Rubino Gabrieli, il liutaio che ha realizzato il violino più piccolo del mondo: «È lungo 35 millimetri, l'ho costruito insieme a mio figlio di otto anni»
L'obiettivo è il riconoscimento del Guinness dei primati: «È il limite umano per uno strumento acustico funzionante»
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Rubino Gabrieli, il liutaio che ha realizzato il violino più piccolo del mondo: «È lungo 35 millimetri, l'ho costruito insieme a mio figlio di otto anni»
di Benedetta PellegriniL'obiettivo è il riconoscimento del Guinness dei primati: «È il limite umano per uno strumento acustico funzionante»
Gabrieli al lavoro sul violino con il figlio Santiago
Un violino lungo appena 35,5 millimetri, costruito secondo gli stessi principi di uno strumento tradizionale e capace di produrre un suono reale. È il progetto con cui il liutaio Rubino Gabrieli, attivo a Bressanone, punta a ottenere il riconoscimento del Guinness World Records. A realizzarlo insieme a lui ci ha pensato il figlio Santiago, otto anni, coinvolto direttamente nelle diverse fasi di un lavoro durato circa tre mesi. Il risultato è la riproduzione in scala 1:10 di un classico violino, del quale conserva proporzioni e singole componenti. Per costruirlo sono stati utilizzati abete della Val di Fiemme e acero bosniaco, lavorati esclusivamente con i normali strumenti presenti in bottega. Nessun microscopio o macchinario specifico, dunque, neppure per modellare componenti fragilissimi come le fasce, ridotte allo spessore di un decimo di millimetro. L’idea affonda le proprie radici in un’eredità musicale coltivata per secoli. «La mia famiglia sinta custodisce da moltissime generazioni una profonda tradizione legata alla chitarra, al violino e alla musica tzigana, tramandata di padre in figlio. Io volevo seguire quelle orme e diventare un bravo violinista, proprio come mio nonno», racconta Gabrieli. L’incontro con una bottega di liuteria ha poi cambiato la direzione del suo percorso, proseguito tra studio da autodidatta e perfezionamento con i maestri Gianni Norcia e Davide Sora. Negli anni, le sue chitarre e i suoi violini gli hanno permesso di ottenere medaglie e riconoscimenti in diversi concorsi internazionali.
Il suo primo violino è nato da un patto piuttosto insolito. Che cosa accadde?
«Cercando uno strumento per me, sono entrato per la prima volta in una bottega di liuteria e sono rimasto totalmente folgorato da quel mondo. Ho proposto al liutaio un patto: avrei acquistato il violino da lui, ma in cambio me ne avrebbe dovuto insegnare la costruzione. Dopo molte insistenze l’ho convinto, e il mio primo violino è nato così: per il 30 per cento grazie a un approccio iniziale in bottega e per il restante 70 per cento a casa, da autodidatta, seguendo i tutorial su YouTube. Successivamente ho voluto portare le mie competenze ai massimi livelli, approfondendo gli studi a Bologna con il maestro Gianni Norcia e a Cremona con il maestro Davide Sora. A loro ho chiesto preziosi consigli su dove e come migliorare, perfezionando sia la tecnica costruttiva sia la resa acustica dello strumento. Anche il confronto diretto con i migliori del settore nei concorsi internazionali mi ha aiutato a spingermi sempre oltre. È stato un percorso lungo, rigoroso e di profonda dedizione che oggi mi porta a essere considerato da molti un maestro della liuteria moderna, senza mai dimenticare il cuore della mia tradizione familiare».
Il mini violino costruito con suo figlio Santiago può già essere definito il più piccolo del mondo o bisogna attendere il riconoscimento ufficiale del Guinness World Records?
