«Woman Unknown» di May el-Toukhy: il passato tormenta. E i mostri sono ancora dentro di noi
Corriere della Sera - Cultura

«Woman Unknown» di May el-Toukhy: il passato tormenta. E i mostri sono ancora dentro di noi

Domenica 6 settembre 2026
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La regista danese racconta la storia di una donna che nasconde un segreto nel secondo Dopoguerra. Con inquadrature severe e senza sconti. Ma con qualche compiacimento di troppo

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«Woman Unknown» di May el-Toukhy: il passato tormenta. E i mostri sono ancora dentro di noi

di Sara D'Ascenzo

La regista danese racconta la storia di una donna che nasconde un segreto nel secondo Dopoguerra. Con inquadrature severe e senza sconti. Ma con qualche compiacimento di troppo

La protagonista, Mathilde Arcel Fock, in una scena del film

«Woman Unknown» di May el-Toukhy

Danimarca, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Marie (Mathilde Arcel Fock), sta per sposare il vedovo Christian (Carsten Bjørnlund), padrone della casa nella quale lei fa la domestica e la tata della figlia di lui. Marie quindi ce l'ha fatta: per lei l'ascensore sociale sta per portarla al piano più alto della scala. Ma il suo passato torna a chiederle il conto e la mite Marie, che con tanto trasporto si occupa della piccola, per salvarsi accusa la vicina di casa di collaborazionismo con i nazisti, condannandola. Le ambizioni della regista danese sono altissime, fin da subito. Quando il suo sguardo si posa sui corpi, sui particolari, sulle porte dal vetro smeriglio che si chiudono lasciando fuori il mondo, con la porta che va sbarrata a doppia mandata per tenere lontano il male. Ma il male è dentro di noi e Marie lo incarna e lo subisce. Lo sguardo femminile si vede: la visita ginecologica fa gridare dal dolore, il rapporto sessuale meccanico è filmato sul volto di lei, con il solo movimento della sua testa. E la fotografia, livida, quasi da incubo, sembra suggerire che tutto è tenuto rigidamente controllato nella testa di Marie, almeno finché non esplode, portandosi dietro l'innocenza di tutti.
Voto: 7,5. Film potente, forte, peccato solo per qualche insistita ripetizione che finisce per spiegare troppo.  

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6 settembre 2026

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