Apriamo gli atenei al mondo
Occorre con estrema urgenza eliminare le barriere che impediscono alla nostra straordinaria struttura universitaria di attrarre gli studenti internazionali. Occorre eliminare le barriere linguistiche, burocratiche e strutturali
Maria Falcone contro Travaglio: «Indegne le parole su mio fratello Giovanni e Giulio Andreotti»
Apriamo gli atenei al mondo
Renato Mazzoncini * | 17 agosto 2026Occorre con estrema urgenza eliminare le barriere che impediscono alla nostra straordinaria struttura universitaria di attrarre gli studenti internazionali. Occorre eliminare le barriere linguistiche, burocratiche e strutturali
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Leggo il bell’articolo del rettore Billari sul Corriere della Sera, «L’Italia deve pensare al futuro», e nella totale condivisione sia della diagnosi che della prognosi, mi permetterei di aggiungere uno spunto di riflessione circa quest’ultima. Il tema dell’inverno demografico in Europa e in Italia in particolare è davvero drammatico, come sottolinea giustamente Billari; da qui al 2050 anche miglioramenti dell’indice di natalità non avrebbero effetti sulla forza lavoro, vitale per il nostro sistema produttivo, per il Pil, per la tenuta del debito pubblico e del welfare. Occorre quindi immigrazione qualificata, regolare e capace di contribuire stabilmente al sistema produttivo.
Allargando il tema alla competitività dell’Europa nel mercato mondiale, e si capirà tra breve il nesso, è ormai unanime convinzione che occorra spingere rapidamente per un reale mercato unico europeo, e che per farlo occorre rimuovere barriere burocratiche, fiscali e linguistiche. Qui viene la mia proposta di integrazione alla riflessione di Billari: utilizzare la rete universitaria italiana come asset strategico per veicolare immigrazione qualificata, in una logica peraltro di simbiosi mutualistica con il sistema universitario stesso. Infatti l’impatto del calo demografico italiano colpirà pesantemente le iscrizioni universitarie già tra il 2028 e il 2035, riducendo di oltre il 20% le iscrizioni annue e lasciando quindi a regime fino a 400 mila posti in aula vuoti. Il calo colpirà in modo asimmetrico la Penisola, accentuando lo svuotamento degli atenei del Mezzogiorno e delle aree interne, già fortemente penalizzati dall’emigrazione studentesca verso il Centro-Nord.
Attualmente l’Italia, oltre a essere il più bel Paese del mondo, ha una straordinaria struttura universitaria con oltre 100 atenei, alcuni millenari e dislocati in tutte le regioni da Nord a Sud, sia in centri metropolitani grandi che in comuni di media dimensione. Gli studenti iscritti sono circa 2 milioni con una presenza di studenti internazionali estremamente limitata, 5%, circa 100 mila, ben al di sotto della media UE dell’8,4%. Cos’è che consente al Regno Unito di avere il 24% di studenti internazionali, ai Paesi Bassi il 18% e perfino alla Svezia di superarci, con il suo inverno con 6-7 ore al giorno di luce? Principalmente l’azzeramento della barriera linguistica: l’insegnamento in quella che è oggi la lingua franca: l’inglese.
Esattamente come avveniva in Italia con il latino, l’antica lingua franca. Non stiamo «anglicizzando» l’università italiana, ma auspichiamo di tornare alla sua vocazione originaria di luogo internazionale, che ha consentito al nostro Paese di essere meta di studiosi di ogni parte del mondo per secoli.
Il Regno Unito è una delle principali mete globali per l’istruzione terziaria. Secondo i dati della Hesa (Higher Education Statistics Agency), gli studenti internazionali sono circa 680 mila, arrivando a comporre il 24% dell’intera popolazione universitaria. La situazione in percentuale è ottima anche in Olanda, ed è interessante il caso del Canada, Paese con una popolazione di soli 40 milioni di abitanti. Il Canada è una delle mete globali con la più alta concentrazione di immatricolati esteri. Secondo i dati dell’OECD e del Canadian Bureau for International Education, gli studenti internazionali rappresentano circa il 21% della popolazione di livello terziario. Interessante anche analizzare la provenienza principale che vede l’India al primo posto (circa il 31%) seguita dalla Cina. Situazione del tutto analoga nelle università milanesi, dove Cina e India sono sempre tra i primi tre Paese stranieri più rappresentati.
Arrivo quindi alla proposta: occorre con estrema urgenza eliminare le barriere che impediscono alla nostra straordinaria struttura universitaria di attrarre gli studenti internazionali. Occorre eliminare le barriere linguistiche, burocratiche e strutturali. Costruire un’offerta molto più ampia di corsi, anche triennali, interamente in lingua inglese, semplificare i visti, la legalizzazione dei documenti di studio esteri e la conversione dei titoli, incrementare gli studentati per fuori sede, e, compito del sistema industriale e produttivo, rendere il mercato del lavoro più flessibile e attrattivo per i laureati stranieri.
Come dice giustamente Billari, nella competizione globale, le politiche per un’immigrazione regolare devono mirare ad attrarre le persone che desideriamo, e io da responsabile di una delle grandi aziende del Paese, confermo che desideriamo laureati in gamba con esperienze diversificate, con mentalità internazionale che ci aiutino peraltro a creare il mercato unico europeo di cui abbiamo estremo bisogno per fronteggiare la competizione globale. Auspico un’Italia che diventi il più bel posto dove studiare per ogni cittadino del mondo e che sappia attrarre fino a 400 mila studenti internazionali, capaci di trascorrere qui gli anni decisivi della propria formazione, costruendo relazioni professionali e personali forti, costruttive e durature.
* Amministratore delegato e Direttore generale di Gruppo A2A
17 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Renato Mazzoncini *Apriamo gli atenei al mondo
Lunedì 17 agosto 2026 di Paolo Di StefanoAtleti sul podio, il primo pensiero è per la famiglia
Lunedì 17 agosto 2026 di Dacia MarainiNon dimentichiamo le donne afghane
Lunedì 17 agosto 2026 di Danilo TainoKim, il reietto ora vezzeggiato
Domenica 16 agosto 2026 di Mauro MagattiLe illusioni che generano il populismo
Domenica 16 agosto 2026 di Gustavo GhidiniLa strada impervia per arrivare a una legge sul fine vita
Domenica 16 agosto 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti