Ucraina contro il film «Dau» a Venezia, Alberto Barbera si difende: «Accuse menzognere»
Il direttore della Mostra del Cinema della Biennale accusa i ministri di aver «manipolato la realtà»
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Ucraina contro il film «Dau» a Venezia, Alberto Barbera si difende: «Accuse menzognere»
di Sara D'AscenzoIl direttore della Mostra del Cinema della Biennale accusa i ministri di aver «manipolato la realtà»
Alberto Barbera alla Mostra del Cinema di Venezia (foto di Andrea Pattaro)
A due giorni dall'attacco dei ministri della Cultura e degli Affari Esteri dell'Ucraina alla Mostra d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (al Lido dal 2 al 12 settembre) contro il film Dau di llya Khrzhanovsky, regista russo che ha rinunciato alla cittadinanza del suo Paese e oggi è cittadino tedesco, britannicao e israeliano, il direttore della Mostra Alberto Barbera si sfoga in un lungo post sul suo profilo Instagram, difendendo l'operato della Biennale, già attaccata duramente nei mesi scorsi dalla comunità internazionale e sanzionata dall'Europa col taglio di 2 milioni di euro di finanziamenti per il ritorno della Russia alla Biennale. I due ministri non avevano chiesto la censura del film, ma attaccato la Biennale per dare voce alla Russia, visto che il progetto Dau - progetto audiovisivo mastodontico sul fisico sovietico Lev Landau che ha dato origine a 14 lungometraggi e 3 serie televisive - fino al 2019 è stato finanziato dall'oligarca russo Sergey Adoniev.
L'attacco di Barbera: «Menzogne sul film»
Barbera premette doverosamente: «So che in Ucraina, invasa dai russi, c'è una guerra sanguinosa e crudele in atto. Lo so che le guerre si combattono non solo al fronte ma anche con la propaganda». Ma poi attacca: «Costruire un castello di accuse fondato su premesse menzognere e manipolazione della realtà per attaccare la Biennale e un film invitato in concorso - insieme ad altri 19 in gara per il Leone d'Oro - non è propaganda filoputiniana, è un film di denuncia dei regimi totalitaristici e della loro intrusione nella vita dei cittadini per limitarne la libertà, è l'opera di un dissidente russo finito nelle liste di proscrizione del regime come terrorista e nemico dello Stato, un regista che sin dall'inizio ha preso posizione contro l'invasione russa dell'Ucraina».
«La Biennale baluardo di libertà»
«Perché allora - conclude Barbera - questo cortocircuito inspiegabile ai danni di un film che gli accusatori non hanno evidentemente ancora visto?». Il film che si vedrà a Venezia infatti, pur essendo partito come progetto vent'anni fa, e pur poggiando su materiale girato tra il 2008 e il 2011, è stato integrato con riprese fatte nel 2024 e il film in gara è infatti una produzione tedesca, con Francia e Svezia come Paesi coproduttori. Il film è stato finanziato da ARTE, WDR, Swedish Film Institute e Hubert Bals Fund (Paesi Bassi), come precisato dalla Biennale di Venezia in una nota di martedì 18 agosto 2026. «Perché fare della Biennale - si chiede ancora Barbera - l'ennesimo bersaglio di un attacco gratuito e ingiustificato? Forse perché la Biennale di Venezia è rimasta uno dei pochi baluardi al mondoa difendere la libertà di espressione, a prescindere dalla provenienza geografica e dalla nazionalità. Difendiamone l'autonomia e la libertà».
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19 agosto 2026
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