Differenziamo tutto. Tranne il problema
Gli italiani sono tra i migliori al mondo. Allora il problema qual è? Il prodotto riciclato fatica a trovare mercato
Differenziamo tutto. Tranne il problema
Beppe Severgnini | 5 settembre 2026Gli italiani sono tra i migliori al mondo. Allora il problema qual è? Il prodotto riciclato fatica a trovare mercato
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Ogni anno produciamo circa trenta milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Due terzi vengono riciclati. La raccolta differenziata, in sostanza, è un successo italiano. Mai avuto dubbi. L’attività stimola infatti alcuni tratti nazionali: meticolosità, abitudine, curiosità, controllo e competizione con i vicini. Intravedere una bottiglia di vetro nel sacco della plastica del dirimpettaio provoca scandalo. E, magari, lo scandalizzato ha l’auto parcheggiata sulle strisce pedonali.
Tra i vari materiali, è proprio la plastica che sta facendo parlare di sé. Nel 2025, la raccolta ha sfiorato 1,3 milioni di tonnellate: 27 chilogrammi per abitante, +3,7 per cento rispetto al 2024; e 970.000 tonnellate risultano effettivamente riciclate. La quota corrisponde al 49,6 per cento del materiale immesso nel consumo, in linea con l’obiettivo europeo del 50 per cento.
Il problema qual è? Il prodotto riciclato fatica a trovare mercato. La plastica vergine importata — dall’Asia, principalmente — può costare meno della plastica riciclata, che deve sopportare costi di trasporto, selezione, lavaggio, trattamento, energia e trasformazione. La normativa Ue impone quote minime di materiale riciclato, ma non basta. Risultato: i siti di stoccaggio traboccano, alcuni Comuni in Italia quest’estate hanno interrotto il ritiro (in Sardegna, in Puglia, nel Lazio).
In effetti, la plastica è tanta. Credo che molti di noi, nelle ultime settimane, abbiano guardato l’apposito contenitore traboccante e si siano chiesti: da dove arriva tutta quella roba? Risposta facile. Imballaggi: plastica. Liquidi: plastica. Alimenti: plastica. Se avanza qualcosa, l’avvolgiamo nella pellicola. «Riciclabile!», annuncia la confezione. Certo, è plastica.
Non provo antipatia per il prodotto, se non quando lo trovo dove non deve stare (fiumi, spiagge, strade). In fondo, è un coetaneo. La plastica si è diffusa in Italia tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta (Moplen!). Prima di allora, avevamo giocattoli di legno e automobiline di latta, che avevano i loro inconvenienti, ma producevamo suoni interessanti. Ho visto la plastica conquistare le nostre case e le nostre vite. E oggi, fissando l’apposito contenitore, mi domando: ma l’acqua minerale non potremmo metterla da un’altra parte?
5 settembre 2026
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