Atleti sul podio, il primo pensiero è per la famiglia
Nessuno nega che talvolta, anche nello sport, i genitori si rivelino competitivi, ansiogeni, frustranti. Ma quando quella convivenza funziona, funziona davvero e finisce per offrire il meglio che si possa sperare per un giovane
Atleti sul podio, il primo pensiero è per la famiglia
Paolo Di Stefano | 17 agosto 2026Nessuno nega che talvolta, anche nello sport, i genitori si rivelino competitivi, ansiogeni, frustranti. Ma quando quella convivenza funziona, funziona davvero e finisce per offrire il meglio che si possa sperare per un giovane
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Non solo Messi con suo padre, la commozione, il dolore senza riparo per la sua morte, la voglia di smettere perché senza di lui nulla ha più senso. Quel che ha segnato, inaspettatamente, questa estate implacabile e a tratti crudele è, fuori dalla politica che va per la sua strada, il senso (il «ritorno»?) inatteso della solidarietà familiare. Una sorta di felice collaborazione e fiducia reciproca tra figli e genitori. E tutto grazie allo sport, che ci ha regalato grandi soddisfazioni e materia non scontata su cui riflettere (chi ha letto ieri Aldo Cazzullo e Marco Bonarrigo ha trovato molti argomenti utili anche alla politica, appunto).
Abbiamo sentito le parole di Nadia Battocletti verso il padre-allenatore («mi capisce all’istante») e verso la madre («mi ha insegnato l’empatia»). E Sara Curtis ha ringraziato per primi i suoi genitori: «Potessi portarli sul podio, lo farei». Matteo Sioli ha mandato un pensiero al nonno dopo aver ottenuto la medaglia di bronzo nel salto in alto. Tamberi (nella foto) ha dedicato l’ennesima vittoria alla moglie Chiara e alla figlia Camilla nel giorno del suo primo compleanno («la mia stupenda famiglia»).
E si potrebbero aggiungere altri esempi simili di gratitudine, senza dimenticare che Jannik Sinner non perde occasione di dirsi riconoscente ai genitori. Dallo sport viene fuori, con sincerità e senza sdolcinature rituali, l’importanza di quella sgangheratissima comunità sociale, sempre in bilico, che è la famiglia (mista, separata, allargata). La quale rimane, a quanto pare, fonte di energia e modello resistente. Nessuno nega che talvolta, anche nello sport, i genitori si rivelino esattamente l’opposto: competitivi, ansiogeni, frustranti. Ma quando quella convivenza funziona, funziona davvero e finisce per offrire il meglio che si possa sperare per un giovane: consapevolezza, gioia di stare al mondo, dedizione, educazione.
Li avete sentiti parlare da Birmingham e da Parigi i nuovi cittadini-elettori e le nuove cittadine-elettrici? Parlano molto meglio della nostra classe dirigente. Si dirà: sono la crème. Non è vero, lo sono diventate e lo sono diventati grazie alla fiducia degli adulti e alle risorse impensate dell’unione ritenuta la più scalcinata, inutile e agonizzante.
17 agosto 2026
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