Cortina, la gente segreta delle Dolomiti che esce di casa solo quando la stagione turistica è terminata
Con gli ultimi turisti in partenza da Cortina, chi ci abita vede cambiare il proprio rapporto con lo spazio domestico di Corso Italia
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Cortina, la gente segreta delle Dolomiti che esce di casa solo quando la stagione turistica è terminata
di Francesco ChiamuleraCon gli ultimi turisti in partenza da Cortina, chi ci abita vede cambiare il proprio rapporto con lo spazio domestico di Corso Italia
Corso Italia, Cortina. Andare a fare la spesa verso il tardissimo pomeriggio in uno di questi giorni di fine estate, e poi sedersi su una panchina a godersi qualche minuto del fresco della sera, e da lì osservare la nuova fauna vacanziera delle Dolomiti. Una foresta di hiker di tutte le nazionalità, giovanissimi, in massa, con il passo allo stesso tempo intento della gioventù e rilassato della vacanza. Non sembra vero rispetto al pubblico di solo cinque anni fa.
Cosa succedeva anni fa
Ci si ricorda certi lugubri e affascinanti inizi di settembre con dieci gradi, la pioggia e le ville già chiuse e smobilitate e in giro nessuno, tranne «noi». È come se fosse cambiato silenziosamente il mondo. Scriveva Milena Milani (1917 – 2013), da qualche parte tra gli anni Settanta e Ottanta: «Io conosco la solitudine di Cortina, quando tutti partono e si rimane in pochi. Allora c’è il vero volto di Cortina, la sua gente segreta che esce fuori, quella del posto che d’estate e d’inverno, nel pieno della stagione, non si vede mai». Esiste ancora il momento delle partenze? Di sicuro per i locali, «la gente segreta di Cortina», per dirla alla Milani, è adesso il momento in cui si allenta la stretta del lavoro intenso di agosto, degli impegni urgenti, della solita corsa forsennata. Si mette il naso di fuori e si vede cambiare il proprio rapporto con lo spazio domestico di Corso Italia. Il paese è ancora lo stesso? L’avevamo mai visto, quell’angolo del vecchio hotel Concordia, con quel taglio, da dietro il cartello? E quegli indiani o bengalesi che posano col campanile sullo sfondo, hanno forse bisogno di qualcuno che scatti loro la foto? Cosa si starà dicendo quella coppia di scandinavi che cenano presto nella veranda dell’hotel Regina?
Turisti a casa nostra
Allunghiamo le orecchie per rubare un po’ della conversazione oziosa tra i carabinieri in pattuglia e gli operai della sagra in largo Poste che stanno montando placidamente le impalcature. Per un attimo si vorrebbe, con la solita estenuante paura di perdersi tutte le cose interessanti che l’attimo offre, appostarsi dietro un cespuglio per carpire tutto. Un secolo prima del brutto acronimo contemporaneo «Fomo», Fear Of Missing Out Francis («Paura di essere esclusi») di Scott Fitzgerald aveva descritto questa condizione: «ero dentro e fuori, contemporaneamente affascinato e respinto dall’inesauribile varietà della vita…», Gatsby. Dovremmo liberare almeno un giorno dell’anno per fare i turisti di casa nostra, e scoprire che non è meno sorprendente di un luogo remoto.
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