«Caramelle Frizzanti», quelle piccole storie di sale cinematografiche indipendenti che resistono: «Tanti grandi registi sono germogliati grazie a questi luoghi»
Corriere della Sera - Cultura

«Caramelle Frizzanti», quelle piccole storie di sale cinematografiche indipendenti che resistono: «Tanti grandi registi sono germogliati grazie a questi luoghi»

Domenica 16 agosto 2026
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Il libro di Guido Brignone. celebra la resilienza di alcune sale cinematografiche indipendenti in un panorama di schermi sempre più affaticati

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«Caramelle Frizzanti», quelle piccole storie di sale cinematografiche indipendenti che resistono: «Tanti grandi registi sono germogliati grazie a questi luoghi»

di Piero Di Domenico

Il libro di Guido Brignone. celebra la resilienza di alcune sale cinematografiche indipendenti in un panorama di schermi sempre più affaticati

Una visione d'insieme della sala del Modernissimo

Il Cinema Fulgor di Rimini, nato nel 1920, dove Federico Fellini vide il suo primo film, Maciste all’inferno (1926) di Guido Brignone. Il Bristol di Savignano sul Panaro, sopravvissuto a streaming e home video mantenendo un'identità di comunità. Il Nosadella di Bologna, che oggi ospita anche lezioni universitarie ed eventi culturali e politici. Il Vittoria di Loiano, voluto fortemente da un parroco cinefilo. Il Modernissimo, restaurato e cuore pulsante della Cineteca di Bologna nel centro del capoluogo. 

Sono tante le storie raccolte nel volume Caramelle frizzanti. Piccole storie di sale cinematografiche in Emilia-Romagna (in riga edizioni). Articoli pubblicati in origine sulla rivista online «emiliodoc» per celebrare la resilienza di alcune sale cinematografiche indipendenti in un panorama di schermi sempre più affaticati. 

Sale come presidio di civiltà e gusto

Fino a qualche anno fa ogni centro della regione, anche i più sperduti, potevano vantare una sala, spesso accompagnata anche da un teatro. Uno dei motivi che, secondo alcuni studiosi, avrebbe favorito il germogliare in regione di maestri del cinema come Fellini, Antonioni, Bertolucci, Bellocchio, Cavani, Avati. 

Nelle oltre 130 pagine del libro trovano spazio anche figure come il proiezionista Alessandro «Udo» Ventura, o l'esperienza produttiva della Cittadella Film di Parma nel secondo dopoguerra. 

In apertura un omaggio a Vittorio Boarini, il primo direttore della Cineteca di Bologna, «intelligente, visionario, progettista culturale, uomo volitivo e generoso», ricordato da Cristina Berti Ceroni, che è stata la sua compagna negli ultimi dieci anni di vita. Ho sempre pensato, scrive invece nella sua prefazione il critico e docente dell’Alma Mater Roy Menarini, «alle sale cinematografiche come alla spina dorsale del nostro mondo. La sala, specie in città medio-piccole, è un presidio di civiltà e di gusto». 

Il cinema Fulgor di Rimini

Un luogo aggregatore

La sala come luogo carismatico, «dove la visione di un film attecchisce dentro di noi. Quello che distingue un ricordo concreto da uno sbadiglio generico. Oggi meno di un tempo, forse, ma oggi con un ruolo più prezioso, culturalmente conscio, sensibile, aggregatore». 

Poi inizia la sfilata delle sale, vagliate in particolare da Claudio Tamburini, che con Elisa Mereghetti e Marco Mensa aveva avuto l’idea di accendere i riflettori sui cinema indipendenti, in particolare quelli che prestavano una particolare attenzione ai documentari. 

A cominciare dalla sala parrocchiale Galliera alla Bolognina, «underground, underchurch», raccontata da Mattia Della Casa e Marte Bernardi: «I social e il web hanno una loro valenza. Tuttavia per una realtà come la nostra il consolidamento del senso di comunità si ha nel contatto diretto con il pubblico. Ragion per cui cerchiamo sempre di avere un regista o un produttore». 

Per arrivare al Nosadella, prima nella sua sede storica nella via omonima, dove c’erano ben tre cinema oggi spariti, poi nel complesso del Centro civico del Quartiere Saffi. Uno spazio che al mattino e nel pomeriggio funziona come aula universitaria o luogo per convegni e manifestazioni e di sera e nei weekend torna a essere una sala. 

Una capacità camaleontica che conferma come non ci sia una ricetta unica per far andare avanti le sale raccontate nel libro. Ognuna di esse è stata capace di inventarne una ad hoc che faceva al caso proprio.

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