Il mio posto tra gli insetti
Corriere della Sera - Cultura

Il mio posto tra gli insetti

Lunedì 17 agosto 2026
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Pubblichiamo in anteprima il prologo dell'esordio di Agnese Messina (Catania, 1989), «L'eremo dei folli», in libreria dal 25 agosto per Garzanti. Un romanzo ambientato in una Sicilia dove crepe intime incontrano guasti sociali. Protagonista: June McFlynn, entomologa forense

Martedì 18 agosto 2026

Il mio posto tra gli insetti

Pubblichiamo in anteprima il prologo dell'esordio di Agnese Messina (Catania, 1989), «L'eremo dei folli», in libreria dal 25 agosto per Garzanti. Un romanzo ambientato in una Sicilia dove crepe intime incontrano guasti sociali. Protagonista: June McFlynn, entomologa forense

di AGNESE MESSINA

È difficile amarsi, quando si è lo strappo sulla tela. Il difetto visibile. Si può diventare arte, ma ci vuole il coraggio di non ricucirsi. Lo capisco per la prima volta a dieci anni.
Me lo insegna mio padre. Senza volerlo, credo. Appena rientra dall’ennesima missione annuncia: «È tempo che June visiti la capitale. Vi porto a Washington».
Non vedo l’ora di tornare negli Stati Uniti.«Il paese in cui ognuno può realizzare i propri desideri», come sottolinea sempre mio padre con orgoglio. Io non sogno in grande, in realtà. Durante il viaggio la mia unica ambizione sarebbe quella di inseguire gli scoiattoli nei parchi, tra le foglie. Proprio come i protagonisti dei cartoni animati che guardo in televisione, sotto le coperte, quando piove e mamma mi permette di saltare la scuola senza dirlo a suo marito.

Ma mio padre ha altri programmi. E i suoi piani vengono sempre prima di me. Andiamo davvero in un parco, il Rock Creek Park, all’ombra degli alberi secolari, ma è solo una deviazione sul percorso che conduce al National Museum of Health and Medicine.Mi sembra una bella notizia, prima di entrare. Mi piacciono i musei, o almeno mi sono piaciuti quelli che ho visitato in Sicilia durante le gite scolastiche. I miei compagni di solito si annoiano e fanno baccano, ma io no. Io amo ascoltare le storie custodite dagli oggetti. Questa volta, però, avrei dovuto capire che sarebbe stato diverso a causa dell’assenza della mamma. È rimasta nell’appartamento che abbiamo preso in affitto a sbrigare delle faccende. Ma forse la verità è che non voleva visitare questo posto. 

Nella prima sala mi ritrovo circondata da ossa, modelli di corpi umani scarnificati, proiettili incastrati nelle vertebre. Distolgo lo sguardo dalle teche. Non ho paura, è più, come dire, compassione. Stringo i pugni e provo a non guardare,ma mio padre se ne accorge e si avvicina. Mi sfiora la guancia con una gentilezza che non ricordo di aver mai visto, nemmeno quando parla con la mamma.
«Sii forte, piccolina. Devi abituarti a queste cose. Il nostro lavoro non è roba per deboli di stomaco».
Credo voglia consolarmi. Invece io provo vergogna. So che non sarò mai alla sua altezza. Lo deluderò, come sempre.

Mio padre ha già deciso che anche io sarò un militare,proprio come lui. Forte, incorruttibile, come ama ripetere spesso. Io, però, non voglio essere incorruttibile. Qualsiasi cosa voglia dire. Vorrei soltanto andare a mangiare una coppetta di gelato alla nocciola. Tornare in Sicilia tra i vicoli di San Ferdinando e tentare di essere una ragazzina qualunque. Non solo la «figlia del generale». Non più «l’americana», come mi chiamano a scuola non appena volto le spalle. Credono che non lo sappia, ma Emanuel sta dalla mia parte e mi racconta tutto.

Mi sposto di qualche passo senza che mio padre se ne accorga. Non voglio stare qui. Io volevo gli scoiattoli, gli alberi, le corse sul prato. Sono sul punto di andare a nascondermi in bagno quando sento una voce dalla sala accanto. Sta spiegando qualcosa con un accento diverso da quello a cui sono abituata a casa. È buffo, ma riesco a comprenderlo.
Do un’occhiata a papà, concentrato su una vecchia pistola arrugginita, e sgattaiolo via in silenzio. Se lo conosco almeno un po’, è difficile che si accorga che mi sono allontanata.

