Governo, finale di partita a rischio
È il primo esperimento di euro-nazionalismo: può essere sprecato per fini elettorali
Governo, finale di partita a rischio
Andrea Manzella | 7 settembre 2026È il primo esperimento di euro-nazionalismo: può essere sprecato per fini elettorali
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Il primato di durata del governo Meloni ha un duplice valore istituzionale: sul piano nazionale e su quello connesso europeo.
Nel nostro ordinamento, il vicino traguardo di «governo di legislatura» è un significativo risultato di «stabilità», inseguito fin dalla Costituente. Non sono stati necessari nuovi «dispositivi costituzionali». Ma, a norme invariate, si è accentuata la progressiva trasformazione del presidente «del Consiglio» in presidente «del governo». Il collegio dei ministri della coalizione mantiene la prerogativa del dibattito preliminare: ma il risultato finale è decisione di Palazzo Chigi. Qui è infatti, secondo Costituzione, il punto centrale di indirizzo della politica generale di governo e — soprattutto — il potere di «promuovere e coordinare» l’attività dei ministri.
In questa configurazione verticale di governo il necessario equilibrio costituzionale è garantito dai poteri — formali e informali — del presidente della Repubblica: in quello che la Corte costituzionale ha riconosciuto come «ruolo presidenziale nella forma del governo italiano» (sentenza n. 1/2013).
Nell’ordinamento dell’Unione europea, questa esperienza di uno Stato membro governato dalla destra nazionale, ha dimostrato la possibilità di coabitazione istituzionale tra federalismo «implicito» dell’Unione e nazionalismo di governo. Eventualità prefigurata realisticamente fin dal Manifesto di Ventotene. Dove «l’ideologia dell’indipendenza nazionale» è vista come un «potente lievito di progresso»: da poter volgere, contro il sovranismo statale assoluto, in un disegno di integrazione europea.
La «lunga vita» del governo Meloni va ora verificata sulla tenuta di questi due valori, che ne sono stati anche fin qui fattori primari. È dunque in base al loro consolidamento — o alla loro precarietà — e non sul semplice dato temporale, che va dato il giudizio conclusivo sull’intera fase di governo.
Purtroppo, segnali negativi incombono sul finale di partita.
Sul piano interno: il faticoso progetto elettorale contiene evidenti errori di impostazione (specialità della casa, vedi referendum). Ma non sono essi il pericolo capitale. Questo risiede piuttosto nella violazione dell’equilibrio costituzionale che ha retto la stessa esperienza di governo. L’indicazione elettorale del «candidato alla presidenza del consiglio» non solo nega la integrale sostanza dell’articolo 92 della Costituzione, ma corrode di fatto l’unico contrappunto al potere del «presidente del governo»: quella garanzia del Quirinale, non a caso sorretta da una fortissima tradizione di adesione popolare.
Malgrado le «pezze» formali, si compie così una materiale rottura costituzionale. Viene meno infatti l’incrocio stabilizzante tra i due indirizzi istituzionali di base. Da un lato, l’indirizzo contingente della politica di governo che fa capo a Palazzo Chigi. Dall’altro lato, l’indirizzo permanente «di sistema» che fa capo al Quirinale: a tutela dei principi supremi costituzionali, come l’unità nazionale, la difesa della Patria, il rispetto del vincolo comunitario.
Sul piano europeo è stata ammirevole la incondizionata tenuta del governo sullo spartiacque di libertà nella difesa dell’Ucraina: accompagnata dalla tenace fiducia nell’unità dell’Occidente. Ma poi è sembrata prevalere una «mezza-politica» comunitaria. Fatta di blocchi, travestimenti, equivoci, indecisioni. Tutti comportamenti che sembrano replicare — per gli altri — gli storici figurini della «ambiguità» italiana.
Peccato, perché il primo esperimento di euro-nazionalismo di governo potrebbe rappresentare un «precedente» virtuoso per le molte destre europee che, nel cruciale 2027, hanno concrete possibilità di successo elettorale. Il rischio invece, ora, è quello di ridurre all’irrilevanza di un lungo momento domestico italiano quello che potrebbe costituire esempio europeo.
Il valore definitivo del primato di durata del governo Meloni è quindi tutto legato alla sua capacità di coerenza istituzionale, in Italia e nell’Unione, contro l’incombente eventualità di smarrirla, per rincorrere una concorrenza elettorale al ribasso.
7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 19:20)
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