«Dal punto di vista concettuale e artigianale si tratta a tutti gli effetti del più piccolo modello anatomico di violino da liuteria al mondo costruito a quattro mani con criteri tradizionali. Per quanto riguarda il Guinness World Records, la pratica è un percorso aperto e complesso: l'organizzazione ha parametri molto rigidi legati alla misurazione e alla fisica del suono su scale così microscopiche. Esistono altre miniature sul mercato, ma spesso sono sculture piene o riproduzioni semplificate, non reali strumenti in scala. Il nostro pezzo si distingue perché rispetta fedelmente la proporzione aurea e la struttura interna ed esterna di un vero violino 4/4, ridotto esattamente in scala 1:10. Che arrivi o meno l'omologazione burocratica ufficiale, per noi il vero "primato" è l'aver dimostrato che la liuteria classica può spingersi a questi livelli di precisione senza l'ausilio di microscopi, e l'averlo fatto insieme, padre e figlio. A settembre 2026 il mini violino sarà esposto in occasione della premiazione del XX Concorso internazionale di liuteria ANLAI a Pisogne».
Come si suona, concretamente, un violino di appena 35,5 millimetri?
«Con una cassa di soli 35,5 mm la fisica impone limiti precisi: la cavità d'aria e le corde microscopiche producono una frequenza acustica ad altissimo timbro e a volume ridotto. Per sollecitare le corde e far vibrare la cassa armonica si utilizza un archetto in miniatura appositamente proporzionato. Non si possono eseguire complessi concerti da sala, ma posizionando lo strumento e pizzicando o sfregando le corde con la dovuta delicatezza lo strumento emette una nota acustica reale. Dimostra che la cassa di risonanza "risponde" e funziona esattamente come quella di uno strumento grande».
Qual è stata la parte più difficile della costruzione?
«Per realizzarlo sono serviti circa tre mesi di lavoro intenso. La cosa straordinaria è che abbiamo utilizzato soltanto gli attrezzi normali da bottega senza ausilio di macchinari o lenti d’ingrandimento. Durante il percorso ci sono stati diversi scarti, specialmente per le fasce: con uno spessore limite di soli 0,1 millimetri, nei primi tentativi si spezzavano sistematicamente durante la piegatura a caldo. Dopo vari test ho scoperto che la chiave era piegarle sfruttando il vapore, abbinato all'uso di una controforma su misura che ho creato appositamente per questo progetto. Una volta intuito e applicato questo metodo, la struttura ha funzionato alla perfezione».
In quali fasi il contributo di Santiago è stato decisivo?
«Santiago non è stato un semplice spettatore, ma un partecipante attivo e fondamentale. Insieme abbiamo scelto i legni e impostato le sagome, per poi passare alla levigatura e all'incollaggio dei blocchetti interni. La sua presenza si è rivelata decisiva in alcune zone estremamente delicate: avendo io le dita da adulto, grandi e forti, rischiavo costantemente di rompere i micro-componenti o esercitare troppa pressione. Santiago, con le sue manine minute e una delicatezza naturale, è riuscito a lavorare e rifinire punti microscopici dove io non arrivavo, oltre a darmi una mano fondamentale nella fase della verniciatura. Vedere la sua concentrazione e la cura con cui maneggiava pezzi di pochi millimetri è stata la soddisfazione più grande di tutto il progetto».
Una curiosità. 35,5 millimetri rappresentano il limite oltre il quale un violino non potrebbe più essere costruito e suonato oppure, tecnicamente, sarebbe possibile realizzarne uno ancora più piccolo?
«Dal punto di vista della fisica acustica e della resistenza meccanica del legno, 35,5 millimetri rappresentano praticamente il limite umano e materiale per uno strumento acustico funzionante. Scendere ulteriormente di scala renderebbe la lavorazione quasi impossibile: le fasce, già ridotte a un decimo di millimetro, non reggerebbero la piegatura e si spezzerebbero inevitabilmente, senza contare la tensione delle corde che schiaccerebbe la cassa. Penso che oltre questo limite sia veramente difficile, se non impossibile, realizzare un violino mantenendo l'esatta proporzione anatomica in scala e la funzionalità di tutti i suoi componenti. Tecnicamente si potrebbe scolpire un oggetto pieno ancora più piccolo, ma non sarebbe più un vero violino da liuteria classica acusticamente attivo».
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17 agosto 2026 ( modifica il 17 agosto 2026 | 16:53)
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