Nell’altra sala, mi avvicino a un gruppo di studenti che indossano la divisa di una high school. Sono molto più bassa di loro e spero di passare inosservata. Resto ad ascoltare la guida con l’accento buffo che continua a illustrare l’esposizione. È bellissima. In questa stanza la luce filtra dalle finestre e fa luccicare tutti gli animali custoditi dentro le teche.C’è colore, c’è vita. L’esatto opposto di ciò che ho visto finora.

«Gli insetti sono creature importantissimee possono essere dei validi alleati per l’uomo. Per esempio, vedete questi esemplari?».0 Osservo la guida mentre indica una serie di insetti bluastri che brillano come fossero bottoni di metallo. «Sono ditteri. Vi sembrerà strano, ma queste piccole mosche sono in grado di risolvere persino i casi di omicidio. La prima volta in cui sono state usate in un’indagine risale al tredicesimo secolo, in Cina. Un contadino era stato assassinato, ma nessuno era in grado di svelare il mistero: chi era il colpevole? Finché la risposta arrivò da alcune di queste bestiole».

La guida sorride, e mi accorgo di sorridere insieme a lui. Non ho mai sentito qualcuno raccontare una storia con tanto entusiasmo. Spero che mio padre non mi trovi prima che io possa ascoltare il finale. Mi avvicino ancora un po’ nonostante l’imbarazzo.

«Gli investigatori chiesero ai contadini di deporre le falci sul pavimento. Volevano cercare tracce di sangue, ma erano tutte perfettamente pulite. Eppure, solo su una di esse si posavano le mosche.Sapete perché?». Per un attimo temo che stia guardando me, ma per fortuna la guida sta aspettando la risposta di uno studente alle mie spalle.
«Perché sentiva l’odore del sangue?».

«Bravissimo! Non è proprio un odore, se vogliamo essere precisi, ma gli insetti percepiscono sostanze che all’essere umano sfuggono. Anche se non sono molto belli, sono animali affascinanti, capaci di mettere ordine nel disordine e di portare vita dove c’è la morte.Custodiscono segreti che solo chi è in grado di porre le giuste domande può rivelare». 

Resto a bocca aperta. Sento il viso caldo, come se mi trovassi accanto al camino della casa dei nonni, in Texas, durante l’unico Natale che ho trascorso lì. Sono felice come se avessi appena scartato i regali sotto il grosso orologio a pendolo tra il profumo dei dolci alla cannella. Forse l’ho appena ricevuto, il mio regalo. Ho scoperto che ci sono creature che non piacciono a tutti, ma che sanno fare tante cose.Cose di cui nessun altro è capace.

All’improvviso percepisco un ronzio alla mia destra.Mi accorgo solo adesso di una grossa ape che svolazza accanto alla mia spalla. Deve essere appena entrata dalla finestra socchiusa. Gli studenti di fianco a me scappano spaventati. Io no. Mi fermo a fissarla. È rotonda e goffa, proprio come quella raffigurata nel libro che la mamma mi legge sempre prima di andare a letto. So bene che La coccinella Lulù e la sua amica Ape è una storia per bambini piccoli. Dovrei passare a ben altre letture. Ma non riesco a dormire senza aver ascoltato quella favola che ormai conosco a memoria. E adesso, forse, la capisco per la prima volta: Lulù è amata da tutti perché è carina e innocua. Mentre Ape viene sempre cacciata via a causa del suo pungiglione, e nessuno si accorge di quanto anche lei sia importante.

Forse voglio essere come Ape.Anche quando tornerò a San Ferdinando. Non dovrò più vergognarmi di essere diversa, di non sapermi truccare o, anzi, di non avere nemmeno voglia di provare a farlo. Andrò al fiume tutti i pomeriggi con Emanuel senza più chiedergli di non dirlo a nessuno. Voglio imparare tutti i segreti di queste creature tra i miei boschi. Senza sentirmi sbagliata.Comprendere come sappiano mettere ordine nel disordine, portare vita dove prima c’è stata la morte.
Forse mio padre ha ragione, non è roba per deboli di stomaco, questa. Farò bene ad abituarmi. Ma non nel modo in cui lui vorrebbe. 
(© 2026, Garzanti S.r.l., Milano; Gruppo editoriale Mauri Spagnol)

Nell'immagine: Chiara Calore (Albano Terme, Padova, 1994), «S. T.», olio su tela, 160 x 145 cm (particolare). Alcune opere dell'artista sono esposte, insieme a quelle di Henri Beaufour, nella mostra «Tutte le creature abitano il confine», a Venezia dal 5 al 27 settembre presso Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa. 

Su «la Lettura» #768, disponibile in questa App, il romanzo di Agnese Messina è recensito da Ursula Beretta. 

17 ago 2026 | 20:07

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