Ilaria Capua: «Servono più donne nei ruoli apicali: il cambiamento culturale in atto è lentissimo. Le rettrici degli atenei? D'ispirazione per le più giovani»
La virologa a San Martino di Castrozza con il suo nuovo manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile: «Gli stereotipi di genere influiscono sull'autostima. Faccio un appello ai padri: fate più attenzione agli episodi quotidiani di prevaricazione e sessismo»
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Ilaria Capua: «Servono più donne nei ruoli apicali: il cambiamento culturale in atto è lentissimo. Le rettrici degli atenei? D'ispirazione per le più giovani»
di Francesca VisentinLa virologa a San Martino di Castrozza con il suo nuovo manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile: «Gli stereotipi di genere influiscono sull'autostima. Faccio un appello ai padri: fate più attenzione agli episodi quotidiani di prevaricazione e sessismo»
«Signorina, ci pensa lei al caffè». È la frase che scienziate e professioniste di tutto il mondo, prima o poi, in qualche riunione, si sono sentite rivolgere da capi e capetti vari. Scene di quotidiano sessismo, stereotipi e discriminazione di genere, che Ilaria Capuaracconta nel nuovo libro Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile (Rizzoli). Frasi svilenti, demolitive nell’ambiente di lavoro, apprezzamenti maschilisti e molesti, carriere bloccate, giudizi sul corpo e sulla maternità, promozioni che vanno sempre a colleghi maschi o al «circoletto» di amici dei capi, potere accademico, ma anche di ogni altro ambito della società, ancora oggi saldamente in mano ai maschi.
Il libro di Capua, virologa e scienziata di fama mondiale, che ha diretto il Centro di ricerca di eccellenza One Health all’Università della Florida, fotografa una società pesantemente maschilista. E attraverso storie vere, mostra una via per resistere ai meccanismi culturali e strutturali che ostacolano le carriere femminili. Come? Perseveranza, determinazione, intraprendenza, resilienza, curiosità, discernimento, autostima e tolleranza, sono le «armi» che indica Capua.
Nonostante la notorietà, anche lei si è scontrata costantemente con sessismo e stereotipi. Come quando ritirò un importante premio alla carriera in una Università del Nord. E il rettore di quell’ateneo le disse, tra risate di autocompiacimento: «Le donne hanno due lavori, quello principale è cucinare... Ecco come funzionano le cose nel mio ateneo, qui le professoresse e le future professoresse al rettore ci portano la crostata e la crostata deve piacere». Fa notare Capua: «Crostata oggi, crostata domani, le donne restano in minoranza nelle posizioni di vertice. A quanto pare l’operazione crostata è ancora troppo diffusa per smettere di occuparsi della questione». La scienziata arriva in Trentino sabato 22 agosto e presenta il libro a San Martino di Castrozza, nella rassegna culturale «DolomitIncontri», Sala Congressi Sass Maor (ore 18).
Professoressa Capua, perché un manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile?
«Per arrivare a un cambiamento, necessario, che porti un equilibrio di genere sono necessarie donne nelle posizioni apicali. Questo sarebbe un grande vantaggio anche per il mondo della scienza: la sinergia tra i generi porta una visione più ampia nell’affrontare i problemi e la ricerca. Il cambiamento culturale in atto è lentissimo, ma questo libro vuole incitare ragazze e donne a non mollare. È dedicato alle donne e alle minoranze che si ritrovano in contesti di disuguaglianze, stereotipi e abusi di potere».
Cos’è la «resistosfera» di cui parla nel libro?
«Un insieme di qualità e virtù, tra cui perseveranza, determinazione, resilienza, da usare per non confondere la violenza, le discriminazioni e gli abusi subiti con un limite personale».
Descrive il fenomeno del «leaky pipeline» (tubo che perde), la dispersione dopo la laurea di molte donne, a causa delle barriere di genere. Dove finiscono le tante bravissime laureate?
