«Soul Express» quarant’anni dopo: il viaggio senza fine di Enzo Avitabile
Corriere della Sera - Cultura

«Soul Express» quarant’anni dopo: il viaggio senza fine di Enzo Avitabile

Sabato 22 agosto 2026
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Nel 1986 portò un soul che aveva dentro Napoli, il funk, il jazz, la black music e una visione della musica come luogo d’incontro, quel brano racconta anche il nostro tempo. Avitabile sarà ospite al Jova Party di Agnano il 5 settembre

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«Soul Express» quarant’anni dopo: il viaggio senza fine di Enzo Avitabile

di Carmine Aymone

Nel 1986 portò un soul che aveva dentro Napoli, il funk, il jazz, la black music e una visione della musica come luogo d’incontro, quel brano racconta anche il nostro tempo. Avitabile sarà ospite al Jova Party di Agnano il 5 settembre

La copertina di Sos Brothers disegnata da Andrea Pazienza

Nel 1986 Enzo Avitabile non aveva ancora costruito il percorso internazionale che lo avrebbe portato a incrociare musicisti, culture e linguaggi di mezzo mondo. Aveva però già trovato una direzione. Si chiamava Soul Express: un brano nel quale il soul americano, il funk e la Napoli di Piscinola e di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori si incontravano su un treno immaginario destinato a non fermarsi. Quarant'anni dopo, quel viaggio è ancora in corso.

Nel 1986 Enzo Avitabile aveva trentuno anni e alle spalle una formazione musicale poco compatibile con le etichette. Nato e cresciuto a Piscinola-Marianella, aveva studiato al Conservatorio San Pietro a Majella, aveva suonato con Pino Daniele ed Edoardo Bennato e aveva già pubblicato tre album come solista. Il suo percorso era partito dalla fascinazione per il soul e per la musica nera americana, ma si stava progressivamente trasformando nella ricerca di un linguaggio personale, nel quale quella lezione potesse incontrare Napoli.

Quell’anno arrivò S.O.S. Brothers, il quarto album. Dentro c’era Soul Express, quinta traccia del disco, insieme a Black Out, Mamma che caos e agli altri brani di un lavoro nel quale Avitabile affidava alla musica un’identità già molto precisa. Gli arrangiamenti coinvolgevano Mauro Malavasi; la produzione era di Willy David.

E Soul Express arrivò anche sul 45 giri: sul lato A Black Out, sul lato B Soul Express. Una piccola fetta di vinile che oggi racconta meglio di molti discorsi quanto fosse diverso il mercato musicale di allora. Andrea Pazienza firmò la copertina.

Il treno e la sua idea di libertà

Il cuore della canzone è tutto in un’immagine: un treno sul quale possono salire persone diverse, senza che la loro provenienza o la loro identità costituiscano un confine. È un’immagine che oggi appare quasi programmatica, ma nel 1986 arrivava dentro un brano costruito soprattutto per muovere il corpo. Soul, funk, ritmo e melodia procedono insieme.

 Avitabile non trasforma la canzone in un comizio: mette la sua idea di comunità dentro il ritmo. È probabilmente questo il segreto della sua durata.

Il Soul Expressdi Avitabile non è soltanto un titolo: è una dichiarazione di poetica. Il viaggio musicale diventa un modo per superare le appartenenze rigide. Quarant’anni dopo, quella metafora conserva una forza particolare.
Prima della parola “contaminazione”.

Oggi definiamo con facilità una musica “contaminata”. Nel 1986 il termine non aveva ancora la fortuna che avrebbe conquistato negli anni successivi.
Avitabile, però, stava già facendo qualcosa di molto simile. La sua formazione aveva assorbito James Brown, Tina Turner, il soul e il funk; il suo ambiente gli aveva consegnato Napoli. Il risultato non era la semplice riproduzione di un modello americano, ma il tentativo di trasformarlo in qualcosa di riconoscibile.

Anni dopo lo avrebbe spiegato parlando della necessità di una sorta di disamericanizzazione: partire dalla musica nera che lo aveva formato, ma ritrovare attraverso quella lezione una propria voce, una propria parola e una propria matrice.

È una chiave importante per rileggere Soul Express oggi. Il brano non rappresentava Napoli che cercava di diventare America. Rappresentava un musicista napoletano che aveva imparato dall’America e che voleva poi portare nel mondo qualcosa di suo. Soul Express è una canzone che aveva già capito il futuro.

1986/2026. Quarant’anni di viaggio

Il tempo, intanto, ha dato ragione a quella intuizione. Nel corso della sua carriera Avitabile avrebbe abbandonato progressivamente l’idea di essere semplicemente un interprete italiano del soul americano. Avrebbe incontrato la musica africana, la tradizione popolare, il jazz, il rap e artisti appartenenti a generazioni e mondi differenti.

Quando nel 2022 pubblicò Il treno dell’anima, il riferimento era dichiarato. Avitabile spiegò di aver voluto riprendere proprio Soul Express, una canzone che aveva marchiato tutta la sua carriera, riscrivendola e facendola incontrare con Rocco Hunt e Boomdabash.

Il gesto è significativo: non restaurare  una vecchia canzone, ma rimetterla in movimento. È la stessa filosofia che aveva guidato l’originale. Nel 1986 Avitabile prendeva il soul e lo faceva viaggiare verso Napoli. Nel nuovo millennio prende la propria Napoli e la mette in viaggio verso il resto del mondo. Perché Soul Expressparla ancora al presente.

Forse è questa la ragione per cui, quarant’anni dopo, il brano non è diventato soltanto un reperto degli anni Ottanta. Il suo arrangiamento racconta inevitabilmente la sua epoca. Il suo modo di stare dentro il funk e nel soul porta il segno di quegli anni. Ma l’idea contenuta nella canzone non ha una data di scadenza. 

Un treno senza classi, senza colore, aperto a persone diverse: nel 1986 poteva sembrare un’immagine utopica. Nel 2026 appare ancora come una domanda. Chi può salire? Chi decidiamo di lasciare fuori?

E soprattutto: può la musica essere uno spazio nel quale le differenze non vengono cancellate, ma semplicemente smettono di essere una barriera?
Avitabile ha passato quarant’anni a cercare una risposta attraverso il suono.
Il vero anniversario non è una cifra.

Quarant’anni sono tanti per un singolo. Sono moltissimi per una canzone costruita su un linguaggio musicale che appartiene a una stagione precisa della storia del pop.

Eppure Soul Expressnon è rimasta ferma al 1986. È stata ripubblicata, riletta, reinterpretata. È entrata nei racconti dello stesso Avitabile come uno dei passaggi decisivi della sua carriera. E continua a rappresentare una sorta di punto d’origine della sua idea di musica: partire da ciò che si ama, attraversarlo, trasformarlo e restituirlo con una voce propria. Per questo il suo quarantesimo anniversario non va letto soltanto come la celebrazione di un vecchio successo. 

È la celebrazione di una traiettoria. Quella di un ragazzo di Piscinola che ascoltava il soul dai jukebox e che ha finito per costruire un linguaggio nel quale Napoli, l’America, l’Africa e il Mediterraneo potessero incontrarsi.

Intanto Avitabile sarà tra gli ospiti del Jova Summer Party di Jovanotti all'Ippodromo di Agnano, a Napoli, il 5 settembre 2026.

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