Smanie canine per la villeggiatura
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Smanie canine per la villeggiatura

Giovedì 20 agosto 2026
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Smanie canine per la villeggiatura

di Maria Angela Robustelli

Fare i bagagli per andare in vacanza, non ha più niente a che fare con lo stipare indumenti leggeri dai toni sgargianti, ordinati per colore, insieme a belletti, profumi e tacchi alti. Almeno per me.
Nella mia valigia, spazzole a denti metallici, fermenti lattici e spuma disinfettante, ciotole da viaggio pieghevoli, antiparassitari e bustine razionate di crocchette mono proteiche, si mischiano a parei di garza, libri e quasi mai scarpe, fatto salvo per il mio paio di sandali Positano color cuoio.

Da quando ci siamo incontrati, Filippo, Gilda, Dada ed io, la mia vita è cambiata. Così come le mie esigenze in fatto di soggiorni da prenotare, il tipo di attività che preferisco concedermi in vacanza e non ultimi, i miei parametri di giudizio in fatto di bipedi.
La prima volta che lo vidi fu su un banchetto con la scritta Una giornata fuori dal canile . Era stipato in una gabbia di fortuna, triste, denutrito e rassegnato all’evidenza, tra cani e gatti che si mostravano belli e felici nei loro fiocchi rosa e azzurri, consapevoli dell’opportunità irripetibile che quella mattina di primavera gli stava offrendo. 

Quando quel piccolo incrocio di spinone barbuto dal pelo d’oro e un topolino di campagna con le orecchie rosa, si fece forza, alzò lo sguardo liquido alla Sad Sam e mi guardò. Da allora, Filippo ed io scoprimmo di essere fatti della stessa pasta, riuniti da un unico destino che ci aveva separati alla nascita per farci rincontrare al momento giusto, che ci sorprese ormai pronti a fare delle nostre esistenze, una nuova rivoluzione copernicana. Insieme.
Per Gilda fu altrettanto emozionante ma dai toni più action drama . Durante una commovente commemorazione nei pressi di un ameno ritrovo nella natura in provincia di Avellino, vidi scaraventata fuori da un’auto in corsa, qualcosa di molto simile a un sacchetto della spazzatura, che si sarebbe rivelata essere una cucciolotta simil schnauzer mista a goldendoodle - tutta nera, con un pizzico di orsacchiotta dei boschi e della cozza bacolese doc - che col tempo sarebbe diventata una cagnolina dalle doti multisport d’eccellenza in discipline come il nosework , la condotta e il lavoro in acqua.
L’arrivo di Dada invece - il cui diminutivo è Dadina, come la prima donna buddista italiana che in barba a tutte le sue malattie, fu a lungo un faro culturale e umano per la nascente comunità Soka nel nostro paese - fu una prova alla quale la vita mi sottopose.
Ipovedente, sopravvissuta al cimurro con diverse difficoltà muscolari - a metà tra un molossoide, un corgi e quei succosi pezzi di carne di corazza che si usano nella ricetta della genovese o del ragù napoletano - aveva fatto irruzione nella mia vita all’angolo di una strada, avvolta nella coperta di una volontaria che non sapeva cosa farne, come quel terzo figlio non programmato arrivato in tarda età che rompe gli equilibri ma che ti accompagna verso un cambio di rotta spirituale necessario, diventando così la cagnolina più saggia e intelligente della famiglia; per tutti, a due o a quattro zampe, una guru.
Le mie vacanze insieme a loro in fondo, necessitano di cose semplici. Un natante gonfiabile per Fil, dove ergersi a poppa come un capitano in miniatura che mira la costa assaporando il vento tra la barbetta; una spiaggia deserta per Gigì, dove correre senza freni inibitori come solo lei sa fare, e che come me, adora l’aperitivo al tramonto ancora sporca di sale; un prato verde o anche un’aiuola brulla ma che sia rigorosamente all’ombra, per Dada Dea, che negandosi a qualunque attività marina o che richieda uno sforzo fisico, ci aspetta nel silenzio della sua contemplazione della natura, con ciotole inderogabilmente piene.
E fu proprio per l’innata abilità da icebracker di Gilda che quell’estate, sulla nostra Isla bonita dalla sabbia nera, mentre Iddu roboava le sue rassicurazioni e lei si era persa tra la gente coi gin tonic in mano sulla Spiaggia Lunga, che incontrai Samuele. Cantautore.
Seduto su una sdraio sotto l’ombrellone di foglie di palma, con una t-shirt dei Pink Floyd, mentre quell’impunita rubacuori, imbucata al suo tavolo, si faceva accarezzare le pudenda, mi raccontò del suo legame profondo con Stromboli che Da tanto tempo ormai è il mio buon ritiro , disse, come la punta di un iceberg di tante storie che lo avevano portato a scrivere sotto quello stesso cielo nero di stelle, l’album capolavoro L’oroscopo del 2000 . Brani come Il pescatore di asterischi , Cattiva , e Isola o come Replay , che gli valse il premio della critica a Sanremo 2000 e la sua prima Targa Tenco, al quale aveva collaborato anche Lucio Dalla, suo mentore e grande amico.
Parlammo del silenzio, dei profumi dell’isola e soprattutto dell’amore incondizionato di cui solo gli animali sono capaci. E quando anche l’ultimo spicchio di sole rosso si tuffò nell’orizzonte, guardando i miei cuccioli addormentati nella sabbia, fiduciosi e sereni in vacanza con me, pensai a quel suo verso, E da quando ci sei tu, l’interruttore della luce non si spegne più .
Era proprio così.

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