«Quegli atleti italiani veri»
Corriere della Sera - Cultura

«Quegli atleti italiani veri»

Martedì 18 agosto 2026
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Djokovic: «Mi rivedo in Sinner e non mi pento di averlo aiutato: ha la mentalità del campione. Devo tutto alla mia prima maestra di tennis»

«Quegli atleti italiani veri»

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Gentile Aldo Cazzullo,
le sarei grato se volesse pubblicare questa lettera (con la quale concordo pienamente e che anzi faccio mia) che mi è stata inviata da un caro amico, rispettatissimo professore della Università Bocconi (evito di nominarlo solo per doverosa riservatezza). In sostanza, parte dal suo stesso punto di vista (accogliere è giusto), ma giunge a conclusioni diverse dalle sue, censurando l’immigrazione indiscriminata.

«Carissimi amici,
interessante articolo di Cazzullo sul Corriere. Morale: se sei ignorante e borioso non sei un vero atleta. E non vincerai mai. Vedi i signori del calcio. Lui parla delle belle interviste in inglese dei nostri. Io sottolineo le splendide dichiarazioni in italiano e i concetti profondi di cui tanti bravi atleti sono portatori. Poi Cazzullo mette in evidenza l’importanza dell’integrazione di diverse origini geografiche per il successo complessivo. Ma io arrivo a conclusioni opposte alle sue. Secondo lui il ruolo dei Diaz e delle Curtis mostra l’esigenza di aprirsi all’accoglienza. Non è così: tutti gli atleti di colore (ma non solo: la triplista ucraina ha tutte le caratteristiche che sto per elencare) che hanno gareggiato per il tricolore, parlano italiano come e meglio di noi. Hanno rispetto incondizionato del nostro Paese, della nostra cultura e regole, così come della religione cattolica. Anche quando (Battocletti soltanto a che mi risulti) si dichiarano musulmani. Si avvolgono immediatamente nel tricolore e lo baciano. Per tutti costoro non siamo stati noi a implorare di integrarsi. Hanno implorato loro di essere integrati. E lo sono stati in pieno. E sono italiani veri, colti e rispettosi. Non è accogliendo indiscriminatamente dei soggetti sconosciuti (spesso delinquenti in fuga dai loro Paesi) che ci invadono e disprezzano, che si realizza l’integrazione e il successo della società, dell’economia e dello sport. È dando il benvenuto a chi ama il nostro Paese, ci dice con trasparenza chi è, ci rispetta e bussa cortesemente alla porta chiedendo accoglienza e integrazione».

Ignazio La Russa

18 agosto 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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