L'estate del bipolarismo allo sbando
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L'estate del bipolarismo allo sbando

Giovedì 20 agosto 2026
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Politica divisa su tutto. Non solo tra i due schieramenti ma anche al loro interno

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L'estate del bipolarismo allo sbando

Roberto Gressi | 20 agosto 2026

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Lo abbiamo immaginato, per il nostro Paese, il bipolarismo perfetto. Due schieramenti in competizione, con idee diverse per l’Italia e per il mondo, ma comunque reciprocamente legittimati a sfidarsi democraticamente per il governo. E magari anche capaci, sui grandi temi, di convergere su quelle scelte che riguardano indiscutibilmente il bene comune. Idee e interessi pure contrapposti, ma con una visione da statisti e non solo da politicanti: in una parola, italiani.
«L’amor che move il sole e l’altre stelle», il verso di Dante che dà il titolo al meeting di Rimini, al quale parteciperà Papa Leone XIV, è il più tempestivo degli auspici, nella realtà di oggi. Siamo divisi su tutto: la pace e la guerra, i migranti, la sicurezza, il clima, l’economia e il lavoro, la giustizia e le riforme, le banche, la Rai, fino alla legge elettorale. Non solo i poli sono sulle barricate come non mai, ma anche al loro interno le spaccature sono feroci, le contraddizioni insanabili, le ambizioni personali potenti. La fine dell’estate ci consegna un quadro politico assai più frammentato e rissoso, anche rispetto alla scorsa primavera, e ci lancia verso un’interminabile campagna elettorale, dove pare prevalere la confusione, la demagogia e l’agguato.

La situazione del Campo largo è preoccupante. L’intuizione di Elly Schlein, quella di unire tutte le opposizioni, l’ha portato, almeno nei sondaggi, a poter competere per il governo del Paese.
Ma il successo al referendum è stato presto dimenticato, travolto da divisioni politiche drammatiche, e dalla voglia, sia di Schlein che di Conte, di guidare la coalizione. Sull’Ucraina il leader dei Cinque Stelle è intransigente su no alle armi, come pure sugli investimenti per la difesa europea, e vuole farne la leva per vincere le primarie. La segretaria lo frena, ma soprattutto media, facendo trasalire l’area riformista del suo partito. E anche su Trump i giudizi divergono, come pure sui migranti e sulla sicurezza. È il nodo di due partiti che non hanno una natura comune, anzi semmai in larga misura opposta, fin dalla nascita del movimento che fu di Grillo e Casaleggio. 

Elly vuole Renzi in squadra, Giuseppe non si fida di lui da quando gli preferì Mario Draghi. Renzi a sua volta, ricambiato, non vuole saperne di allearsi con la lista civica del bettiniano Alessandro Onorato, e Avs lavora per avere un suo candidato alle primarie, magari per rilanciare la patrimoniale. Poi c’è la corteggiatissima Silvia Salis, e pronti alla chiamata ci sono Gaetano Manfredi e mille altri, mentre altri mille si sentono in corsa per la presidenza della Repubblica. Primarie scalabili, tanto che ci pensava perfino Sigfrido Ranucci, blandito da Valter Lavitola ma anche in precedenza omaggiato dall’Anm, protagonisti, i due, della vicenda più mortificante dell’estate.

Il centrodestra non ha il problema della leadership, Giorgia Meloni non è ovviamente in discussione. Ma anche lì i problemi non mancano. E non solo perché l’estate spregiudicata del generale Roberto Vannacci li obbliga a una rincorsa spericolata. Il sovranismo porta con sé la concorrenza con gli altri sovranismi, ad esempio sui migranti. C’è lo scontro con la Spagna, ma anche la Germania e perfino la Svizzera e l’Austria premono perché l’Italia si riprenda i cosiddetti dublinanti. Il rapporto con l’Europa fibrilla. Forza Italia tiene la barra, ma la Lega non ne vuole sapere. Ma poi chi è la Lega? Salvini? O Attilio Fontana che insieme agli altri governatori vuole accompagnarlo all’uscita? 

E lo stesso Tajani ne ha di concorrenza interna, con la famiglia Berlusconi che un po’ lo sostiene e un po’ vuole un cambio di passo. Per non parlare della nuova legge elettorale, che rischia grosso sia sulle preferenze che sul giudizio della Corte costituzionale. E anche a destra si balla sulla politica estera, vuoi per le aperture alla Russia di Salvini, vuoi, soprattutto, se le necessità elettorali dovessero spingere a qualche intesa con Vannacci.
È in corso la crisi più grave del bipolarismo, sbriciolato dalle divisioni interne, tanto da rendere incomprensibile, soprattutto a sinistra ma non solo, quale sarà la collocazione internazionale del nostro Paese. E anche le tentazioni terzopoliste vagano nella nebbia, con tutti i centristi, a partire da Carlo Calenda, che giocano ognuno per sé.

Probabilmente è tardi per fermare questa giostra impazzita, che corre verso elezioni ancora lontanissime. Ma se un margine ancora c’è, questo è il momento. I due schieramenti hanno la possibilità e il dovere di presentare una proposta chiara e lineare, senza sotterfugi e non detti. Il rischio altrimenti, in questo anno, non è solo quello di non fare le cose che servono all’Italia, ma di fare danni poi difficili da riparare.

20 agosto 2026

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