Le inutili parole dell'oratore quando crolla l'attenzione
Secondo uno studio pubblicato da National Geographic negli ultimi due decenni il tempo medio in cui le persone rimangono concentrate su un singolo compito è sceso da circa 2,5 minuti a circa 40 secondi
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Le inutili parole dell'oratore quando crolla l'attenzione
Paolo Fallai | 7 settembre 2026Secondo uno studio pubblicato da National Geographic negli ultimi due decenni il tempo medio in cui le persone rimangono concentrate su un singolo compito è sceso da circa 2,5 minuti a circa 40 secondi
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Chiunque scriva o si trovi a parlare in pubblico si pone un problema serio: quanto dura l’attenzione del lettore o dello spettatore? Secondo uno studio pubblicato da National Geographic «negli ultimi due decenni il tempo medio in cui le persone rimangono concentrate su un singolo compito è sceso da circa 2,5 minuti a circa 40 secondi». Ma se l’attenzione è così bassa, come si giustifica l’inclinazione di molti politici ad allungare i loro interventi? Certo, ci sono eccezioni, lunghezze volute ed esemplari: il senatore democratico del New Jersey Cory Booker, tra il 1° e il 2 aprile 2025, per contestare le politiche di Donald Trump ha parlato per 25 ore e 5 minuti, record storico per il parlamento statunitense.
Il leader cubano Fidel Castro, famoso per la lunghezza dei suoi discorsi, il 26 settembre 1960, durante la sessione plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, esordì promettendo di essere breve, salvo attaccare l’imperialismo americano per 4 ore e 29 minuti. Nella storia politica italiana, i discorsi più lunghi in assoluto sono legati all’ostruzionismo parlamentare, per bloccare o rallentare l’approvazione di leggi specifiche. Il record assoluto appartiene a Marco Boato che, nel 1981, parlò alla Camera dei deputati per 18 ore e 5 minuti per contrastare il decreto-legge Cossiga, che prevedeva la proroga del fermo di polizia per i reati di terrorismo.
Poche settimane fa, sul sito della Crusca, l’accademico Lorenzo Tomasin non è intervenuto sulle eccezioni. Esistono «circostanze nelle quali prendersi più tempo di quello concesso è una pratica che assume il sapore dell’abuso iattante, o di una feudale impunità: una manifestazione di potere, concessa a chi può arrogarsela. Eppure — ha scritto Tomasin — come sa chiunque abbia l’abitudine a simili circostanze, parlare — o scrivere — attenendosi a limiti rigorosi è molto più difficile e impegnativo che straparlare o scrivere senza il controllo degli spazi». E avere qualcosa di sensato da dire o da scrivere, aiuta.
7 settembre 2026
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