I sessant'anni del Piereni, lo chalet in Val Canali scelto da Giovanni XXIII e Indro Montanelli
L’eccellente cucina trentina e il panorama mozzafiato hanno catturato molti vip nel tempo, dai politici alle teste coronate
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I sessant'anni del Piereni, lo chalet in Val Canali scelto da Giovanni XXIII e Indro Montanelli
di Giorgio Dal BoscoL’eccellente cucina trentina e il panorama mozzafiato hanno catturato molti vip nel tempo, dai politici alle teste coronate
Estate, metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, versante sinistro della Val Canali a una decina di chilometri da Fiera di Primiero. «Dai Rinaldo, aiuta questo monsignore a salire sul nostro cavallo e accompagnalo tu giù in valle al Patriarcato di Venezia», dice il padre al figlio che obbedisce anche se il ragazzo, circa quindici anni, lo fa con una certa preoccupazione. Quel monsignore, infatti, ha un pancione e un naso altrettanto grande. L’aspetto, però, è molto mite. Come farò — riflette — a farlo salire in groppa al nostro cavallo? Studia la situazione: porta il cavallo a fianco di un muretto sopra il cui ripiano Rinaldo accompagna il monsignore. Di lì, questo problema di fisica dovrebbe trovare soluzione. Tutto va liscio, ma il ragazzo pensa a quel povero cavallo che dovrà sopportare quel peso per più di un chilometro.
Il monsignore in parola ha una certa età, è stanco per aver fatto una passeggiata nel vicino bosco. Si era fermato in quella casa colonica al limitare del bosco per riposare e chiedere un bicchierone d’acqua. Dissetato e un po’ riposato, il «monsignore», anche su suggerimento del padre del ragazzo, era dunque salito a fatica sul cavallo che il ragazzo teneva per le briglie pilotando i due fino in fondo alla valle alla sede estiva del Patriarcato di Venezia. Un paio d’anni dopo la notizia: il cardinale Roncalli è stato eletto papa. È Giovanni XXIII. Ed è proprio quel «monsignore» (in realtà, un cardinale), che la famiglia Zagonel ha ospitato in casa per una mezz’ora e che è salito sul cavallo. Rinaldo è certo. Ricorda la pancia, il nasone e gli occhi buoni in una immagine che la Rai manda in mondovisione. Ma sono soprattutto le foto dei primi piani dei quotidiani che glielo fanno ricordare con precisione. Eppoi era un «monsignore» che viene da Venezia. E il patriarcato estivo è proprio in fondo alla valle.
Lo chalet degli scrittori
Rinaldo cresce, si innamora delle mitiche rocce tutt’attorno, compie arrampicate da leggenda, apre la direttissima Cimon della Pala, fa il militare con le Fiamme Gialle e scia da campione. Eccelle nella discesa libera e manca di pochi centesimi di secondo il primato mondiale del chilometro lanciato.
Dà lo stop allo sport agonistico perché a un centinaio di metri da casa dei genitori c’è un grande prato dove è possibile costruire uno chalet. Le montagne attorno, in particolare le Pale di San Martino sono, come usa dire, mozzafiato. Tutto va a gonfie vele e vien su lo chalet (Piereni) che proprio in questi giorni compie 60 anni dalla sua apertura. Con la moglie Delia, che fa la cuoca, Rinaldo crea una struttura tanto bella e affascinante che anche per la eccellente gastronomia via via ospita importanti personaggi. Soltanto per fare qualche esempio: Dino Buzzati, Indro Montanelli che lui stesso, Rinaldo, accompagna in piccole o grandi escursioni. Fa loro compagnia anche, certe volte, a tavola dove si incuriosisce: il primo, nonostante sia magro come uno stecchino, non gozzoviglia ma mangia volentieri soprattutto Tosella. L’altro, Montanelli, mangia a fatica, come un uccellino, e non vede l’ora di fumarsi la sigaretta.
Politici e reali
E a proposito di Buzzati, che è morto cinque anni prima, arriva anche Amintore Fanfani a inaugurare una ferrata a lui dedicata. Naturalmente c’è anche la scorta che rimane entusiasta dell’accoglienza e dei panorami, tanto da mandare successivamente un biglietto di ringraziamento firmato da tutti i componenti. Arriva anche il fratello della regina d’Italia Maria Josè, Leopoldo di Belgio. Tanti altri personaggi illustri saranno ospiti in quello chalet che Rinaldo e Delia ristrutturano sempre in meglio. Purtroppo durante queste trasformazioni vanno smarrite foto, firme, lettere ed altro, quei «documenti» che attestano il successo clamoroso dell’iniziativa turistica. È davvero un peccato, soprattutto per il biglietto firmato dalla scorta di Fanfani che, dirottata successivamente alla difesa di Aldo Moro, i suoi componenti moriranno in via Fani. Rinaldo li riconoscerà in foto rimanendo senza parole.
Lo chalet oggi e il lutto di mamma Erica
Rinaldo, ex sciatore e rocciatore, spalle quadrate, robusto, è il ritratto della salute, uomo che, però, nel 2011 una malattia rapidissima se lo porta via a 71 anni lasciando la moglie Elda e i figli Piero ed Erica, il primo cuoco e la seconda il jolly dello chalet, figli che proseguono con la mamma migliorando ancora, se possibile, la struttura. E ancora, però, il destino è crudele. Il figlio di Erica, Mattia Debertolis, 29 anni, ingegnere civile e atleta nazionale di Orienteering va in Cina a rappresentare l’Italia ai campionati mondiali della specialità. È l’8 agosto dell’anno scorso e Mattia inizia la sua galoppata per conquistare verosimilmente (come da pronostici dello staff azzurro) una medaglia. Perché anche lui, come il nonno, è un campione. Fa un caldo torrido, Mattia lungo la gara a un certo punto, probabilmente colto da un malore (dovuto al gran caldo?), crolla. Viene portato in ospedale ma c’è poco da fare: quattro giorni dopo, il 12 agosto, muore. Dunque esattamente un anno fa. E sessanta dall’inaugurazione del Piereni.
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19 agosto 2026
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