Il respiro degli alberi dopo Vaia, il film che invita a guardare la natura con occhi nuovi
Il regista Victor Kossakovsky: «Spero che gli spettatori possano arrivare davvero a riconoscere che alberi e piante hanno lo stesso diritto di esistere degli esseri umani»
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Il respiro degli alberi dopo Vaia, il film che invita a guardare la natura con occhi nuovi
di Piero Di DomenicoIl regista Victor Kossakovsky: «Spero che gli spettatori possano arrivare davvero a riconoscere che alberi e piante hanno lo stesso diritto di esistere degli esseri umani»
Per il botanico Stefano Mancuso una delle più efficaci vie di salvezza per il nostro prostrato pianeta è piantare alberi, «soluzione semplice, facile, elegante, che non richiede modifiche sostanziali del nostro sistema economico. L’unica cosa che possiamo fare e che riabiliterebbe l’intelligenza umana è piantare alberi». Lo scienziato, direttore del Laboratorio di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze e autore di libri di successo come La pianta del mondo, ora stimola a esplorare il mondo delle piante anche in un film. Holy Wood Dust è un invito a ripensare radicalmente il regno vegetale da una prospettiva nuova e rivoluzionaria, un film documentario presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, alle 17 alla Sala Corinto del Lido.
Il rapporto tra essere umano e natura
Il regista, il 65enne russo Victor Kossakovsky, l’anno scorso aveva partecipato alla Biennale Architettura diretta da Carlo Ratti con «Architecton», poetica meditazione cinematografica sulla pietra come materiale da costruzione destinato a durare, in contrasto con l’enorme quantità di rifiuti prodotta dall’umanità. Oggi torna a interrogare il rapporto tra essere umano e natura attraverso un’esperienza cinematografica immersiva, in cui la ricerca visiva, il suono e la musica diventano strumenti per osservare ciò che normalmente rimane invisibile. Proponendo insieme a Mancuso un viaggio senza precedenti nella vita degli alberi, mostrandoci cosa succede nel secondo successivo all’abbattimento di un albero. Cosa pensi e cosa provi un albero in quel preciso istante è raccontato in modo lirico, a partire dalla frase usata come lancio del film, tratta da L’idiota di Dostoevskij: «Sapete, non capisco come si possa passare davanti a un albero e non provare gioia nel vederlo».
L'incontro
Il regista è entrato in contatto con Mancuso dopo che un assistente gli aveva raccomandato i libri dello scienziato. Mancuso, che aveva già visto opere di Kossakovsky, ha subito accettato di collaborare con lui. L’opera indaga anche le conseguenze della tempesta Vaia, il violentissimo evento meteorologico che ha colpito l’Italia nord-orientale, in particolare il Veneto, tra il 26 e il 30 ottobre 2018. Piogge torrenziali e raffiche di vento oltre i 200 km/h provocarono la caduta di circa 14 milioni di alberi e danni per oltre 3 miliardi di euro, lasciando sul territorio tracce ancora oggi visibili.
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I luoghi delle riprese
Parte delle riprese, in collaborazione con il Trentino Film Commission, sono state realizzate in Trentino in un mese. Interessando in particolare la Val di Fiemme, il Monte Bondone, Lavarone e la Val di Fassa. Il film, conclude il regista, «vuole mettere in luce la straordinaria complessità degli alberi, le loro capacità di apprendere, comunicare e creare legami. Spero che gli spettatori possano arrivare davvero a riconoscere che alberi e piante hanno lo stesso diritto di esistere degli esseri umani. Il vero progresso consiste nello sviluppare empatia nei confronti del mondo naturale».
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6 settembre 2026
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