Un piccolo digiuno quotidiano per disarmare le parole sui social
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(SOLINAS)
Caro direttore,
ho ottant’anni, traggo le mie informazioni in via quasi esclusiva dalla carta stampata, ma ho anche profili sui vari social ai quali non partecipo con post, like o simili ma che mi consentono di leggere ciò che gli altri scrivono. Certamente anche io sono «profilato» e non mi considero indenne dal virus della stupidità. Vedo però che la pandemia è diffusa e soprattutto molti di coloro che sono in situazioni apicali, sono allo stadio terminale della malattia. Pochissimi politici, giornalisti opinion makers si salvano e sono quelli che paiono essere in grado di ragionare, svolgere un pensiero razionale. Non possiamo avere la presunzione di poter cambiare il mondo, ma abbiamo il dovere di difenderci dispiegando un cordone sanitario che lasci al di fuori coloro che per convenienza o per incapacità hanno cessato ogni funzione intellettuale.Antonio Tiezzi
Caro Tiezzi,
Capisco benissimo il senso di frustrazione che può colpire chi, per suo interesse o per mestiere, segue ogni giorno i profili social di politici, opinionisti, influencer, manager, sportivi, cantanti e così via. Qualche volta può essere anche divertente: una battuta ironica, un meme, una risposta feroce che sembra chiudere definitivamente una questione. Ma alla fine ci rendiamo conto che così il dibattito pubblico è azzerato; entriamo tutti in un Colosseo virtuale con il pollice in su per gli amici e quello in giù per i nemici. La cosa è particolarmente grave per tutti coloro che rappresentano i cittadini (politici e parlamentari), dirigono aziende o svolgono funzioni pubbliche (medici, magistrati e così via), hanno un ruolo educativo o di influenza sull’opinione pubblica (e ci metto dentro tantissimi giornalisti). Il confronto con le idee degli altri è azzerato, la meraviglia di cogliere l’originalità o la serietà di una proposta che arriva da una persona che consideravi distante dal tuo mondo scompare. Lascia il posto solo al conflitto: spesso becero, slegato dai fatti, sempre puntato ad annientare chi ha un’idea diversa da te o dalla tua fazione. Non ho un atteggiamento passatista, credo che il digitale e i social network possano essere un importante strumento di libertà e di comunicazione tra le persone. I social, a volte, sono anche una buona fonte d’informazione (non sempre perché qui la disinformazione trova il suo ambiente più naturale). Ma lei ha ragione: dovremmo, per quanto possibile, inaugurare una stagione di resistenza contro la semplificazione, contro la logica amico-nemico: per «disarmare le parole», come ci hanno detto papa Francesco e papa Leone. Un’impresa impossibile? Forse sì. Ma i cambiamenti nascono dall’assunzione di responsabilità individuale: ognuno di noi conta e può fare tanto.
7 settembre 2026
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