Carriera, il libro per capire come si diventa professori universitari: «Non basta essere bravi»
Corriere della Sera - Cultura

Carriera, il libro per capire come si diventa professori universitari: «Non basta essere bravi»

Lunedì 7 settembre 2026
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Trento, il docente di Ingegneria industriale dell'ateneo trentino Giovanni Straffelini è una bussola preziosa per comprendere il percorso accademico

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Carriera, il libro per capire come si diventa professori universitari: «Non basta essere bravi»

di Enrico Franco

Trento, il docente di Ingegneria industriale dell'ateneo trentino Giovanni Straffelini è una bussola preziosa per comprendere il percorso accademico

«L’università, come tutte le organizzazioni complesse, ha le sue storture e le sue contraddizioni, ma ha anche le sue regole del gioco che conviene conoscere prima di decidere se sedersi al tavolo». Giovanni Straffelini — professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria industriale di Unitn, delegato del rettore alla Formazione professionale e permanente nonché coordinatore del dottorato di Materiali, meccatronica e ingegneria dei sistemi — è partito da una considerazione solo in apparenza scontata per pubblicare un prezioso libro ora disponibile su Amazon. «Come si diventa professori universitari – Una guida realistica tra merito, strategia e sopravvivenza», questo il titolo dell’opera scritta con la maestria che il professore ha già manifestato nei suoi editoriali sulle nostre prime pagine, nasce dall’esperienza sul campo.

La nascita dell'idea

Il docente di Povo, infatti, si è reso conto che i giovani interessati alla carriera accademica conoscono benissimo le regole formali del mondo della ricerca, ma ignorano quelle informali che costituiscono il «curriculum nascosto». In altre parole, spiega, «non sanno come muoversi nel nostro mondo». Ecco dunque la necessità di una serie di consigli, suggerimenti pratici e informazioni spesso trascurate, inclusi i dati delle retribuzioni dei vari livelli. Non «un manuale motivazionale né un pamphlet polemico», avverte l’autore, che pure non nega le pecche dell’ambiente in cui è cresciuto professionalmente. «I professori non sono tutti delinquenti — afferma sorridendo — Se uno studente gioca bene le proprie carte diventa competitivo. Non ci sono certezze, ma chance da cogliere. Sapendo che i posti a disposizione sono pochi, pari al dieci per cento degli aspiranti, forse anche meno, e presumibilmente caleranno».

La scommessa

Ma vale la pena di tentare la scommessa, se le possibilità di successo sono così risicate? Sì, secondo Straffelini, perché quanto si impara lungo il percorso verso l’agognata cattedra aiuta sia a comprendere se l’obiettivo è davvero desiderabile, sia ad acquisire le competenze vantaggiose qualora si decida di cambiare prospettiva. A una condizione: «Il Piano B — evidenzia l’autore — non si improvvisa all’ultimo minuto, ma fin dall’inizio, insieme al Piano A». E ancora : «C’è anche un dato psicologico fondamentale: il Piano B mette in una posizione di forza, non di disperazione. Si lavora meglio, si scrive con più lucidità e si rischia di più se non si ha addosso la paura paralizzante che da quel singolo paper e da quel bando dipenda l’intera esistenza». In ogni modo, tutto inizia con la scelta della tesi di laurea e del docente «giusto», ossia che sia disposto a seguire lo studente e che sia attivo nella ricerca, poiché ciò lo aiuterà nell’indispensabile attività di networking. Già, le relazioni contano, pertanto bisogna iniziare subito a costruire la propria rete: non si tratta di «amichettismo», bensì di avere rapporti che possono aprire opportunità in varie direzioni. Se inoltre, come ricorda Straffelini, «la pubblicazione è il cuore della ricerca accademica», allora non bisogna aspettare troppo: meglio accontentarsi di risultati parziali e poi avanzare gradualmente.

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Le regole non scritte

Essendo impossibile sintetizzare in un articolo tutti i «trucchi del mestiere» che arricchiscono il libro, ci limitiamo a citare alcune «regole non scritte dell’accademia» così come, prima di individuare le strategie concrete da adottare, vengono esposte nel volume: «Non basta essere bravi, bisogno essere visibili»; «All’inizio lavori per il supervisore, poi bisogna smettere»; «Non lavorare solo con una persona»; «Le conferenze non servono (solo) per presentare»; «Le email contano»; «Il sistema non è perfettamente meritocratico»; «L’estero serve, ma solo se costruisci qualcosa»; «La reputazione si costruisce lentamente e si perde in fretta»; «I tempi accademici sono più lunghi di quanto si immagini» (e quelli delle discipline umanistiche sono diversi). Prima di dedicarsi a illustrare le peculiarità dell’università italiana, Straffelini aveva scritto un testo in inglese («What no one tells you about academic careers», pure in vendita su Amazon) in cui raccontava cosa conviene fare per entrare in un ateneo straniero. A prescindere dai confini, «non esiste un modo sicuro per arrivare; esiste però un modo decisamente meno ingenuo per partire». E perciò, ai lettori che arriveranno fino in fondo, il professore rivolge un augurio con sincerità: «Buona fortuna. Ne avrete bisogno. Ma ora sapete come aiutarla».

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