L'Europa bloccata che non si allarga
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L'Europa bloccata che non si allarga

Venerdì 21 agosto 2026
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Il ministro degli Esteri della Macedonia del Nord lamenta di essere trattato ingiustamente dalla Ue

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L'Europa bloccata che non si allarga

Paolo Lepri | 21 agosto 2026

Il ministro degli Esteri della Macedonia del Nord lamenta di essere trattato ingiustamente dalla Ue

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L’Europa non ci vuole, si lamenta la Macedonia del Nord, lo Stato balcanico che ha fatto domanda di adesione all’Ue nel lontano 2005, quattro anni dopo la breve guerra che oppose le forze di sicurezza nazionali ai guerriglieri albanesi, ultimo atto dei conflitti nella ex Jugoslavia. «A volte siamo frustrati, Il nostro Paese non ha il lusso di un’alternativa B o un’alternativa C», sostiene il ministro degli Esteri Timco Mucunski che non nasconde il suo disappunto per il fatto che i negoziati con Bruxelles non sono mai cominciati. Il Montenegro li ha conclusi, l’Ucraina (senza però quella «corsia preferenziale», aggiungiamo, che sarebbe stata opportuna) e la Moldavia hanno iniziato il loro cammino, mentre l’Albania ha concluso i primi tre «capitoli». 

Più complicata, invece, la posizione di Serbia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo. «Dire che siamo stati trattati ingiustamente è un eufemismo», insiste, in un colloquio con Politico, il trentasettenne ex professore di legge e deputato di centro-destra che dal 2024 è l’uomo-chiave di una politica estera abbastanza allineata con l’Europa, in modo particolare nei rapporti con Mosca. Di chi è la colpa di questo stallo? Come spesso accade nell’Ue, sono i veti a ritardare o bloccare i processi decisionali. 

Il no a Skopje viene dal governo di Sofia (oggi guidato dal filo-russo Rumen Radev) che chiede il riconoscimento della minoranza bulgara nella costituzione macedone. La disputa, legata a questioni di identità nazionale, va avanti da tempo. Mucunski è molto netto con la Bulgaria: «Siamo di fronte ad un totale abuso della posizione di Stato membro». In ogni caso, al di là di questa significativa contrapposizione e dei suoi effetti, è il progetto complessivo dell’allargamento a vivere una fase di difficoltà, destinata a crescere, in una fase storica che richiederebbe, con l’America di Trump all’attacco, un’Europa più forte e più grande sulla scena internazionale. 

«Gli attuali capi di governo dell’Ue temono che la struttura istituzionale e i loro stessi elettori scettici non siano in grado di gestire l’arrivo di nuove energie», scrive il Financial Times. Non è esclusa in ottobre una revisione delle regole. Certo, i problemi esistono, ma le promesse andrebbero rispettate.

21 agosto 2026

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