Mao Zedong, l'uomo che inventò la Cina di oggi: il libro in edicola con il «Corriere»
Dal 5 settembre in edicola con il quotidiano, in occasione dei cinquant'anni dalla morte, la biografia del Grande Timoniere firmata dal sinologo e regista Sergio Basso
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Mao Zedong, l'uomo che inventò la Cina di oggi: il libro in edicola con il «Corriere»
di Guido SantevecchiDal 5 settembre in edicola con il quotidiano, in occasione dei cinquant'anni dalla morte, la biografia del Grande Timoniere firmata dal sinologo e regista Sergio Basso
Chen Yanning (1945), il presidente Mao ispeziona la campagna del Guangdong, 1972, dalla collezione Sigg
Da anni i politologi mondiali cercano di leggere nella mente di Xi Jinping. Il giudizio più usato (e abusato) è quello che definisce il leader cinese «Nuovo Mao». Personalmente l’ho sempre trovato inadatto: Mao Zedong era un combattente pronto a rischiare tutto per il potere, come provò con la Lunga marcia e con l’ultimo azzardo della Rivoluzione culturale; Xi al contrario è un conservatore della stabilità interna, anche se la sua azione può sovvertire gli equilibri internazionali. Soprattutto, Mao guidava una Cina arretrata e isolata; Xi dirige una superpotenza industriale e tecnologica con la quale, ci piaccia o no, dobbiamo fare i conti.
Eppure, Xi Jinping sposa apertamente il modello forgiato da Mao, noto come il Grande Timoniere. È la tesi tra le righe della biografia Mao Zedong. L’uomo che ha inventato la Cina di oggi, di Sergio Basso, sinologo, regista e autore di documentari.
Il 9 settembre cade il cinquantesimo anniversario della morte di Mao, ma questo non è un instant book per una rapida consultazione celebrativa. Basso ha lavorato e vissuto in Cina negli ultimi vent’anni, ha scritto e girato diversi documentari sul personaggio, accedendo agli archivi, studiando la letteratura sul maoismo, incontrando e registrando i ricordi dei testimoni oculari di quei tempi gloriosi e scellerati. Il biografo ha usato un sistema dinamico e da inviato sul campo per completare le sue ricerche: «Insieme ai libri e alle persone, ho fatto ricorso a un terzo genere di “testimoni” di Mao: i suoi luoghi. Ad esempio, mi sono ritrovato a girare la Cina non solo con la macchina da presa, ma letteralmente in motocicletta per i seimila chilometri della Lunga marcia, fermandomi con la troupe cinese in molte delle tappe che l’esercito percorse nel 1934-36. Ho potuto così ancorare gli eventi del passato al paesaggio che mi si dipanava di fronte agli occhi. Nonché ovviamente fondere il motore della mia Jialing».
La narrazione è maneggevole e scorrevole proprio come una moto. Alcuni capitoli sono brevi, nello stile delle inquadrature di un documentario. Il volto e la voce di Basso sono familiari ai lettori di Corriere.it, che lo conoscono grazie alle video-lezioni pubblicate e sempre rintracciabili sul nostro sito.
Proponiamo alcuni brani della biografia, come trailer di questa opera. Zoom sul 26 dicembre 1893: «La monaca non credeva alle sue orecchie: quella madre le stava offrendo il proprio bambino. La religiosa sapeva che la donna era sposata da qualche anno con un giovane contadino rampante, un ventenne che si stava arricchendo con il traffico di riso (il padre che Mao avrebbe poi odiato, presumibilmente per le sue infedeltà, osserva Basso). Non era la disaffezione che stava spingendo la giovane ad abbandonare il figlio: certo, con il marito non andava benissimo, ma non avrebbe mai lasciato il figlio per quel motivo. La ragione era la paura, anzi, il terrore che, dopo i primi due, morti piccolissimi, anche questo non ce l’avrebbe fatta. La madre non avrebbe retto e preferiva piuttosto offrire il bambino a Buddha, sicura che sarebbe così sopravvissuto. La monaca rifiutò: “Il bimbo sta benissimo”, e la rincuorò. Che tornasse subito a casa e non prendesse freddo, l’inverno era rigido quell’anno» anche nello Hunan, 1.500 chilometri a sudovest di Pechino. «La monaca non poteva immaginare che, se quel giorno avesse accettato il piccolo tra le sue braccia e lo avesse cresciuto nel tempio, con tutta probabilità la Cina di oggi non esisterebbe».
