Crepuscolo a Gargnano, sulle orme di D.H. Lawrence
Lo scrittore inglese giunse sul Garda nel 1912, insieme all'amante Frieda von Richtofen. A Gargnano, nelle «stanze ben arredate» di Villa Igea, finì di comporre il suo primo capolavoro, Figli e amanti
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Crepuscolo a Gargnano, sulle orme di D.H. Lawrence
di Pietro K. CassettiLo scrittore inglese giunse sul Garda nel 1912, insieme all'amante Frieda von Richtofen. A Gargnano, nelle «stanze ben arredate» di Villa Igea, finì di comporre il suo primo capolavoro, Figli e amanti
L’acqua prosegue lungo il canaletto di pietra calcarea finché il sacchetto di sabbia le intima di cambiare direzione; allora percorre, dall’alto verso il basso, la sottile struttura di legno che, infine, la conduce alla pianta. A Gargnano, ogni limonaia ha bisogno di sorgere vicino ad una fonte d’acqua – un torrente, un pozzo, una cisterna. Durante l’inverno, a causa del particolare microclima della zona, necessita inoltre di una copertura di travi di castagno e di paglia che la difenda dai venti. Per questo quando la si osserva d’estate – rimangono solo le spesse mura di pietra e i pilastri che svettano in fila - si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una spoglia struttura brutalista. Fra il Seicento e il Settecento, in questo tratto del Garda ne fiorivano oltre quattrocento. Poi il progresso dei tempi e l’avanzata di comunicazioni e trasporti fecero tramontare il business. Oggi pochissime sono ancora attive.
La limonaia «La malora»
Già nel 1912, fra i declivi del panorama s’incastonavano decine di limonaie abbandonate, cimiteri decadenti eppure floridi e graziosi.
«Siamo seduti in un oliveto sul lago ed è il tramonto di un giorno mirabile. Le cime delle montagne di fronte sono di un colore rosa. Nel crepuscolo sul lago i pescatori remano stando in piedi. Uno sta ritirando la lenza e ci sono scintille d’argento”. David Herbert Lawrence raggiunse Gargnano nel mese di settembre. Era fuggito dall’Inghilterra insieme a Frieda von Richtofen, la figlia di un barone tedesco di cui si era innamorato e che, per seguirlo, aveva abbandonato il marito e i tre figli.
Dopo una breve permanenza a Riva, «la direttrice dell’albergo ci ha mandato da Pietro di Paoli, un vecchio italiano con i capelli grigi e di buone maniere. Hanno da affittare, ammobiliato, l’appartamento di sotto di Villa Igea – sala da pranzo, cucina e due camere da letto, arredate, stanze grandi e belle. Villa Igea è separata dal lago solo dalla strada e s’affaccia sull’acqua». Lawrence vi rimase con Frieda fino al marzo successivo. La finestra al primo piano della casa divenne il suo punto d’osservazione sul paese e gli abitanti: da qui terminò la scrittura di «Sons and lovers» (Figli e amanti), uno dei suoi romanzi più celebri, e compose «Twilight in Italy» (Crepuscolo in Italia), un resoconto del viaggio.
Villa Igea e la finestra di Lawrence
Le sue giornate si svolgevano fra visite al porto, alla chiesa e alle limonaie, e pranzi e cene in osteria; la sera si recava a teatro ad assistere a semplici messe in scena di compagnie bresciane. Nei decenni successivi il teatro divenne un cinema, oggi è una sala convegni; e gli interni di Villa Igea non sono più quelli che abitò Lawrence dai tempi della ristrutturazione degli anni ’70.
Nel marzo del 1913, con l’inizio della primavera, Lawrence e Frieda lasciarono Villa Igea e si incamminarono verso San Gaudenzio, una piccola frazione sopraelevata di Gargnano, ad un passo da Muslone. Vi rimasero ancora qualche settimana, prima del definitivo ritorno in patria (alcuni mesi dopo sarebbe scoppiata la guerra), accolti dai due coniugi Paolo e Maria: lui aveva passato cinque anni in California, minatore come il padre di Lawrence, poi era tornato all’ «eterno presente» attorno a cui, era convinto Lawrence, ancora girava la vita degli abitanti dell’Alto Garda.
Durante la sua permanenza a Gargnano, lo scrittore inglese giunse alla conclusione che dovessero esistere due opposte tensioni dell’uomo verso l’Infinito. L’una, oscura, lunare e sanguigna, appartenente ai popoli mediterranei; l’altra, diurna, razionale e astratta, propria dei popoli nordici. Da sole, entrambe le aspirazioni erano assolutamente insufficienti.
«I cieli sono strani e superbi per tutto l’inverno; il loro corso procede senza alcun riguardo per la terra indistinta. Le albe sorgono bianche e traslucide, il lago è una pietra di luna tra le colline oscure; poi, da una sponda all’altra, si stende su di esso una vena di fuoco, quindi un’intera scia arancione, scintillante sopra quel candore».
La sua abbozzata teoria filosofica è anche una teoria della visione, poiché luce e oscurità possono fondersi - o dar l’illusione di fondersi - soltanto in determinate condizioni di rifrazione e, dunque, di spirito. Lawrence credette di averle trovate a Gargnano, quando, su quell’amalgama strano di chiarore nordico e Notturno mediterraneo, scendeva il crepuscolo: «Segue lo squisito e silenzioso trascorrere del giorno; e poi, la sera, il riverbero del tramonto, un’immensa incandescenza rosata sospesa nel cielo e splendente, come se fosse la presenza di una schiera di angeli in estasi. Brilla come un coro rapito, poi svanisce, e appaiono le stelle, grandi e sfavillanti».
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14 agosto 2026 ( modifica il 14 agosto 2026 | 21:47)
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