Se il certificato di eccellenza è fatto in casa
Se il certificato di eccellenza è fatto in casa
di Aldo Grasso | 6 settembre 2026I tuoi preferiti
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Sergio Zavoli non l’avrebbe mai detto, Sigfrido Ranucci sì: «Report è la migliore trasmissione nella storia della tv». Lo ha dichiarato lui. Non una giuria, non i critici, non il pubblico: l’interessato.
Ministri, leader, cantanti, comici, cuochi più volte compilano da sé il proprio certificato di eccellenza. Il web fa il resto. Trasforma l’autostima in carriera, il profilo in biografia, i follower in elettori. Non occorre più aspettare che siano gli altri a stabilirlo: te lo riconosci da solo e poi trovi quelli che sono d’accordo. Con qualche migliaio di like l’autorevolezza è servita.
Viviamo nell’età dell’autocertificazione. Non serve più essere bravi: basta dichiararlo. Non occorre avere successo: basta certificarselo.
Il percorso tradizionale era lineare: faccio, gli altri giudicano, eventualmente riconoscono il valore. Adesso: faccio, mi recensisco, mi proclamo, e il web provvede alla validazione e alla mitomania. È l’epoca in cui il curriculum non racconta più ciò che hai fatto, ma ciò che pensi di essere.
Il risultato è una curiosa abolizione della credibilità. Siamo tutti diventati esperti di noi stessi, e sempre con esito favorevole. Il giudizio altrui è diventato un optional, la modestia un difetto di comunicazione.
Una volta bisognava meritarsi una reputazione. Oggi basta averla già scritta nel «link in bio».
6 settembre 2026
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