La strada impervia per arrivare a una legge sul fine vita
Può, uno Stato laico, subordinare la prestazione di questa assistenza a condizioni che con tutta evidenza riflettono una secolare «sovranità dogmatica»?
La strada impervia per arrivare a una legge sul fine vita
Gustavo Ghidini | 16 agosto 2026Può, uno Stato laico, subordinare la prestazione di questa assistenza a condizioni che con tutta evidenza riflettono una secolare «sovranità dogmatica»?
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Circa un mese fa, all’attrice Sibilla Barbieri fu negata l’assistenza dall’ASL Roma 1 perché non era «attaccata» a macchine per sopravvivere. Era soltanto invasa da metastasi a pancreas, fegato, polmoni, cervello, cuoio capelluto, sterno, pube, stomaco, e tre vertebre della colonna. E soffriva di costanti, insopportabili dolori. Le restavano tre mesi di inferno, che rifiutò con piena consapevolezza e lucidità.
Non bastò per essere assistita a morire. E così il figlio l’accompagnò in Svizzera.
Questo il quadro della «legge» italiana, anno 2026. Confermato inevitabilmente dalla Corte costituzionale, che pure da anni, dalla sentenza 2019 sul caso Cappato/dj Fabo, tenta di risvegliare il legislatore dal sonno della ragione, e dal mostro generato.
A questo punto, occorre porsi alcune domande. Appartiene o no a noi, la nostra vita, lungo tutto il suo arco? Quando potremo disporne liberamente, anche per porvi fine, per autonoma e cosciente determinazione personale, pur se non ricorrano quelle sadiche attuali condizioni «di legge» (essere affetti da malattie irreversibili, sofferenze insopportabili e persino, appunto, dipendenti da «sostegni vitali» — macchine — per sopravvivere)? E per farlo serenamente, con i nostri cari vicino, avendo diritto, come cittadini, a essere assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale?
Può, uno Stato laico, subordinare la prestazione di questa assistenza a condizioni che con tutta evidenza riflettono una secolare «sovranità dogmatica»? Di questo si tratta, senza ipocrisie.
Quale allarme o turbamento della società può derivare dal fatto che una persona, tenendo per mano i suoi cari nel raccoglimento della propria casa, sia aiutata a finire serenamente una vita che non sente più come degna?
Quanta strada v’è da compiere, da noi, per giungere ad affermare il diritto della persona a essere assistita nella libera e cosciente scelta di porre fine all’esistenza: per qualsivoglia motivo? Intanto, per migliorare «il presente del futuro» (S. Agostino), guardiamo a Stati meno condizionati da dogmi religiosi, come Paesi Bassi, Belgio, Canada.
E soprattutto a quella Costituzione i cui principi fondativi — qui, in primis, gli articoli 2 e 3 — risalgono al «Progetto» della storica Commissione presieduta da Ruini (Meuccio).
16 agosto 2026
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