«L'Estranea» di Paolo Strippoli: il volto mostruoso della maternità. Un film imperfetto ma davvero coraggioso
Il regista pugliese costruisce una storia dai toni horror. Non tutto funziona ma ha il coraggio di provarci
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
«L'Estranea» di Paolo Strippoli: il volto mostruoso della maternità. Un film imperfetto ma davvero coraggioso
di Sara D'AscenzoIl regista pugliese costruisce una storia dai toni horror. Non tutto funziona ma ha il coraggio di provarci
Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Andrea Rossi in una scena del film «L'Estranea»
«L'Estranea» di Paolo Strippoli
Anna (Jasmine Trinca) e Walter (Adiano Giannini), sono una coppia di successo nella Bari degli anni '90. Il figlio più grande è una promessa del calcio, la figlia più piccola è appena stata scelta per girare la pubblicità di un noto marchio di pasta. Che cosa desiderare di più? Durante la festa per la casa nuova - una villa che deve mostrare alla Bari bene che loro sì che ce l'hanno fatta - alla figlia accade un incidente che la mette in pericolo di vita. È allora, nella cappella dell'ospedale, che ad Anna appare l'estranea, una donna che promette la salvezza della figlia, ma in cambio chiede qualcosa. Una vita per una vita. La vita della famiglia cambia impercettibilmente qualche tempo dopo. E la discesa sarà inesorabile. Ci sono molti piani di lettura in questo film, che è imperfetto - soprattutto perché non tutti gli attori sono all'altezza di Giannini e Bruni Tedeschi e la stessa Trinca appare forse un po' troppo caricata - ma ha il pregio di provare a fare un cinema diverso in Italia, cavalcando o trovandosi sull'onda della rinascita del cinema di genere.
Non è body horror, anche se la scena dell'abbuffata notturna potrebbe farlo pensare. Non è un film sul bullismo, ma è innegabile che quello che capita al ragazzino diventato adolescente sia bullismo. È un film sul controllo e sulle sue derivazioni. Sull'estraneità in cui precipita una madre che vuole controllare le vite degli altri per proiettare su loro la rivalsa dai propri fallimenti. Altro aspetto che ha dei limiti: l'ambientazione. Quella pugliese è molto convenzionale, fin troppo stereotipata col villone, anche se la realtà, lo vediamo sui social, è molto più pacchiana di così e non particolarmente riuscita nell'ambientazione in spiaggia, durante la finale dei Mondiali. Meglio l'appartamento romano dove mamma e figlia (la brava Romana Maggiora Vergano) si ritrovano per la resa dei conti. Strippoli ha indubbiamente qualche conto aperto con la religione e coi legami familiari. Avesse cercato di chiudere meno cerchi - l'identità di genere, per dire, è inutile - e asciugato un po' avrebbe guadagnato in efficacia e resa stilistica. Ma c'è ampiamente tempo per migliorare. La tensione c'è. L'interesse per ciò che si racconta pure.
Meno voglia di spiegare tutto e meno montaggi a effetto avrebbero fatto crescere notevolmente il film, che resta comunque coraggioso. Voto: 6,5.
Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre
7 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L'informazione nella tua mailCorriere del Veneto
Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione