Biennale Arte, cosa resta del caso Russia (e le visite in crescita)
Nata sotto il segno delle proteste contro la presenza della Russia e di Israele, nei primi mesi la Biennale delle polemiche ha registrato il 20 % di visitatori in più rispetto al 2024. Dopo le controversie con l'Europa il caso si sposta in tribunale
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Biennale Arte, cosa resta del caso Russia (e le visite in crescita)
di Sara D'AscenzoNata sotto il segno delle proteste contro la presenza della Russia e di Israele, nei primi mesi la Biennale delle polemiche ha registrato il 20 % di visitatori in più rispetto al 2024. Dopo le controversie con l'Europa il caso si sposta in tribunale
Visitatori davanti al Padiglione della Russia ai Giardini della Biennale a Venezia durante la vernice della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte, lo scorso maggio (foto Marco Sabadin)
Domenica 16, giorno dopo il Ferragosto, i giornali non escono, dunque «la Lettura» di questa settimana sarà in edicola solo lunedì 17. «La Lettura» #768, trona alla 61ª Esposizione Internazionale d'arte della Biennale di Venezia, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre, con nove pagine speciali. Stefano Bucci parla con il team curatoriale che ha raccolto il testimone dalla curatrice Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio dello scorso anno; Pierluigi Panza approfondisce la presenza dell'Ucraina con la statua dell'Origami Deer di Zhanna Kadyrova; Federica Lavarini stila la lista di dieci Padiglioni da ricordare; Vincenzo Trione dà una lettura critica della kermesse; il focus si chiude con un articolo di Sara D'Ascenzo che ripercorre i 131 anni di storia dell'Esposizione attraverso le pagine del «Corriere» dell'archivio storico. Qui sotto, in un articolo extra solo digitale, D'Ascenzo fa il punto su cosa resta del caso Russia.
«Stranieri Ovunque», la Biennale d’Arte 2024 curata da Adriano Pedrosa, si era chiusa il 24 novembre 2024 tagliando il traguardo dei 700 mila biglietti venduti. Per tradizione la Biennale di Venezia non dà indicazioni intermedie di come stia andando un’esposizione, ma questa «In minor keys» (inaugurata lo scorso 9 maggio e in programma a Venezia fino al 22 novembre), curata da Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio 2025, ha registrato nei primi mesi un andamento del +20 % rispetto alla precedente. Dunque, se la tendenza dovesse continuare e il caldo feroce attenuarsi, la Biennale delle polemiche, nata sotto il segno delle proteste contro la presenza del Padiglione della Russia ai Giardini – mancava dallo scoppio della guerra in Ucraina – e contro quella del Padiglione di Israele all’Arsenale, potrebbe superare gli 800 mila visitatori e magari avvicinarsi al «Latte dei Sogni», la Biennale 2022 curata da Cecilia Alemani che segnò la più alta affluenza di pubblico nella storia ultracentenaria della fondazione veneziana.
Le ragioni dell’interesse marcato per questa Biennale possono essere diverse – la scomparsa della curatrice, la cui figura è ammantata di un’aura che difficilmente si è vista in passato, la possibilità per il pubblico di votare il proprio Padiglione preferito – ma un elemento è dato certamente dal clamore della questione Russia, che ha fatto da detonatore nella voglia del pubblico di andare a vedere con i propri occhi in cosa consistesse quel Padiglione tanto contestato. Nonostante sia stato spiegato precisamente che dopo i quattro giorni di vernice a maggio il Padiglione dal 9 maggio sarebbe stato chiuso al pubblico e dunque inaccessibile alle curiosità del visitatore, la prima cosa che fa chi entra ai Giardini è dirigersi verso il verde mela del Padiglione contestato. Alcuni incollano il naso alle vetrate del piano terra, cercando di capire cosa celino le porte chiuse. Non molto: in loop, all’interno, vanno i video delle performance degli artisti – soprattutto musicisti – che ai primi di maggio si sono alternati sul palco improvvisato al piano terra. L’albero che dà il titolo al progetto curatoriale di un giovane team «che per scelta vuole rimanere anonimo», ha spiegato la commissaria governativa Anastasia Karneeva, The tree is rooted in the sky, è sempre al suo posto, al centro del Padiglione, lo si può intravedere facendo il giro e spiando da dietro, nel luogo da cui si gode una delle più belle viste della Laguna.
Un po’ poco per un atto che ha monopolizzato l’attenzione dei media per mesi e che ha avuto una prima conseguenza un mese fa, quando l’Eacea – l’European Education and Culture Executive Agency – ha comunicato la decisione di revocare alla Biennale il finanziamento di due milioni di euro (in tre anni) per un progetto legato alla promozione del cinema: Biennale College e Venice Production Bridge. Decisione scontata, dopo la presa di distanza dei ministri della Cultura di 22 Paesi dell’Unione Europea dalla decisione dell’istituzione guidata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco di riammettere – o non ostacolare – la Russia all’Esposizione. A Ca’ Giustinian – sede della Biennale – il dossier legale predisposto per rispondere alla decisione europea è corposo. La Biennale ha diverse strade davanti a sé: dalla richiesta di sospensiva al ricorso alla Corte europea con sede in Lussemburgo appellandosi all’estraneità dei fondi, visto che l’Europa ha «colpito» il cinema per una controversia che riguarda l’arte. Ha già fatto sapere che il taglio non inciderà sulle attività della fondazione, ma 2 milioni, di questi tempi, non sono soldi da far volare a cuor leggero dalla finestra. E soprattutto, a questo punto, è una questione di principio, motore e benzina di tante cause. Vinte e perse.
15 agosto 2026 ( modifica il 15 agosto 2026 | 16:18)
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