Il welfare perde colpi, mettiamolo al centro della prossima campagna elettorale
Corriere della Sera - Cultura

Il welfare perde colpi, mettiamolo al centro della prossima campagna elettorale

Sabato 5 settembre 2026
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La sinistra deve ripartire da qui scegliendo poche priorità riconoscibili: un Servizio sanitario nazionale realmente accessibile, una rete nazionale per la non autosufficienza, servizi per l’infanzia, istruzione e formazione. E fare proprie le battaglie contro l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici

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Il welfare perde colpi, mettiamolo al centro della prossima campagna elettorale

Sergio Harari | 5 settembre 2026

La sinistra deve ripartire da qui scegliendo poche priorità riconoscibili: un Servizio sanitario nazionale realmente accessibile, una rete nazionale per la non autosufficienza, servizi per l’infanzia, istruzione e formazione. E fare proprie le battaglie contro l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici

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Una parola sembra quasi scomparsa dal lessico pubblico: il welfare. Che vuole dire la possibilità, per ciascuno, di non essere lasciato solo davanti alla malattia, alla vecchiaia, alla non autosufficienza, alla perdita del lavoro, alla povertà educativa, al caldo estremo, alla fragilità familiare. Una idea concreta di Paese, di solidarietà collettiva.
Il welfare è stato uno dei tratti più riconoscibili dell’identità europea: protezione dai rischi che il mercato non assicura, contrasto alle povertà e alle disuguaglianze, sostegno alla partecipazione al lavoro e, insieme, costruzione di coesione sociale.

È una conquista da difendere perché oggi sottoposta a molteplici tensioni: invecchiamento della popolazione, denatalità, lavori intermittenti e malpagati, nuove povertà, migrazioni, cambiamento climatico e inquinamento atmosferico, disuguaglianze di salute. E le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Ma la politica parla d’altro, come ha ben scritto su queste pagine Carlo Verdelli. E perde una occasione importante di coinvolgere l’elettorato giovanile, più sensibile ai temi dei cambiamenti climatici, ai temi dell’AI, che viaggia, studia all’estero ed è molto più europeo delle nostre politiche.

Per la sinistra poi dimenticare il tema dello stato sociale è un problema politico prima ancora che elettorale. Il welfare non è un argomento qualunque: vuole dire tornare a interrogarsi su come distribuire sicurezza e opportunità in una società che non è più la stessa, dove i rischi sono cambiati e non colpiscono tutti allo stesso modo. Una sinistra che voglia ritrovare una vena identitaria dovrebbe ripartire da qui, scegliendo poche priorità riconoscibili: un Servizio sanitario nazionale realmente accessibile e universalistico, una rete nazionale per la non autosufficienza, servizi per l’infanzia che liberino il lavoro femminile e sostengano la natalità, istruzione e formazione come antidoti alle disuguaglianze, politiche dei redditi. E fare proprie le battaglie contro l’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici.

Tutto questo vuole dire consentire alle persone di lavorare senza morire, curarsi, formarsi, avere figli, affrontare transizioni professionali e tecnologiche. La prossima campagna elettorale dirà molto della qualità della nostra democrazia, vedremo se saprà mettere al centro la sicurezza sociale nella sua accezione più larga: una promessa civile da rendere sostenibile e universale.

5 settembre 2026

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