Salvadanaio previdenziale, un po' di coraggio
Corriere della Sera - Cultura

Salvadanaio previdenziale, un po' di coraggio

Venerdì 21 agosto 2026
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L'idea del «porcellino evoluto» per i nuovi nati è un segnale di concreta consapevolezza della crisi demografica e una prova di responsabilità verso le prossime generazioni

Salvadanaio previdenziale, un po' di coraggio

di Ferruccio de Bortoli | 21 agosto 2026

L'idea del «porcellino evoluto» per i nuovi nati è un segnale di concreta consapevolezza della crisi demografica e una prova di responsabilità verso le prossime generazioni

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Dopo le interviste di Enrico Marro al presidente dell’Inps, Gabriele Fava, e oggi a quello di Covip, Mario Pepe, è più chiara la proposta di istituire, per ogni nato, un salvadanaio previdenziale. Un aiuto iniziale dello Stato, la detassazione per i contributi (la paghetta) di genitori e parenti, la possibilità incentivata di autoalimentare il fondo, in età adulta, nell’ottica di costruire una pensione di scorta. 

Il finanziamento della misura potrebbe essere assicurato dal parziale ristorno della provvista dei vari bonus bebé e simili. Ora si aspetta che i partiti si esprimano. E sarebbe interessante e virtuoso se vi fosse una convergenza bipartisan anche se i neonati non votano ma i loro genitori forse sì. Perché crediamo che l’idea del «porcellino evoluto», espressa con chiarezza da Mauro Maré e altri autori in un recente saggio dal titolo Chi si prenderà cura di noi?, edito dal Mulino, abbia più significati. 

Primo: un segnale di concreta consapevolezza sulle conseguenze della crisi demografica. Secondo: una prova di responsabilità verso le prossime generazioni, le cui pensioni saranno non solo magre ma anche incerte. Terzo: l’opportunità di costituire un fondo che potrebbe investire, nel lungo termine, sull’economia reale. Un’iniziativa del genere è stata lanciata negli Stati Uniti, se ne parla in Germania e in altri Paesi europei. 

L’economista Luigi Guiso ha perfezionato lo studio del baby equity fund nel libro Famiglie e risparmio, pubblicato sempre da Il Mulino. In un sondaggio, condotto insieme ai suoi collaboratori, ha chiesto a un campione di intervistati che cosa farebbero con l’assegno iniziale. Il 40 per cento lo destinerebbe al fondo, un altro 30 solo in parte, il restante 30 lo spenderebbe subito. Con un capitale iniziale di mille euro, alla nascita del beneficiario, si arriverebbe con un investimento su un Etf equilibrato, a 85 mila euro al compimento del settantesimo anno. Con rischi modesti. 

Fulvio Coltorti, ex capo ufficio studi di Mediobanca (quella vera), sostiene l’opportunità di un’ulteriore “difesa” per i neonati. «Se attuata questa iniziativa porterebbe ad uno sviluppo cospicuo (finalmente!) del nostro mercato finanziario dal lato dell’impiego del risparmio a lungo termine. Sarebbe una manna dal cielo per i gestori dei patrimoni: i quali, se ben ricordo, non hanno mai brillato né per competenza né per senso del dovere. A mio modesto parere, i libretti costituiti ex lege dovrebbero incorporare una garanzia di rendimento offerta dal gestore: ad esempio basata sul rendimento dei Btp oppure sull’indice dei prezzi al consumo». 

E, aggiungiamo noi, a mo’ di ulteriore provocazione, i gestori professionali potrebbero rinunciare, nell’investimento dei baby equity fund, ad ogni commissione. Una misura che ridurrebbe, per un buon fine, i margini delle banche. Altro che le sparate, del tutto inutili, sulla tassazione degli extraprofitti.

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21 agosto 2026, 12:15 - modifica il 21 agosto 2026 | 12:15

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