Francesco Sirano: «Apro i sotterranei del Mann e vedrete in mostra i bronzi dalla Cina. Per i 250 anni del Museo ci sarà una grande festa»
Il direttore del museo archeologico di Napoli: presentata a breve la Sala della Villa dei Papiri riallestita e climatizzata. In autunno una mostra sulla navigazione nel mondo antico in occasione dell'America's Cup. Giovbedì 10 settembre Mann aperto di sera
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Francesco Sirano: «Apro i sotterranei del Mann e vedrete in mostra i bronzi dalla Cina. Per i 250 anni del Museo ci sarà una grande festa»
di Mirella ArmieroIl direttore del museo archeologico di Napoli: presentata a breve la Sala della Villa dei Papiri riallestita e climatizzata. In autunno una mostra sulla navigazione nel mondo antico in occasione dell'America's Cup. Giovbedì 10 settembre Mann aperto di sera
Francesco Sirano
«La mia filosofia è quella di non azzerare ciò che è stato fatto prima di me. Quando ho iniziato a dirigere il Mann non mi sono ritrovato in una stazione vuota, ma sono salito su un treno in corsa. E quindi cerco di portare a termine i progetti già varati, prima di tutto». Francesco Sirano è il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dall’ottobre scorso, nominato neanche un anno fa. E non è uomo che ama stare sotto i riflettori. Eppure sta dando una precisa direzione allo straordinario Museo napoletano, che per Sirano deve essere soprattutto «accogliente». E vissuto prima di tutto dai napoletani.
Direttore, cosa si prevede di nuovo nella prossima stagione?
«La prima cosa sarà il riallestimento della Sala dedicata a Villa dei Papiri, che tra l’altro è una delle poche ad avere la climatizzazione, essenziale in tempi di riscaldamento globale. Ricordo che vent’anni fa il caldo estivo non penetrava mai nelle mura spesse un metro e mezzo. Oggi non è più così».
E poi?
«Distinguiamo tra due livelli di intervento: quello strutturale e quello degli eventi. Per quanto riguarda il primo, per fine anno concluderemo il progetto di allestimento dell’area sotterranea, che ospita depositi pluristratificati e che si arricchirà di nuovi ambienti e di una sala espositiva sotto l’atrio, di uguale dimensione. L’ingresso tradizionale avrà nuovi ascensori e scale. Poi c’è un altro punto che mi sta molto a cuore, anche se non è argomento di grande appeal: il sistema antincendio, perché il museo è privo della certificazione e dunque questa è una priorità assoluta. Infine la climatizzazione, almeno di tutto il primo piano. Tutte cose per le quali bisogna chiedere fondi straordinari, che contiamo però di ottenere».
E il secondo livello, ovvero quello degli eventi?
«Iniziamo a prepararci per le celebrazioni dei 250 anni dalla fondazione del Museo: il primo documento in cui se ne parla risale al 26 settembre 1777. In autunno lanceremo alcune manifestazione d’interesse sul tema, è il nostro modo di lavorare con il territorio. Lo abbiamo già fatto in primavera scorsa e ha funzionato. Diversi progetti, tra l’altro, sono di inclusione, pensati per visitatori con diverse abilità. Mi piace dire che il nostro è un museo sensibile».
Per quanto riguarda i giovani, è partito il Mannight: porte aperte il giovedì sera. Come sta andando?
«Benissimo. Nel primo appuntamento sono arrivati più di 550 visitatori, soprattutto giovani, proprio quelli che volevamo stuzzicare. Domani nuova serata, sono sicuro che sarà un successo...».
Quindi preferisce incontri e proposte dal basso ai grandi eventi?
«Credo alla convergenza delle due cose. Abbiamo anche grandi mostre in programma. Per esempio una sulla navigazione nel mondo antico, in occasione dell’America’s Cup. E in novembre arriveranno preziosi bronzi dalla Cina, nell’ambito degli scambi tra il Mann e Pechino. In generale, cerchiamo punti di vista innovativi, lavorando molto con forze interne. Il Mann è un museo archeologico, ma non affatto morto».
Quando potremo rivedere il mosaico di Alessandro? È ultimato il restauro?
«Con tutta la sala dei mosaici, spero entro la fine dell’anno. Lo sapremo proprio nei prossimi giorni».
E il Mann2 all’Albergo dei Poveri?
«Quella è un’altra grande sfida. Il Comune sta portando avanti i lavori strutturali, la consegna è prevista per il 2027, noi intanto lavoriamo al progetto scientifico con Osanna e La Rocca».
Ci siamo abituati alle file per entrare al Mann: le rivedremo?
«Dipende dalle giornate e dalle iniziative. I dati del periodo da giugno ad agosto sono in linea con lo scorso anno: 111mila visitatori. Ma in ogni caso io sono di questa idea: i visitatori la fila non la devono fare! Devono poter entrare velocemente. Il museo deve migliorare l’offerta, essere più accogliente, allestire più spazi, far ruotare le collezioni».
Qual è il suo angolo di museo preferito, dove ogni tanto si rifugia?
«Devo dire che amo i Tirannicidi della collezione Farnese. Ma anche il Salone della Meridiana, che ti porta a fare un vero e proprio viaggio nel tempo».
Come è diventato archeologo e che maestri ha avuto?
«L’ho deciso a dodici anni. Devo ringraziare i miei genitori perché avevo iniziato a frequentare il liceo scientifico ma ho capito che non era la mia strada e loro mi hanno consentito di cambiare, preparandomi privatamente per l’esame di greco. Ho frequentato poi la Federico II; tra i vari maestri che ho avuto la fortuna di incontrare ci sono stati Fausto Zevi e poi Stefano De Caro e Adele Campanelli, che mi ha aiutato a liberare la fantasia e la creatività... io mi sentivo bloccato dal rigore di funzionario».
L’overtourism fa bene o fa male al Mann?
«Dipende da cosa riusciamo ad offrire, dalla qualità della visita. Anche un breve giro di un crocierista al museo può scatenare una curiosità, rivelarsi un’occasione di conoscenza».
C’è una nuova generazione di archeologi in arrivo?
«Ce ne sono tanti ed è un lavoro scelto da chi è appassionato. Stanno cambiando però gli approcci: per esempio i restauratori sono diventati scienziati, non sono più semplici artigiani».
Quando potremo cenare al Mann nel ristorante più volte annunciato?
«Spero presto, ma deve essere un ristorante con una sua unicità, come il Museo. Un luogo che faccia parte dell’esperienza culturale».
Rinnovate anche quest’anno gli abbonamenti?
«Sì, per soli 30 euro all’anno: è un’iniziativa dedicata alla comunità locale ed abbiamo una buona risposta, con tanti abbonati. Ma cresceranno ancora di più».
Vai a tutte le notizie di Napoli
9 settembre 2026 ( modifica il 9 settembre 2026 | 11:42)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scippo al Vomero, le immagini dell'aggressione e della fuga
Il video che hanno diffuso i carabinieri dopo l'individuazione dell'uomo
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione