Le nuove pensioni tedesche interessano anche noi
Berlino si prepara a varare un'ampia riforma del sistema previdenziale per venire incontro ai giovani lavoratori
Le nuove pensioni tedesche interessano anche noi
di Ferruccio de Bortoli | 19 agosto 2026Berlino si prepara a varare un'ampia riforma del sistema previdenziale per venire incontro ai giovani lavoratori
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Ha perfettamente ragione Luigi Marattin quando commenta su X che stiamo dando poco peso, anzi nessun peso, alla epocale proposta di riforma tedesca della previdenza. E questo mentre ci occupiamo, visceralmente, solo di fatti di cronaca.
Il grande Alberto Ronchey sosteneva che noi italiani siamo appassionati (si fa per dire) solo di attualità immediata. Quella permanente, troppo complessa, ci annoia e la rimuoviamo. Tra quella permanente c’è anche la sostenibilità dei sistemi pensionistici. In estrema sintesi il cancelliere Merz, recependo le conclusioni dei lavori di una speciale commissione, vorrebbe affiancare al sistema pubblico a ripartizione una parte a capitalizzazione. Questo per far sì che i rendimenti del risparmio pensionistico, soprattutto a beneficio delle generazioni più giovani, siano più elevati di quelli, modesti, attuali, attraverso gestori specializzati nell’asset management.
Si annunciano perciò delle gare europee alle quali potrebbero partecipare anche soggetti stranieri e, perché no, italiani. Magari la stessa Commerzbank ormai controllata da UniCredit. Sarebbe curioso.
La riforma prevederebbe - e questo è uno dei passaggi politicamente più delicati - un aumento progressivo e obbligatorio dei contributi, fino al due per cento delle retribuzioni lorde, per metà a carico delle aziende e per metà dei lavoratori. Inoltre è previsto un adeguamento dell’età pensionabile all’aumentare dell’aspettativa di vita con l’obiettivo di arrivare a quota 67 anni - quella della Fornero - nel 2041. Meno pensionamenti anticipati, maggiori garanzie sulla congruità degli assegni futuri in un’ottica di riequilibrio intergenerazionale.
«La principale novità - commenta Marattin - è che nel caso tedesco stiamo parlando del primo pilastro, quello pubblico e obbligatorio. Noi abbiamo fatto qualcosa di analogo - ed è forse uno dei pochi meriti del governo Meloni - con il Trattamento di fine rapporto devoluto automaticamente per i neo assunti, dal primo luglio, alla previdenza complementare. Il Tfr, tra l’altro, è una particolarità italiana. Altrove non c’è».
Una discussione su pregi e difetti del modello tedesco, in confronto con quello italiano - sostiene il segretario del Partito liberaldemocratico - ci consentirebbe di uscire, una volta per tutte, dalla trappola della demagogia pensionistica. «Per esempio che ragione c’è di rinviare, ancora una volta come è stato fatto con l’ultima legge di Bilancio, l’adeguamento dell’età pensionistica all’aspettativa di vita? Per pochi mesi e con un costo rilevante».
*In relazione alla rubrica di Frammenti del 18 agosto, riceviamo e pubblichiamo:
Gentile dottor De Bortoli,
colpisce che nel Suo recente intervento sul sito del Corriere dedicato a Transizione 5.0, dopo aver riconosciuto la legittimità dell'obiettivo di favorire il Made in Europe, Lei attribuisca proprio a questa scelta una responsabilità per il rallentamento degli investimenti nel fotovoltaico.
Oggi 3Sun è l'unica realtà produttiva di grandi dimensioni rimasta in Europa nella filiera del fotovoltaico, dopo che per anni i produttori cinesi hanno inondato il mercato con pannelli a prezzi tali da mettere fuori gioco gran parte dell'industria europea.
Per questo misure come Transizione 5.0 non rappresentano una distorsione del mercato, come erroneamente ritengono alcuni ambienti universitari, ma uno strumento per preservare capacità industriale, innovazione e occupazione in un settore strategico.
Enel sta facendo la sua parte con un investimento, eredità di precedenti amministrazioni, da oltre un miliardo di euro nella Gigafactory 3Sun di Catania, che ha generato oltre 1.200 posti di lavoro tra diretti e indiretti.
Sarebbe facile chiudere 3Sun, così avremmo gli investimenti di Industria 5.0 e nel contempo avremmo completamente deindustrializzato l’Europa nel fotovoltaico e, più in generale, nelle rinnovabili.
La domanda di fondo è semplice: l'Europa vuole limitarsi ad acquistare beni (spesso low cost, realizzati altrove e sovente grazie forti sussidi statali di Paesi esteri) e diventare quindi un continente di soli consumatori; oppure vuole continuare a produrre, innovare e sviluppare tecnologia? Il problema non sono i cinesi, ma dove si produce. Senza una solida base industriale e senza innovazione non c'è autonomia strategica, non c'è crescita e, nel lungo periodo, c'è il rischio di un inevitabile declino economico e industriale. 3Sun, come riconosciuto in varie occasioni dalle principali istituzioni europee, oltre che italiane, rappresenta una risposta concreta a questa scelta.
Ufficio Stampa Enel
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