Come a ricreazione
Come a ricreazione
di Alessandro D'Avenia | 7 settembre 2026I tuoi preferiti
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Chiamatelo pure intervallo. Ma se le parole sono i confini del mondo, l’orizzonte vi si restringerà.
Intervallo, nella lingua di costruttori che è il latino, era lo spazio tra (inter-) i pali (-vallum) di una staccionata: un recinto da non valicare. Io uso «ricreazione» per la sua sconfinata audacia: il mondo fatto da capo. Ri-creato.
Una bambina mi ha detto che la ricreazione è la sua materia preferita. Divina rivoluzionaria, come darti torto? Dio infatti «creò» cielo e terra. E noi? Il cellulare e la guerra. Non è poco? Nel mio dialetto «arricriarsi» significa gioire, e infatti bramavamo la ricreazione come i rematori stanchi il porto.
Fuori dai banchi corpo e anima tornavano a unirsi: un pezzo di pizza e una cotta, una risata e una lotta, una paura e un sogno, un ripasso e un bisogno...
La vita tutta in quindici minuti di intensissimo qui e ora.
Per questo, dopo anni di «Ultimo banco», ho voluto chiamare «La Ricreazione» questa nuova rubrica del lunedì, il giorno in cui ricrearsi è un dovere: assumere il quotidiano non come un sonnifero, ma come un risveglio. Viviamo nel migliore dei mondi «impossibili», ma lo dimentichiamo. Magari questa campanella ci darà la «stupefacenza» perduta, impedendo a noia, paura e cinismo di diventare un’abitudine.
Ce ne staremo in quest’angolo di pagina e di tempo, perché un fatto, un volto, una parola, o anche solo una mela (come mostra Cézanne) possono bastare a ritrovare la gioia di vivere. Come a ricreazione.
7 settembre 2026
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Sabato 5 settembre 2026 LEGGI TUTTI LA RICREAZIONE"Tutti aspettavamo la pausa tra le ore scolastiche come il paradiso. I corpi si liberavano dalla prigione di banchi e lezioni per tornare alla luce: risate, amori, chiacchiere, amici, giochi, paure, segreti, lotte, scoperte, passioni... Un quarto d'ora che chiamavamo “ricreazione” perché ci facevamo stare il mondo intero e lo ricreavamo da capo. Ecco perché una rubrica del lunedì intitolata così, perché è il giorno in cui è più che mai necessario ricreare e ricrearsi, perché viviamo ancora nel migliore dei mondi “impossibili", anche se magari non ce ne accorgiamo."
La Ricreazione di Alessandro D'Avenia: