Il regista Andrea Pallaoro porta Bertolucci a Venezia: «Una grandissima responsabilità ereditare la sua sceneggiatura»
Nel film confluiscono anche ricordi personali del regista: «Tutte le mie storie d’amore hanno trovato uno sbocco nei film. Ogni cosa che ci accade ci trasforma»
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Il regista Andrea Pallaoro porta Bertolucci a Venezia: «Una grandissima responsabilità ereditare la sua sceneggiatura»
di Sara D’AscenzoNel film confluiscono anche ricordi personali del regista: «Tutte le mie storie d’amore hanno trovato uno sbocco nei film. Ogni cosa che ci accade ci trasforma»
Da sinistra: Luca Marinelli, Susan Sarandon, Andrea Pallaoro, Alicia Vikander (Foto Vision)
“Ispirato” da SusanSarandon, Alicia Vikander e Luca Marinelli. Ma soprattutto da Bernardo Bertolucci, da cui il trentino Andrea Pallaoro, 44 anni, regista, da anni “americano” ha ereditato l’ultima sceneggiatura, The Echo Chamber, divenuto un film che viene presentato al Lido domenica 6 settembre 2026, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia per il Leone d’Oro, la storia di un produttore musicale (Luca Marinelli) in crisi perché tormentato dal mal di schiena che incontra una donna, interpretata da Vikander, che comincia a somministrargli delle pillole per il dolore che lo rendono dipendente da lei. Nel frattempo il produttore lavora con la cantante Ava (Sarandon), vecchia gloria indie, su un nuovo album di canzoni. The Echo Chamber è l’intreccio di queste tre vite in un appartamento che diventa a sua volta protagonista.
La sceneggiatura
Davanti ai giornalisti Susan Sarandon rivela: «Una scena d’amore tra me e Alicia è stata tagliata». E Pallaoro conferma: «Il perché della scelta rimarrà segreto». Poi entra nel film: «È una grandissima responsabilità ereditare l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci – ha spiegato ai giornalisti nel Palazzo del Casinò insieme ai tre protagonisti Marinelli, Vikander, Sarandon - ma il modo per onorare la sua essenza era quello di lasciarla filtrare attraverso una mia sensibilità, una mia visione, e di proteggere allo stesso modo la sensibilità e la visione di tutti i grandi artisti che hanno contribuito a realizzarla. Una delle ragioni principali che mi hanno spinto a dirigere questa storia è stato il supporto delle sceneggiatrici Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini che avevano scritto con Bernardo. In questa storia ho percepito tematiche a me molto vicine, come il confine dell’identità, dell’individuo, della coppa, le diverse sfumature in una relazione, la dipendenza, l’intimità, il bisogno di controllo e di prendersi cura dell’altro».
Ricordi personali
Nel film, come spesso accade, confluiscono anche ricordi personali: «Essendo una storia d’amore – ha spiegato ancora Pallaoro, che a Venezia ha portato tutti i suoi film, da Hannah a Monica - devo dire che tutte le mie storie d’amore hanno trovato uno sbocco in questo mio approccio, ma anche alle scelte e al comportamento dei personaggi. Ogni cosa che ci accade ci trasforma». Quanto ai personaggi, Pallaoro ha spiegato di averli scelti «sulla base del grandissimo rispetto, ammirazione, che nutro nei loro confronti , ma anche per la grandissima ispirazione che mi hanno regalato negli anni. Sono tutti attori che ho amato profondamente. Che ho amato ancora prima di incontrarli».
Cinema e Palestina
Inevitabile chiedere a Susan Sarandon se la sua presa di posizione politica l’abbia penalizzata: «Sulla Palestina la narrazione è cambiata completamente rispetto alla narrazione storica. I legami sionisti dell’America con la nostra politica sono stati una rivelazione enorme per il nostro popolo, non l’avevamo capito. Abbiamo votato per unire i due eserciti, adesso queste informazioni sono note. Ancora ci sono film che non vengono realizzati perché ci sono agenzie che dicono di non darmi un ruolo, è così che funziona, ci sono invece molti progetti in cui mi sento accolta. E questo non è solo per me, ma anche per altri attori rifiutati per determinati film, Andrea fortunatamente non è tra questi registi. C’è un cambiamento rispetto alla comprensione, ma ci sono posizioni molto ferme rispetto all’industria cinematografica. Non importa: io ho trovato la mia famiglia, le mie persone e devo dire di stare molto bene».
Le ambientazioni
Una nota infine sulle ambientazioni. «L’appartamento – ha spiegato Pallaoro - era importante che fosse una città di un mondo anglosassone, Londra era l’ideale per questa ambientazione. Era fondamentale per noi trovare un appartamento che non solo avesse un suo vissuto, ma che riuscisse a riflettere il mondo interiore dei personaggi, che ci desse la possibilità di creare delle immagini. L’appartamento è un personaggio all’interno del film, è un luogo di memoria, ma anche di controllo, un rifugio ma anche una prigione emotiva».
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6 settembre 2026
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