Fontana Angelica di Torino in piazza Solferino. Storia, leggende e misteri esoterici di un capolavoro riaperto dopo due anni
Inaugurata il 28 ottobre 1929, tra i simboli della «Torino magica», nasconde dettagli sconosciuti anche a molti torinesi. Dove si trova, chi la finanziò e chi la concepì con un cantiere infinito e cosa c'entra, davvero, il diavolo
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Fontana Angelica di Torino in piazza Solferino. Storia, leggende e misteri esoterici di un capolavoro riaperto dopo due anni
di Rosalba GragliaInaugurata il 28 ottobre 1929, tra i simboli della «Torino magica», nasconde dettagli sconosciuti anche a molti torinesi. Dove si trova, chi la finanziò e chi la concepì con un cantiere infinito e cosa c'entra, davvero, il diavolo
La Fontana Angelica di piazza Solferino è tornata a funzionare. Ne ha dato notizia su Facebook anche il sindaco Lo Russo, invitando i torinesi ad andare a rivederla, «ne vale la pena». Ma qual è la storia di una fontana che ha ormai quasi 100 anni – venne inaugurata il 28 ottobre 1929 – e ci riporta fra i misteri della Torino magica?
La Fontana Angelica: il testamento di Paolo Bajnotti
Tutto comincia con un personaggio torinese dimenticato, il conte Paolo Bajnotti che lascia per testamento 150.000 lire al Municipio di Torino per far costruire una fontana monumentale in ricordo della madre, Angelica Cugiani, e del padre, il conte Tommaso. Ma chi era Paolo Bajnotti? Un diplomatico, a fine carriera ministro plenipotenziario d’Italia in America. Che sposa Caroline «Carrie» Matilda Brown, nata a Providence nel 1841, figlia del console generale degli Stati Uniti a Roma. Carrie segue il marito nelle sue varie sedi, New York, Parigi, Pietroburgo, Chicago, e muore di polmonite fulminante a Palermo nel 1892. È sepolta nel cimitero protestante di Testaccio, a Roma. Bajnotti, che doveva avere una passione per le fontane, decide di ricordarla facendo costruire a Providence una torre, la Carrie Tower, nel campus della Brown University e una fontana monumentale in bronzo, la Bajnotti Fountain o Carrie Brown Memorial, nel Burnside Park.
Il conte Bajnotti muore a San Remo il 14 marzo 1919. E nel testamento lascia appunto 150.000 lire «per far costruire, entro trenta mesi dalla morte del testatore, una fontana monumentale, da denominarsi “Angelica”, e portante un’iscrizione a memoria dei genitori del testatario stesso, Tommaso Bajnotti e Angelica Cugiani».
L’idea non entusiasma più di tanto i torinesi dell’epoca.
In un articolo di cronaca della Stampa dell’ 8 giugno 1920 viene definita «L’americanata d’un torinese» , si storpia il nome del conte in Bainotti e si accenna a un lascito anche in favore di fanciulle virtuose, sia a Provicence che a Torino. Qualche giorno dopo, il 10 giugno 1920,un altro articolo precisa meglio: il conte – sempre Bainotti senza j– ha lasciato metà del suo patrimonio , di oltre un milione e 200 mila lire, alla città di Torino, destinando 150 mila lire, per una fontana monumentale, 60 mila lire per borse di studio e 30 mila lire «per un annuo premio di virtù» a una fanciulla di Torino. Il conte vorrebbe la fontana in piazza San Giovanni, in stile gotico medievale, orientata verso il Duomo, e l’est, dove sorge il sole ( coordinate esoteriche?...), ma la Commissione nominata dal Comune opta per piazza Solferino, e non mette vincoli allo stile. Così comincia una storia che sarà molto più lunga dei 30 mesi indicati da Bajnotti
Chi ha creato la fontana di piazza Solferino
La realizzazione della Fontana viene affidata allo scultore Giovanni Riva dopo tre i concorsi banditi tra il 1920 e il 1921, due conclusi senza vincitore.
Il progetto di Giovanni Riva, Stagioni viene approvato definitivamente il 31 dicembre 1921: «la nuova fontana sorgerà sulla testata dell'aiuola di piazza Solferino prospettante lo sbocco con via Pietro Micca in un punto centrale, dove più ferve la vita cittadina e che, come è facile prevedere, vedrà con gli anni crescere l'animazione ed il transito: sarà costruita in travertino con gruppi in bronzo …
Il cantiere infinito
«L'artista avrà diciotto mesi di tempo per l'esecuzione dell'opera». In realtà Riva ci metterà quasi sette anni a completare il lavoro. Era un autodidatta, poco più che trentenne (era nato nel 1890 a Torino dove morirà nel 1973), e si rinchiuse a lavorare nella palestra della scuola Silvio Pellico messa a disposizione dal Comune. Sempre la Stampa nell’agosto 1924 riporta la voce popolare, secondo cui di quel lavoro «i torinesi dell'attuale generazione difficilmente vedranno la fine». Di fatto ci furono diverse modifiche al progetto originale che rallentarono i lavori.
I significati esoterici
Le due statue maschili Inverno e Autunno, Boaz e Jaquim, sono i guardiani delle colonne di Ercole, la soglia che porta alla conoscenza. Boaz rappresenta le tenebre e l’ignoranza, guarda a est dove sorge il sole, verso Jaquim che rappresenta la luce, la conoscenza. Boaz e Jaquim reggono degli otri dai quali sgorga l’acqua che simboleggia lo conoscenza a cui gli esseri umani si abbeverano. Lo spazio regolare fra le due statue rappresenterebbe il cuore del mistero, il passaggio verso la conoscenza, la Caverna Luminosa in cui sono custoditi i misteri alchemici che regolano il mondo.
Primavera ed Estate sono invece le due statue femminili ai lati estremi della fontana. La Primavera rappresenta la virtù, la conoscenza del sacro riservata agli iniziati. L' Estate rappresenta il vizio, la conoscenza profana, rivelata a tutti. C’è anche un ulteriore significato simbolico legato alla massoneria: i giganti Boaz e Jaquim sostengono le colonne d'Ercole, il luogo dopo il quale iniziava l'infinito. Boaz sarebbe il primo gradino dell'iniziazione del neofita nei trentatré scalini del percorso delle logge massoniche. Mentre Jaquim rappresenterebbe la perfezione, la conoscenza. La fontana simboleggerebbe quindi la trasformazione interiore che l'iniziato deve compiere per raggiungere la vera conoscenza e la perfezione.
Ma i simboli non si contano: sul retro della fontana si vede un pesce, simbolo cristiano, e una testa d’ariete, simbolo del diavolo. La bocca centrale che butta acqua rappresenta Medusa, custode dei segreti del labirinto, i segreti alchemici. Le pigne ai piedi dell’Autunno rappresentano sapienza e rinascita, i melograni e l’uva accanto all’Estate racchiudono i semi del sapere esoterico. Le figure maschili rimanderebbero anche a Osiride, la più antica divinità egizia, quelle femminili a Iside, sua sposa e sorella. Le due donne simboleggiano anche i due aspetti dell’amore, sacro (Primavera) e profano (Estate), e la Virtù in contrapposizione al Vizio.
Gli occhi del diavolo
Eccesso di simbologia esoterica? Forse… ma a pochi passi dalla piazza, in via Lascaris, all’angolo con via San Francesco d’Assisi, buttate un occhio alla pavimentazione: cosa sono quelle strane fessure a forma di occhi? Semplici prese d’aria e di luce per i locali sotterranei (dove per altro si tenevano le riunioni segrete di una Loggia Massonica)… oppure gli occhi del diavolo?
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22 agosto 2026
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