, per un bambino o un ragazzo con celiachia la giornata non si esaurisce tra lezioni e attività didattiche. C’è anche il momento della mensa, che può rappresentare una parte importante della vita scolastica e della socialità con i compagni. Proprio per questo, secondo AIC, Associazione Italiana Celiachia, la necessità di mangiare senza glutine non dovrebbe tradursi in una separazione dal resto della classe. La questione riguarda un numero significativo di studenti, se i minori celiaci sono in tutto poco meno di 55 mila. La normativa italiana garantisce dal 2005 la possibilità di ricevere pasti senza glutine nelle mense pubbliche e ha modificato una situazione che in precedenza costringeva i minori celiaci a rientrare a casa durante la pausa pranzo. Oggi l’attenzione si concentra quindi non soltanto sulla disponibilità del pasto, ma anche sul modo in cui viene vissuto all’interno della comunità scolastica.

La mensa come spazio condiviso

Per AIC, il punto di partenza è semplice: la celiachia non deve diventare una ragione di discriminazione. La presidente Rossella Valmarana sottolinea: «Ogni studente celiaco ha il diritto di vivere la scuola in sicurezza e senza discriminazioni». Per l’associazione, aumentare la conoscenza della condizione di chi è celiaco significa anche garantire a ciascuno le stesse possibilità di partecipare alla vita collettiva. Da questa impostazione deriva anche l’invito a non creare tavolate separate per gli studenti che seguono una dieta senza glutine. Il pasto specifico deve essere sicuro, ma «non deve essere percepito come speciale», afferma AIC. A tutela dei ragazzi resta essenziale la preparazione di chi lavora nella mensa, insieme a un dialogo continuo tra scuola, famiglia e servizio mensa. Un’attenzione particolare deve inoltre essere riservata allo scambio di assaggi tra compagni durante il pranzo.

Cosa dice la legge

Il quadro attuale è il risultato della Legge 123 del 2005, fortemente voluta dall’associazione. Prima della sua introduzione, i bambini e i ragazzi con celiachia che non potevano ottenere a scuola un pasto adeguato erano costretti a tornare a casa per mangiare. Valmarana ricorda quel passaggio spiegando: «Prima di allora i minori celiaci tornavano a casa per pranzo perché la scuola non forniva la dieta senza glutine. Stabilito il diritto, AIC ha creato una serie di strumenti informativi e formativi dedicati alla scuola».

Senza glutine non significa rinunciare alla varietà

Un altro aspetto riguarda il rapporto tra celiachia e alimentazione. AIC richiama l’attenzione sul fatto che la dieta senza glutine rappresenta una terapia, non una scelta dettata dalle mode alimentari. Deve essere intrapresa rigorosamente dopo una diagnosi medica. È importante, infatti, non eliminare il glutine prima che sia terminato il percorso diagnostico, perché un cambiamento anticipato dell’alimentazione può compromettere la possibilità di ottenere una diagnosi accurata. Anche un modello alimentare come quello mediterraneo può essere seguito senza glutine. Nel menù possono trovare spazio verdura, frutta, legumi e pesce, insieme a pane e pasta senza glutine e a cereali naturalmente privi di glutine come riso, mais, grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto.

Educare i bambini all'autonomia

La gestione della celiachia passa anche dalle competenze che bambini e ragazzi imparano progressivamente. Riconoscere gli alimenti consentiti, leggere le etichette, comprendere come evitare le contaminazioni e riuscire a spiegare agli altri la propria condizione senza sentirsi a disagio sono capacità che contribuiscono alla loro autonomia. In questo percorso anche la scuola può avere un ruolo educativo. Laboratori sul cibo e orti scolastici possono diventare occasioni per parlare di alimentazione e aiutare gli studenti a comprendere che la sicurezza alimentare costituisce un diritto. Il cibo diventa così anche uno strumento attraverso cui affrontare il tema dell’inclusione: non soltanto garantendo ciò che uno studente può mangiare, ma costruendo attorno al momento del pranzo un contesto nel quale nessuno venga isolato.

La formazione parte dalla scuola

L’attività di AIC comprende anche specifici programmi rivolti agli istituti scolastici. Sono due i progetti gratuiti, finanziati attraverso il 5 per mille, dedicati alla formazione. Nel 2025, «In fuga dal glutine» ha raggiunto 106 scuole, oltre 250 classi e 767 docenti, coinvolgendo nella formazione più di 3.600 studenti. L’altra iniziativa, «A scuola di celiachia», è invece rivolta agli Istituti Alberghieri. Questo secondo progetto ha formato 4.000 giovani ristoratori in 84 scuole, con l’obiettivo di preparare chi lavorerà nella ristorazione alla corretta gestione del servizio senza glutine.

Un modello di inclusione alimentare

L’obiettivo indicato da AIC va quindi oltre la semplice possibilità di fornire un pasto alternativo. La sfida è fare in modo che la sicurezza richiesta dalla celiachia possa convivere con una normale esperienza scolastica, senza separazioni visibili tra gli studenti. Per questo la formazione di adulti e ragazzi, la collaborazione tra scuola, famiglia e mensa e l’attenzione alle dinamiche durante il pranzo diventano elementi centrali. L’ambizione dell’associazione è rendere la scuola italiana un modello di inclusione alimentare, nel quale la dieta senza glutine sia una necessità gestita con sicurezza, ma non una barriera alla partecipazione alla vita della comunità.

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