Nel 1921 Mao fu tra i dodici delegati al primo Congresso del Partito comunista: solo lui e un altro compagno morirono di vecchiaia nel loro letto, gli altri furono uccisi in combattimento, tradimenti e purghe. E anche il giovane rivoluzionario rischiò di finire fucilato nel 1927, quando fu catturato in un villaggio di montagna da una pattuglia del Guomindang. Basso riporta il racconto avventuroso del protagonista: «Prendendo in prestito diverse decine di dollari dal mio compagno, cercai di corrompere la scorta per liberarmi. I soldati erano mercenari e accettarono. A rifiutarsi fu il vicecomandante. Decisi quindi di tentare la fuga... sono corso nei campi nascondendomi nell’erba alta. I soldati mi inseguirono. Diverse volte si sono avvicinati parecchio al mio nascondiglio, una o due volte così tanto che avrei potuto quasi toccarli: avevo perso le speranze, sentendomi certo che sarei stato catturato. Finalmente, all’imbrunire, abbandonarono le ricerche. Mi misi subito in cammino attraverso le montagne, viaggiando tutta la notte. Non avevo scarpe e i miei piedi erano decisamente malconci. Avevo con me sette dollari, che ho usato per comprare delle scarpe, un ombrello e del cibo».
La vita dell’uomo che ha inventato la Cina di oggi si intreccia con quella del generalissimo che si rifugiò a Taiwan, Chiang Kai-shek, che il sinologo Basso trascrive in Jiang Jieshi e giustamente definisce l’avversario più pericoloso di Mao in patria, mentre il vero antagonista all’estero era Stalin. Il capitolo delle due nemesi del Grande Timoniere aiuta a comprendere i rapporti di oggi con la Russia e la questione taiwanese irrisolta. Sul disgelo spettacolare con gli Stati Uniti di Richard Nixon è imperdibile la trascrizione del colloquio a Pechino il 21 febbraio 1972, desecretata dopo anni. C’è una battuta di Mao: «Penso che, in generale, le persone come me sparino molte cannonate. Cioè, cose come “Il mondo intero deve unirsi e sconfiggere l’imperialismo, il revisionismo e tutti i reazionari e instaurare il socialismo”».
Una delle ultime frasi del vecchio imperatore prima dell’agonia, steso sul letto nel giugno 1976: «Fin dai tempi antichi era raro che un uomo vivesse fino a settant’anni. Ora ne ho più di ottanta. Anche se il coperchio della mia bara non è ancora chiuso, lo sarà presto, quindi è tempo di trarre conclusioni. Ho combattuto contro Jiang Jieshi e l’ho inseguito fino alle isole. Abbiamo conquistato Beijing e alla fine ci siamo impadroniti della Città proibita. Alcuni dicono che dovrei riconquistare Taiwan in fretta». L’obiettivo è stato passato di leader in leader fino a Xi. La Cina sa aspettare.
La copertina Il volumeLa copertina del libro di Sergio Basso Mao Zedong. L’uomo che ha inventato la Cina di oggi, dal 5 settembre in edicola con il «Corriere della Sera»
Per un mese al prezzo di euro 11,90 più il costo del «Corriere»
Sarà in vendita insieme al «Corriere della Sera» per un mese, a partire dal 5 settembre, al costo di euro 11,90 oltre al prezzo del quotidiano il libro di Sergio Basso (con una presentazione di Marco Del Corona) Mao Zedong. L’uomo che ha inventato la Cina oggi, uscito quest'anno anno per Rizzoli e ora presentato in una nuova veste dal nostro giornale in collaborazione con la casa editrice. Sergio Basso (Milano, 1975) è un regista e sinologo formatosi tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Beijing Normal University, il Gitis di Mosca e il Centro sperimentale di Cinematografia di Roma. Ha vissuto in Cina e unisce nei suoi lavori cinema, teatro, animazione e documentario (tra le sue regie: Giallo a Milano; Diciannove e settantadue; Amori elementari; Dimmi chi sono; Cercando Itaca). Basso spiega che la Cina che tanto temiamo non è nata dal nulla: è la figlia legittima, ribelle e potentissima di Mao Zedong. Ma la famosa icona del Grande Timoniere è composta da un mosaico contraddittorio che gli storici hanno spesso fatto fatica a ricomporre. Chi era davvero Mao? Scrive Del Corona, giornalista del «Corriere», nella presentazione in apertura del volume: «Il kolossal che la Cina ha interpretato nel Novecento è in realtà un dramma doppio.
La trama che riguarda la nazione contiene la trama del suo principale protagonista, Mao, il quale a sua volta ha determinato i destini
collettivi. Impossibile separare un set dall’altro, un cast dall’altro».
4 settembre 2026
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