«Una buona parte va all’estero, come tutte e tutti i talenti brillanti, a prescindere dal genere. Questo è un altro problema strutturale che l’Italia deve risolvere, trattenere le brave e i bravi dovrebbe essere una priorità. E tra le donne brillanti che restano in Italia, troppe mollano, con il mio libro vorrei cercare di agire su questa percentuale».
L’aumento delle rettrici di Università in Italia può aiutare?
«Avere rettrici di atenei importanti rompe uno schema maschilista e per i cambiamenti è sempre importante rompere gli schemi. È un ruolo che può diventare di ispirazione per tante ragazze. Certo, se avessero più potere di quello che in realtà hanno...»
Poche donne nelle posizioni apicali e poche nell’ambito delle materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
«Convinzioni e stereotipi sui ruoli di genere influiscono su autostima e performance. Il primo condizionamento parte dalle famiglie: faccio un appello ai padri, al modello educativo che tramandano, chiedo loro più attenzione agli episodi quotidiani di ordinaria prevaricazione, discriminazione, sessismo, che inevitabilmente accadranno alle loro figlie».
La vicenda giudiziaria vissuta nel 2006, quando fu accusata di un fantomatico traffico di virus, che poi si rivelò un clamoroso errore giudiziario, ma rischiò di danneggiare gravemente la sua reputazione scientifica, è una macchina del fango nata da invidie sessiste?
«Sono stata definita trafficante di virus, è stata fatta su di me anche una narrazione mediatica tossica che mi ha dipinta come donna malvagia... Erano a pezzi la mia vita professionale e la mia reputazione. Sì, mi sono posta la domanda: se fossi stata un uomo, l’accanimento (anche mediatico) sarebbe stato lo stesso? Di certo ha aumentato il clickbait, l’esca online per fare visualizzazioni... In quella situazione e in quegli anni, il monito che faccio alle donne: “Non mollate” è stato fondamentale per me. Ho resistito, certa che la verità sarebbe venuta fuori. Così è stato. Ma ho dovuto andare in un altro Paese, negli Stati Uniti, per ripartire con la mia carriera. Ho recuperato tutta la credibilità scientifica e con la pandemia sono diventata di nuovo punto di riferimento sui miei temi. Oggi a 10 anni di distanza, riesco a parlare di quella vicenda e credo sia importante parlarne soprattutto in questo momento di deriva antiscientifica».
C’è un parallelismo con il caso Anthony Fauci negli Stati Uniti? Lei si è espressa a suo favore.
«Il modo di attaccare la reputazione è lo stesso. Fauci è uno dei maggiori esperti mondiali di malattie infettive, la sua vicenda dovrebbe riguardare tutte e tutti. Se uno scienziato con una carriera come la sua, a 84 anni, può diventare capro espiatorio, nemico pubblico numero uno, significa che viviamo un’epoca di profonde contraddizioni».
C’è il rischio di nuove pandemie?
«Non è realistico pensare che non ci saranno nuove pandemie. Bisogna prepararci e organizzarci, dalle crisi si impara».
Il virus più preoccupante in questo momento?
«Tutti i virus trasmessi da insetti e zanzare, come West Nile e Dengue, ogni anno i casi aumentano, è una situazione che va gestita con un approccio integrato e di circolarità, ci daranno filo da torcere. Ma preoccupa anche l’Ebola in Africa, se il focolaio arriva in un aeroporto il rischio diventa subito globale».
Com’è la sua vita oggi?
«Insegno alla Johns Hopkins University di Bologna, sono impegnata sul tema della Salute circolare e della divulgazione».
Un consiglio alle ragazze?
«Cercare sempre di essere consapevoli. Le opportunità ci sono, va tenuto acceso il radar per individuarle. Se nel momento del clamoroso errore giudiziario che ho subito non fossi andata negli Stati Uniti a ricominciare, non avrei avuto la possibilità di recuperare la mia reputazione scientifica...».
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15 agosto 2026 ( modifica il 15 agosto 2026 | 09:50)
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