Csi, suoni che evocano i mondi di Pasolini e Fenoglio
Nel libro di Michele Rossi «Ho visto un’alba blu. Un racconto letterario dei Csi» in uscita il 28 agosto per Baldini+Castoldi la storia del gruppo che ha più volte scombinato e reinventato la musica alternativa italiana. E lo stesso giorno parte la loro nuova tournée da Marzabotto, nel bolognese
Venerdì 21 agosto 2026
Csi, suoni che evocano i mondi di Pasolini e Fenoglio
Nel libro di Michele Rossi «Ho visto un’alba blu. Un racconto letterario dei Csi» in uscita il 28 agosto per Baldini+Castoldi la storia del gruppo che ha più volte scombinato e reinventato la musica alternativa italiana. E lo stesso giorno parte la loro nuova tournée da Marzabotto, nel bolognese
di HELMUT FAILONIVoltando metaforicamente la testa e guardando a ritroso nella storia recente della musica - chiamiamola per comodità - alternativa italiana, il gruppo dei Csi (Consorzio Suonatori Indipendenti), nato nei primissimi anni Novanta dalle ceneri dei Cccp - Fedeli alla linea, e muovendosi liberamente fra le tinte sonore di generi quali l'indie, il folk, il rock psichedelico e il punk, ha acceso un faro nel mare magnum della musica. Indicando ai navigatori che avevano scoperto una nuova rotta possibile da percorrere.Fra le onde di un mare oscuro e dissonante, certo, ma che prometteva comunque sempre ancora un approdo sicuro.
Fuori i nomi dei due capitani e del resto dell'equipaggio allora: Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni (fondatori dei Cccp - Fedeli alla Linea, gruppo attivo dal 1982 al 1990, e nuovamente tra il 2023 e il 2025), Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Giorgio Canali (transfughi dai Litfiba), con l’aggiunta di Ginevra Di Marco. Questi «suonatori indipendenti» si sono definiti un «Consorzio». Che in un'accezione extramusicale è «una forma di cooperazione che permette di affrontare sfide o mercati complessi che,da soli, i singoli partecipanti non potrebbero gestire con la stessa efficacia». Bella definizione. Che, diciamo, ci può forse anche stare, nonostante la diversità di pensiero fra i vari membri dello storico gruppo. «La nostra filosofia era di attendere che le cose accadessero», ha ricordato Ferretti, ripensando alla registrazione del disco Ko de mondo.
Ai Csi Michele Rossi - classe 1969, saggista, critico letterario e scrittore, che dal 2023 dirige il Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze - ha dedicato un saggio, Ho visto un'alba blu. Un racconto letterario dei Csi, in uscita per Baldini+Castoldi il 28 agosto, lo stesso giorno in cui prende il via da Marzabotto (Bologna) la nuova tournée del gruppo riunito dopo anni. Rinfreschiamo al volo la memoria: i Csi sono stati attivi per dieci splendidi anni, fra il 1992 e il 2002, poi nuovamente fra il 2013 e il 2018e infine quest'anno.
Ah, stavamo per dimenticare... il blu del titolo è (ovviamente) quello della celebre canzone del 1996 contenuta nel disco Linea Gotica. «Ho dato al mio dolore la forma di abusate parole [...] Ho aperto gli occhi dall'orlo increspato. Ho visto un'alba blu»,recita parte del testo di Lindo Ferretti.
Il libro di Rossi esce felicemente dalla categoria della biografia musicale, per presentarsi al lettore come una mappa letteraria divisa in 16 capitoli indipendenti.L'autore trova e isola una parola chiave, un verso o un'immagine dai testi di Ferretti (per esempio: la terra, il sangue, la trincea, il silenzio) e la analizza con profondità di conoscenza della letteratura, trasformando così il suo saggio in qualcosa che assomiglia molto ad una antologia poetica del secolo scorso. E i riferimenti extramusicali ai quali si può arrivare pensando a dischi storicicome Ko de mondo (1994), il loro primo album in studio, il già citato Linea Gotica (1996) e Tabula Rasa Elettrificata (1997), sono numerosi.
Quest'ultimo disco prende ispirazione da un viaggio in Mongolia di Lindo Ferretti e Zamboni, intrapreso attraverso la Transiberiana e dal quale è stato tratto anche un libro, La Mongolia in retromarcia (Giunti, 2000), firmato a quattro mani. Il viaggio viene inoltre raccontato nel film di Davide Ferrario Sul 45° parallelo (1997): la sceneggiatura è fra l'altro firmata anche da Gianni Celati.Rossi nelle sue pagine si concentra anche su come i Csi abbiano «tradotto» in musica pagine della grande letteratura del secolo scorso.
Sotto questo punto di vista i legami più profondi evidenziati nel libro sono soprattutto tre. Il primo è Beppe Fenoglio: Rossi crea un parallelo fra Il partigiano Johnny e il disco live La terra, la guerra, una questione privata (1998), dove «il fango, la pioggia e la scelta morale della Resistenza diventano specchio della lotta quotidiana dell'uomo moderno». Il secondo è Pier Paolo Pasolini con il quale Ferretti condividerebbe la nostalgia per un mondo contadino e ancestrale,travolto dal «progresso senza sviluppo». Il terzo invece è Cesare Zavattini: il legame indissolubile con la propria terra d'origine emerge con forza nei capitoli dedicati alla «provincia come centro del mondo», concetto notoriamente caro al grande sceneggiatore della Bassa.
I fatti storici ai quali l'autore lega i capolavori dei Csi sono la devastazione della guerra nei Balcani e l'eco della Resistenza (Linea Gotica); il viaggio spirituale e geograficoin territori di frontiera (Tabula Rasa Elettrificata), ai quali vanno aggiunte le suggestioni legate alla poesia e alla mistica.
Nell'immagine: Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti in uno scatto di Guido Harari.
Su «la Lettura» #768, disponibile in questa App, quattro pagine dedicate ai Csi. Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni sono tornati in Mongolia, a Ulaanbaatar dove hanno suonato prima dell'inizio del tour italiano. Il racconto del viaggio in due articoli, uno di Zamboni stesso e l'altro del regista Davide Ferrario.
20 agosto 2026 ( modifica il 20 agosto 2026 | 21:06)
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