Studiare Mediazione linguistica e culturale: dalle Ong al turismo, aprirsi al mondo per lavorare con culture lontane
Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali
Studiare Mediazione linguistica e culturale: dalle Ong al turismo, aprirsi al mondo per lavorare con culture lontane
09 settembre 2026
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Jana Almanova / CorriereTv
Studiare Mediazione linguistica e culturale significa innanzitutto aprirsi al mondo, comprendere a fondo il pensiero dell'altro, la sua cultura, il suo modo di concepire la realtà , le sue ambizioni e le sue convinzioni nonché i diversi modi in cui crea, agisce e interpreta le situazioni di vita quotidiana e professionale. In una società globale come la nostra assistiamo da un lato a una crescente omologazione culturale e dall'altro all'esigenza sempre più impellente di comprendere realmente le molteplici diversità culturali sociali e politiche, spesso alla base di tensioni e conflitti. In questo contesto la figura del mediatore appare fondamentale oggi più che mai in tutti gli ambiti della vita sociale: quello aziendale, associativo, educativo, medico, sanitario, giuridico e turistico ed è infatti sempre più richiesta. Il corso di studi in Mediazione linguistica e culturale si struttura come un percorso fortemente applicativo interdisciplinare, bilanciando la padronanza delle lingue straniere con la conoscenza di altre discipline storico-culturali e antropologiche e di quelle giuridico-economiche. Il corso ha durata triennale e mira a formare delle figure professionali competenti in ambito linguistico e culturale con una forte applicazione a contesti operativi, quelli aziendali e pubblici nazionali e internazionali.
Lo studio contestualizzato delle lingue straniere rappresenta senz'altro la base del piano di studi della classe di laurea in Mediazione linguistica, la cosiddetta L-12. Va detto che il ventaglio dell'offerta linguistica si è ampliato negli ultimi anni talvolta seguendo i flussi migratori e il conseguente orientamento del mercato del lavoro, talvolta anticipandolo. Pensiamo all'arabo, al cinese, al coreano ma anche alle lingue africane, senza trascurare le culture a noi storicamente più vicine ma non meno interessanti da approfondire. I piani di studio variano da ateneo ad ateneo ma i due principali filoni riguardano la mediazione linguistica e culturale per il contesto aziendale, incentrato sulla mediazione in contesti aziendali appunto nazionali e internazionali, spaziando da settori come il turismo e l'impresa culturale fino allâimport-export, al marketing, alla comunicazione digitale e la mediazione interculturale Percorso incentrato sulle relazioni interculturali in seno alle organizzazioni pubbliche private nazionali e internazionali. In entrambi i casi la formazione linguistica è affiancata da una approfondita preparazione socio-antropologica e culturale sui Paesi di studio unitamente alle competenze economico-giuridiche fondamentali per operare nel settore dell'accoglienza e della cooperazione internazionale. Particolare attenzione viene posta sulla comunicazione digitale. Le nuove frontiere della traduzione automatica e dell'intelligenza artificiale.
Per essere ammessi al corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale è generalmente sufficiente essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di un titolo di studio equipollente conseguito all'estero. In molte università è richiesto il test Tolc-su, che spesso non è selettivo ma soltanto autovalutativo. Il test valuta la padronanza della lingua italiana, le capacità logiche, la cultura generale ed eventualmente la conoscenza della lingua inglese. Eventuali carenze rilevate attraverso il test potranno essere colmate attraverso gli obblighi formativi aggiuntivi (i cosiddetti Ofa) da assolvere entro il primo anno. Più in generale uno studente di Mediazione dovrebbe avere una certa curiosità per lo studio dei nuovi idiomi e delle culture talvolta anche molto lontane dalla propria; dovrebbe avere una buona conoscenza di base della storia e della cultura italiana ed europea nonché la disponibilità alla mobilità studentesca nell'ambito dei programmi offerti dall'ateneo: programmi europei ed extra europei che rappresentano un'esperienza quasi indispensabile per chi studia mediazione da inserire nel proprio curriculum vitae già durante gli anni universitari.
La figura di mediatore è particolarmente richiesta dagli enti e dalle istituzioni culturali, dalle associazioni per l'immigrazione alla cooperazione internazionale, dagli sportelli di immigrazione, comuni, tribunali, carceri, questure e centri per l'impiego, dalle prefetture ai centri di accoglienza ma anche dalle strutture ospedaliere scolastiche e dalle sedi diplomatiche e dagli istituti di cultura. Inoltre la figura di mediatore è richiesta dalle aziende, in particolare quelle del settore terziario che richiedono più specificatamente assistenti linguistici, traduttori, redattori ed esperti di comunicazione multilingue, assistenti editoriali post-editor di traduzione automatica, consulenti linguistici per il marketing o anche addetti all'import-export. Inoltre il mediatore è particolarmente richiesto nel settore del turismo e della cultura per l'organizzazione di eventi culturali nell'ambito del turismo sostenibile e quello culturale come figura di tour operator, mediatore museale, educatore al patrimonio culturale o addetto all'accoglienza di delegazioni internazionali. Chiaramente lo studente o la studentessa possono anche proseguire gli studi con la laurea magistrale.
Mi piace riportare la testimonianza di una mia studentessa che afferma: «Studiare mediazione linguistica e culturale rappresenta molto più di un semplice titolo di studio. à un'esperienza di crescita personale che offre strumenti solidi per proseguire con successo la carriera accademica e lavorativa e dà la possibilità allo studente alla studentessa di ricevere una formazione interdisciplinare preziosa per poter leggere analiticamente il mondo contemporaneo e trovarvi una propria collocazione».
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