Relativamente
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di Massimo Gramellini | 9 settembre 2026I tuoi preferiti
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Lo psichiatra dell’assassino di Lorena Isceri ha detto al Tg1 di avergli parlato il giorno prima e di averlo trovato «relativamente tranquillo».
Qualcuno obietterà: che cosa significa «relativamente»? Era tranquillo o no? Lo si poteva fermare o no? Lo si poteva denunciare o no? La mente ha bisogno di certezze e a posteriori le ottiene: è tutto chiaro, dopo. Il problema è che prima non lo è. Non sempre, almeno. Persino per un professionista del ramo che, come in questo caso, conosceva il suo paziente da quindici anni. Andrebbe ricordato a chi talvolta attribuisce alle vittime, ai familiari e alle istituzioni la responsabilità di non aver capito per tempo il pericolo. Spesso lo avevano capito, ma relativamente: era un rumore di fondo, che però conviveva con altri di segno opposto.
Non è facile vivere nel mondo del Relativamente. Quell’avverbio indica la condizione umana e ci mette ansia. Sarà per questo che sui social e nelle urne siamo tanto attratti dal suo opposto: l’Assolutamente. Dall’illusione che il riscaldamento globale, le migrazioni di massa, lo strapotere della tecnologia, le ingiustizie sociali, i conflitti internazionali e quelli interpersonali siano problemi che non esistono, o al contrario che si possono risolvere subito e una volta per tutte, con scelte nette, decise, sbrigative. In una parola: assolute. Purtroppo, la vita non funziona così. La vita è camminare nella nebbia del Relativamente cercando di non andare a sbattere, ma senza trasformarla in un alibi per restare fermi.
9 settembre 2026
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