Ecco che cosa perde Pomigliano con il «trasloco» del Flip, che quest'anno porta a Casalnuovo con Baricco e Irvine Welsh
Il festival della letteratura indipendente si sposta. Il sindaco: io non l'ho mai revocato. Gli organizzatori: non c'è rispetto per il lavoro culturale
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Ecco che cosa perde Pomigliano con il «trasloco» del Flip, che quest'anno porta a Casalnuovo con Baricco e Irvine Welsh
di Mirella ArmieroIl festival della letteratura indipendente si sposta. Il sindaco: io non l'ho mai revocato. Gli organizzatori: non c'è rispetto per il lavoro culturale
L'edizione dello scorso anno
Sono sempre stata amica del Flip, il festival della letteratura indipendente, che da quest’anno lascia la sua sede originaria, Pomigliano d’Arco. Una sede fondativa, la cui iniziale è presente perfino nell’acronimo della manifestazione. Spostare questo festival dalla città nella quale è nato è come strappare una pianta dalle radici, eppure quest’anno, dal 3 al 6 settembre, il Flip si farà a Casalnuovo. Il caso è esploso nei giorni scorsi: una telefonata tra sindaco di Pomigliano e organizzatori, l’indicazione da parte di Lello Russo — primo cittadino al settimo mandato — di una presenza sgradita e la conseguente richiesta di eliminare dal festival Maria Carmela Polisi, titolare della premiata libreria per bambini Mio nonno è Michelangelo, considerata «nemica» dell’amministrazione. Tutto questo con i fondi già stanziati.
Il Flip, di rimando, ha preso una posizione netta, dichiarata in un post sui social: «Un’associazione culturale non è una casella da riempire a uso di chi governa. Chi pretende di condizionarne le scelte dovrebbe avere almeno il coraggio di farlo a viso aperto. In una sede istituzionale. Non con una telefonata». E ancora: «Alla base di queste pressioni c’è un’ostilità personale contro chi appartiene da sempre, con pieno merito, alla comunità del Flip. Il sindaco ha scelto di farne il bersaglio di un accanimento estraneo al festival, le cui conseguenze ricadono però sull’associazione e sulla città». Ed effettivamente la perdita del Flip ricade sulla città.
Che cos’è e cosa rappresenta questo piccolo festival di provincia? Ricordo di aver partecipato alla presentazione di un libro (postumo) di Alessandra Saugo insieme con Antonio Moresco. Una serata piena di giovani, alla riscoperta di una scrittrice morta troppo presto e dotata di una straordinaria penna e di grande arguzia. Ecco, riscoprire Saugo è un esempio di quello che sa fare il Flip, una manifestazione con antenne dritte e una notevole abilità nel coinvolgere il pubblico e fidelizzare i partecipanti, offrendo contenuti di qualità. Ingredienti assolutamente necessari per chi non vuole solo mettere in scena passerelle.
Con il Flip si sono schierati già in tanti, da Roberto Saviano a Mircea Cartarescu, giusto per fare due nomi «pesanti». Nomi di autori che hanno partecipato negli anni scorsi e che spesso nei giorni del festival si sono ritrovati gomito a gomito con i lettori, perché la formula del Flip ricorda quella del blasonato festival di Mantova e anche qui a Pomigliano si è sempre cercato di creare connessioni dirette tra i partecipanti. Ecco perché è un gran peccato che Pomigliano perda la «sua» creatura. Tra l’altro l’edizione di quest’anno si preannuncia particolarmente ricca, con la presenza di Irvine Welsh, che ha appena pubblicato un nuovo romanzo già consacrato dalla critica, «Can nothing save us?», sulla crisi degli Stati Uniti. E poi tanti altri nomi, da Baricco a Voltolini, da Giorgio Vasta a Savarese, che poi è il direttore artistico della manifestazione.
Ma cosa ne dice il sindaco Russo, dopo l’esplosione del caso? «Innanzitutto», precisa, «è necessario fare chiarezza su un punto fondamentale: il Comune di Pomigliano d’Arco non ha adottato alcun atto di revoca nei confronti di Flip e non lo ha mai cancellato. La decisione di lasciare Pomigliano è stata assunta autonomamente dagli organizzatori. La vicenda nasce da interlocuzioni verbali avute con il sottoscritto, nel corso delle quali avevo rappresentato l’opportunità che una componente dell’organizzazione non fosse tra i protagonisti del programma. Questa persona, infatti, attraverso la propria attività svolge ormai da anni anche un ruolo politico ben riconoscibile sul territorio. Ritengo quindi poco opportuno che chi è direttamente impegnato nell’attività politica locale possa essere contemporaneamente protagonista di una manifestazione culturale sovvenzionata con risorse pubbliche dal Comune».
D’altro parere proprio Savarese, giurista oltre che oltre che scrittore: «Non ho compreso le ragioni pubbliche sottostanti a quella richiesta di “rimozione di un nome”. Un ente territoriale pubblico deve agire per interessi pubblici. Altrimenti fa sorgere un problema non solo politico, ma di responsabilità istituzionale. Inoltre, c’è un generale approccio localistico a chi fa cultura che è perfettamente paternalistico: come se si dessero le briciole a un cane randagio. Manca il vero rispetto per chi si dedica (spesso gratis) al lavoro culturale». A farne le spese è quel nutrito pubblico di affezionati che avrebbe voluto ritrovare il Flip al suo posto.
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