Bruno Vespa: «Trump porta il caos. Vannacci? Un bravo soldato, ma da qui a farne un leader politico ce ne vuole»
Corriere della Sera - Cultura

Bruno Vespa: «Trump porta il caos. Vannacci? Un bravo soldato, ma da qui a farne un leader politico ce ne vuole»

Giovedì 20 agosto 2026
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Il giornalista a Cortina ad "Una montagna di libri" intervistato da Alessandro Russello scandisce la sua fedeltà a Kiev: «Con l’Ucraina fino alla fine. Rappresenta tutto quello in cui crediamo dal ’45 a oggi»

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Bruno Vespa: «Trump porta il caos. Vannacci? Un bravo soldato, ma da qui a farne un leader politico ce ne vuole»

di Pamela Ferlin

Il giornalista a Cortina ad "Una montagna di libri" intervistato da Alessandro Russello scandisce la sua fedeltà a Kiev: «Con l’Ucraina fino alla fine. Rappresenta tutto quello in cui crediamo dal ’45 a oggi»

C’è un momento alla Alexander Girardi Hall di Cortina d’Ampezzo in cui la sala - 700 posti esauriti - si scioglie in un applauso commosso e ripetuto. È quando Bruno Vespa scandisce la sua fedeltà a Kiev: «Con l’Ucraina fino alla morte. Rappresenta tutto quello in cui crediamo dal ’45 a oggi».
L’entusiasmo del giornalista rimbalza sulle poltrone e ritrova eco nel pubblico, preparato dal video messaggio della ministra della Cultura ucraina, che ha salutato Una Montagna di Libri ricordando come la letteratura ucraina sia oggi più che mai una forma di resistenza. In prima fila anche la ministra Elisabetta Casellati.

Il dialogo

A dialogare con Vespa è Alessandro Russello per un’ora di conversazione che tiene insieme un «finimondo dietro l’altro» in questo nostro tempo, in balia del presidente americano Donald Trump che, dice Vespa, «Porta il caos. Cambia idea ogni giorno, vende in anticipo le proprie opinioni per fare insider trading. È l’uomo più potente e contraddittorio del mondo». La gestione americana della guerra in Ucraina è «disastrosa e irresponsabile. Per fortuna l’Europa si è unita in questo frangente, con una Giorgia Meloni che resiste nell’europeismo arginando la brutalità diplomatica della Casa Bianca». Poi l’auspicio, da ottimista, che le lezioni di mid-term ne ridimensionino la corsa.

I migranti e Vannacci

Sui migranti, il registro si fa fermo: «Ne abbiamo bisogno e le migrazioni esistono da sempre, il tema è terribilmente complicato». La ricetta Vespa è pragmatica: il Piano Mattei dell’Italia come sostegno economico agli Stati africani, sanatorie mirate, regolarizzazione di chi serve al lavoro e alla demografia. «I migranti non sono né peggiori né delinquenti: sono disperati e poveri. Noi dobbiamo impedire il caporalato e un’invasione incontrollata che alimenta reazioni xenofobe». Russello affila la prima domanda spinosa sul capitolo affari interni: Vannacci? «Un bravo soldato, perfettamente in controllo, ma da qui a farne un leader politico ce ne vuole e con la Lega non c’entra nulla. Meglio perdere le elezioni che vincerle con Vannacci. La sua simpatia per Putin è imperdonabile».

Zaia

Sulla fronda dei governatori leghisti un omaggio a Zaia, per cui ha un’ammirazione sconfinata: «È un asso ma non è fatto per fare il segretario della Lega, che è un partito leninista. Alberto Stefani mi sembra un giovane capace, anche se non ho avuto modo di conoscerlo». Di Meloni: «La premier più longeva dal 1860, la cui leadership non si appanna». Russello incalza: «La vedi al Quirinale?», Vespa risponde che a 49 anni non è sensato, non sarebbe pronta a ritirarsi dalla vita politica dopo un eventuale mandato, anche perché è una combattente che ora si batte per una legge elettorale che consenta di capire chi governerà. Sul campo largo non nasconde scetticismo, «non hanno un programma condiviso né una politica estera comune, solo l’accordo sul salario minimo». Sulla Cina è aperto, «se lo sono guadagnato il successo economico, meglio essere amici». La battuta finale è su Ranucci: «Ranucci chi? Ho ancora un’etica aziendale», sorride. E la sala torna ad applaudire.

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