Sal Da Vinci in concerto a Sabaudia aspettando il live alla Cavea dell'Auditorium: «Prego ogni mattina»
Il cantautore è atteso il 17 agosto all’Arena del Mare BCC e il 3 settembre al Parco della Musica. Dopo una gavetta durata cinquant'anni, il successo con «Rossetto e caffè», infine la vittoria a Sanremo con «Per sempre sì»
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Sal Da Vinci in concerto a Sabaudia aspettando il live alla Cavea dell'Auditorium: «Prego ogni mattina»
di Paola MedoriIl cantautore è atteso il 17 agosto all’Arena del Mare BCC e il 3 settembre al Parco della Musica. Dopo una gavetta durata cinquant'anni, il successo con «Rossetto e caffè», infine la vittoria a Sanremo con «Per sempre sì»
Sal Da Vinci
Per Sal Da Vinci «meglio tardi che mai» non è solo un modo di dire, ma la sintesi perfetta di una vita spesa a resistere. Mentre il sistema provava a confinarlo nei recinti della musica locale — tra porte chiuse, ingaggi mancati e lo snobismo delle grandi etichette — lui ha continuato a cantare. E adesso si gode la rivincita. Salvatore Michael Sorrentino, 57 anni, ci ha sempre creduto. «Quello che arriva con la gavetta e la sofferenza è più bello», ripete spesso. E di strada ne ha percorsa davvero.
Nato a New York con Napoli nel cuore
Nasce a New York nel 1969 — dove la madre, al settimo mese, aveva raggiunto il padre Mario, icona della sceneggiata napoletana, in tournée con Luciano Tajoli e Claudio Villa —, ma l’America è rimasta un dettaglio anagrafico. Il cuore è sempre stato piantato a Napoli. Il mestiere vero, d’altronde, lo incontra prestissimo: a soli sette anni incide in duetto con il padre «Miracolo ’e Natale», brano che diventa poi una commedia teatrale e dà il via a una lunghissima tournée. «Da allora non sono più sceso dal palco», racconterà.
La gavetta e l'incontro con Verdone
Prima di diventare il cantautore con «la mano sul petto», fa di tutto. Canta ai matrimoni, alle comunioni, recita nelle sceneggiate e gira film. A Roma ci arriva da ragazzino: Carlo Verdone lo sceglie, ancora adolescente, per interpretare Capua in «Troppo forte» (1986), accanto ad Alberto Sordi. Ma la vera passione di Sal è la musica. Resta lì, testarda. E quando le case discografiche gli dicono di no, lui non cambia strada. Aspetta. Resiste. Continua. Poi, nel 2024, il colpo di scena con «Rossetto e caffè». Scritta a casa, tra il caos dei nipoti e rifinita in ascensore, la canzone — autoprodotta e lanciata dal basso — fa saltare il banco: diventa un’ossessione su TikTok, colonna sonora di Affari Tuoi con i balletti di Stefano De Martino, e supera i 134 milioni di visualizzazioni su YouTube, valicando i confini nazionali.
Il sostegno di Renato Zero
Persino l’amico Renato Zero rimane spiazzato: «Gli feci sentire il brano prima che uscisse», ha raccontato Sal Da Vinci al Corriere della Sera. «Mi disse: “La musica è bellissima, ma il testo non mi fa impazzire. Provo a lavorarci io”. Però era incasinato e il tempo passava. Pubblicai lo stesso. Quando lo rividi la canzone volava. Mi guardò: “Sal, non ci ho capito un c...”». Il resto è storia recente: la vittoria al Festival di Sanremo 2026 con «Per sempre sì» — tormentone dei tormentoni che spopola tra meme, remix e traduzioni in tutte le lingue — e subito dopo il quinto posto all’Eurovision Song Contest. In due anni la traiettoria cambia completamente: da artista neomelodico a fenomeno pop definitivo.
Il 3 settembre alla Cavea
Eppure Sal non si è mosso di un millimetro. È rimasto teatrale, elegante, profondamente napoletano. Tra completi sartoriali su misura, colori decisi e una gestualità verace, ha preso la tradizione partenopea e l’ha fusa con la modernità, infilandola dentro ritmi funky, arrangiamenti orchestrali e sonorità reggaeton alla Bad Bunny. È con questa identità che la voce di Mergellina, ormai abituata a flirtare con i Caraibi, arriva martedì sera all’Arena del Mare BCC Roma di Sabaudia, per tornare nella Capitale il 3 settembre alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, ospite del Roma Summer Fest. Oltre alle sue hit, nello show c’è il nuovo album «Per sempre sì»: dalla delicatezza di «Pessimi pensieri» (firmata con Gigi D’Alessio) sussurrata all’inizio, esplosiva sul finale, all’energia travolgente di «Fuga d’amore», fino a «Una lettera e un mazzo di rose» e la bachata estiva di «Poesia», che profuma di promesse al chiaro di luna.
«Ringrazio il "Padre mio" e il pubblico»
Con cinquant’anni di carriera alle spalle, il tempo per Sal Da Vinci si è rivelato un alleato generoso. Vive ogni traguardo con profonda umiltà e gratitudine, come ha raccontato al Corriere: «La mattina mi alzo e prego: “Padre mio, grazie”. Il resto lo devo solo al mio pubblico. A nessun altro».
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