La forza necessaria al diritto
La difficoltà diplomatica dell’Europa deriva anche dalla sua debolezza militare
La forza necessaria al diritto
Angelo Panebianco | 14 agosto 2026La difficoltà diplomatica dell’Europa deriva anche dalla sua debolezza militare
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Consideriamo due affermazioni continuamente ripetute. La prima: «viviamo in un mondo in cui la forza ha sostituito il diritto». La seconda: «La diplomazia è al servizio della pace, la forza è lo strumento della guerra». Che cosa hanno in comune queste affermazioni? Hanno in comune l’idea che forza e diritto, forza e diplomazia siano fra loro incompatibili; talché se c’è l’una (la forza) non ci possono essere né diritto né diplomazia. È fin troppo facile dimostrare l’inconsistenza di queste affermazioni.Non c’è diritto che abbia una qualche effettività (che non si riduca, cioè, a un insieme di gride manzoniane) se non c’è un apparato della forza che lo sostenga e ne garantisca l’applicazione. Ciò vale all’interno degli Stati ove il diritto vigente necessita del sostegno della capacità coercitiva dello Stato. E vale nei rapporti interstatali ove il diritto internazionale, per avere una qualche effettività, richiede la presenza di grandi potenze che abbiano interesse a mantenerlo in vigore e che minaccino l’uso della forza a questo scopo. Se il diritto internazionale, in una certa fase storica, perde effettività significa che la o le potenze che ne erano garanti hanno smesso di svolgere tale funzione. Non c’è diritto senza una forza che lo sorregga. Stessa cosa vale nel caso della diplomazia. L’idea che l’attività diplomatica in presenza di guerre, della competizione di potenza con tutte le sue durezze, sia soltanto una faccenda di buona volontà ove vince chi ha le maggiori capacità persuasive è manifestamente falsa.
È insostenibile l’idea che chi ricorre alla diplomazia possa svolgere con pieno successo tale attività senza disporre di una forza propria.
Chi tratta può essere preso sul serio dall’interlocutore solo se dispone di una forza che egli giudica pari alla sua o comunque tale da doverne tenere conto. Indovinate perché l’Europa, nelle principali crisi del momento, non disponga di una effettiva capacità diplomatica da mettere in campo. La sua debolezza militare non ne è forse la causa principale?
Da cosa nascono certe idee infondate? In genere, di fronte alle incongruenze, alle contraddizioni e agli errori logici di cui sono intessuti i discorsi politici si fa ricorso all’una o all’altra di due interpretazioni: quella neo-illuminista e quella realista. Per l’interpretazione neo-illuminista al fondo, dietro a questi errori, ci sarebbe un deficit di cultura politica. Per l’interpretazione realista, invece, l’infondatezza di tali ragionamenti non può essere ridotta a un problema di conoscenze inadeguate. Rinvia piuttosto all’esistenza di interessi e di orientamenti che attraverso quei ragionamenti cercano spazio e legittimità nel mercato delle idee politiche, interessi e orientamenti che richiedono di essere identificati e decifrati.
C’è da chiedersi soprattutto perché tali idee infondate («diritto e diplomazia possono prescindere dalla forza, anzi la forza ne è l’antitesi, la negazione») siano così popolari nel nostro Paese.
Le ragioni sono molte ma una sembra valere più di tutte le altre. È la confusione che molti fanno (la fanno fin dai tempi dell’unificazione del Paese) fra il sacro e il profano. Roma è la capitale d’Italia ma è anche la sede del Papato. L’autorità morale del Papa non ha alcun bisogno delle «divisioni» di staliniana memoria per parlare ai cuori dei credenti e per smuovere le coscienze. Lo Stato è un’altra cosa. Non ha neppure l’ombra di quella autorità morale. Chi governa uno Stato non può essere un profeta disarmato. Il Papato può e deve prescindere dalle «divisioni», gli Stati no. Uno Stato può essere retto da un regime democratico o da un regime autoritario. Ma in nessun caso può privarsi della forza. Uno Stato disarmato è, semplicemente, una contraddizione in termini. Forse un giorno, come hanno sempre sognato gli europeisti, gli Stati europei daranno vita a un’autentica federazione. Ma se accadrà vorrà dire che la titolarità e il controllo degli apparati della forza si saranno spostati dal livello nazionale a quello federale-europeo.
Nel frattempo, poiché la storia non è acqua, la nostra spiega benissimo perché l’inconsistente (quando è di Stati che si parla) contrapposizione fra forza e diritto e fra forza e diplomazia, appaia comunque convincente agli occhi di una parte tutt’altro che irrilevante della nostra opinione pubblica. Le tradizioni politiche predispongono il pubblico ad accettare certi messaggi e a rifiutarne altri. La loro incidenza è massima quando sono coerenti o compatibili con gli interessi di alcuni e con le preferenze ideologiche di molti in relazione alle questioni più rilevanti del momento. Oggi demonizzare la forza (propria), invocare il disarmo, è coerente con la richiesta di appeasement nei confronti della Russia, con gli interessi di chi vuole al più presto ricominciare a fare affari con quel Paese e con gli orientamenti di quel settore del pubblico che oscilla fra l’aperta simpatia per l’autoritarismo di Putin e il più tradizionale «Franza o Spagna». Nel linguaggio tribale, un po’ triviale (e anche, spesso, fuorviante) in uso qui da noi, tutto questo è coerente con i sentimenti di chi cerca risposte in ciò che si muove alla destra della destra di governo o di ciò che sta alla sinistra del Partito democratico.
14 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Angelo PanebiancoLa forza necessaria al diritto
Venerdì 14 agosto 2026 di Francesco BillariL’Italia deve pensare al proprio futuro
Venerdì 14 agosto 2026 di Paolo Di StefanoMa come lettore super Zuckerberg dovrebbe fare molto di più
Venerdì 14 agosto 2026 di Paolo LepriUcraini detenuti, guerra senza pietà
Venerdì 14 agosto 2026 di Federico FubiniTre azioni per aiutare l’Ucraina
Giovedì 13 agosto 2026 di Irene SoaveSe la grande Germania si scopre piccola. E si deprime
Giovedì 13 agosto 2026 LEGGI TUTTI Angelo PanebiancoLe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti