Il Celtic pub di Verona festeggia 40 anni: locale «nato come una canzone» dall’amore di Massimo Bubola per l’Irlanda
Corriere della Sera - Cultura

Il Celtic pub di Verona festeggia 40 anni: locale «nato come una canzone» dall’amore di Massimo Bubola per l’Irlanda

Martedì 8 settembre 2026
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Creato da un’idea del cantautore è stato il primo del genere in città: «In tanti sono passati da lì. Quando ne sono usciti, hanno sempre portato con sé qualcosa di speciale»

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Il Celtic pub di Verona festeggia 40 anni: locale «nato come una canzone» dall’amore di Massimo Bubola per l’Irlanda

di Matteo Fontana

Creato da un’idea del cantautore è stato il primo del genere in città: «In tanti sono passati da lì. Quando ne sono usciti, hanno sempre portato con sé qualcosa di speciale»

«Il Celtic nacque come una canzone». E così, alla maniera di un pezzo che attraversa il tempo, gli vanno fatti gli auguri. Andate al numero 1 di via Santa Chiara, spingete la porta pesante, ascoltandone il poetico cigolio. Eccolo, il primo pub di Verona: il Celtic, aperto a settembre del 1986. 

Il viaggio in Irlanda

Quarant’anni tondi e quante storie da raccontare. Lo scrigno che le contiene non può che avercelo lui, Massimo Bubola, che ebbe l’idea di dare vita a un posto che in città non c’era mai stato. Bubola, il cantautore dalla raffinata cultura, il compositore e paroliere per tanti artisti, da Fabrizio De André a Fiorella Mannoia. Ci sono quei capolavori a risuonare, da «Rimini» a «Coda di lupo», da «Fiume San Creek» a «Il cielo d’Irlanda». E dall’Irlanda nacque il Celtic. Racconta Bubola, che poi ha ceduto il locale che ha avuto diverse gestioni: «Ero stato molte volte in quel Paese meraviglioso che è nel mio cuore, terra di gente splendida, ospitale, e di grande cultura. Si pensi che ben quattro premi Nobel per la letteratura vengono da lì. Al rientro da uno dei viaggi nell’isola, dunque, decisi che sarebbe stato bello che a Verona, dove di pub non ne esistevano, nascesse un angolo che richiamasse l’Irlanda».

Incrocio di passioni

Nel nome il destino, dunque. L’etimologia del Celtic venne così, con Bubola che spiega: «Fu da un incrocio di passioni. Si unì, a quella per l’Irlanda, il calcio. Il Celtic, grande squadra di Glasgow, è il club degli irlandesi in Scozia. Inoltre, mi piaceva perché aveva avuto tra i suoi giocatori Jimmy Johnstone, ala veloce e tecnica, maestro del dribbling che, da ragazzo, mi colpì molto per il suo talento». Questo pub, nell’angolo di mondo che sta tra Piazza Isolo e il Teatro Romano, ha fatto da colonna sonora per tante generazioni. Ci senti il sapore della prima sorsata di birra.

Processo creativo

Della Guinness, del suo gusto tostato. La «scura» per eccellenza. Bubola ricorda: «A Verona non c’era un posto dove la si bevesse come la facevano in Irlanda. Anche questa fu una ragione che mi portò a pensare ad un pub, perché si potesse gustare quella birra come si doveva. Presi un foglio e una matita e iniziai a disegnare l’interno del locale, come ritenevo che dovesse essere a cominciare dal banco, il contro-banco, gli sgabelli a scomparsa e i tavolini di noce. Fu un’impresa simile e a quella di un processo creativo per una canzone: la musica e la poesia insieme». Prosegue Bubola: «Il locale non era grande e volevo utilizzare al meglio gli spazi, con una lunga panca tutt’intorno sul perimetro della stanza e, secondo le usanze irlandesi, i nomi dei più affezionati frequentatori incisi in targhette poste sopra lo schienale delle sedute. Mi rivolsi a due fratelli di Bovolone che facevano i falegnami. Quelli che erano solo degli scarabocchi divennero dei bei mobili di legno. Poi, conoscevo una persona, a Borgo Venezia, con cui realizzai le parti in ottone: il tubo poggiapiedi sotto il banco, i pezzi che contornavano i mobili ed anche un incredibile attaccapanni, che in poco più di un metro quadro poteva accogliere un numero notevole di giacche e cappotti».

Gli altri locali

Vennero, poi, gli altri pub. I gomiti si sono irrobustiti all’Highlander, all’Hartigan’s, al Camelot, al Madigan’s, al Balmoral. Quando, ricorda chi scrive, potevi iniziare a girarli alle 17 e finire alle 4 di mattina, ebbro di gioia di vivere, certo che tutto sarebbe stato per sempre. La canzone di Massimo è ancora lì: «A distanza di 40 anni – dice lui –, un tempo lungo per un locale, mi sento orgoglioso per quello che feci. Il Celtic è stato ed è un ritrovo che ha fatto la storia di Verona. Ne è stato il primo pub, in tantissimi sono passati da lì. Quando ne sono usciti, hanno sempre portato con sé qualcosa di speciale».

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