Gli itinerari veneti dell'arte a Ferragosto: le mostre e musei aperti nel weekend
La Biennale a Venezia, il Museo Bailo a Treviso, Tiziano a Pieve di Cadore: c'è solo l'imbarazzo della scelta
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Gli itinerari veneti dell'arte a Ferragosto: le mostre e musei aperti nel weekend
di Veronica TuziiLa Biennale a Venezia, il Museo Bailo a Treviso, Tiziano a Pieve di Cadore: c'è solo l'imbarazzo della scelta
Dalle «tonalità minori» della Biennale Arte di Venezia, alla fotografia sociale di Dorothea Lange, dall’energia trasformativa di Marina Abramovic ai paesaggi nuovi di Tiziano e al cinema «da brivido» di Renato Casaro, le mostre nel Venetonon vanno in vacanza nemmeno a Ferragosto.
Quando le città sembrano rallentare, musei e sale espositive diventano una via di fuga dal caldo e un’occasione per attraversare epoche e geografie dell’arte. Venezia fa la parte del leone e da qui parte la mappa nell’arte, iniziando dalla 61. Esposizione Internazionale d’Arte, «In Minor Keys». È il progetto pensato da Koyo Kouoh, prima curatrice africana della Biennale Arte, scomparsa prima di poterlo vedere realizzato, e portato avanti nel rispetto della visione originaria. Una rassegna che sceglie i saperi marginalizzati, le pratiche collettive e le forme di resistenza. Marina Abramovic aveva vinto il Leone d’Oro nel 1997 con «Balkan Baroque», opera alle Gallerie dell’Accademia in «Transforming Energy», dove la sua arte performativa entra in cortocircuito coi capolavori della pittura veneziana del museo. Il fulcro è il dialogo tra la «Pietà» di Tiziano e la «Pietà (with Ulay)» dell’artista serba, mentre i «Transitory Objects» coinvolgono fisicamente il pubblico.
Tutte aperte le sedi del Muve, con Palazzo Ducale, dove sono di scena gli «Etruschi e Veneti» e Museo Correr anche in versione notturna. A Ca’ Pesaro s’incontrano le carni rese con potenti pennellate di Jenny Saville, mentre al Museo Fortuny Erwin Wurm occupa i tre piani del palazzo con «Dreamers», dove la scultura deforma il quotidiano e ne fa emergere l’assurdo. Restando in Piazza San Marco, Smac Venice propone il silenzioso minimalismo di Lee Ufan e una selezione di 100 opere di Alighiero Boetti, dove mappe, sistemi, ordine e caso diventano poesia. E se alla Casa dei Tre Oci il maestro del concettuale Joseph Kosuth porta l’arte sul terreno del linguaggio, tra tautologie e giochi linguistici wittgensteiniani, la Fondazione Prada in «Helter Skelter» accosta Arthur Jafa e Richard Prince, che smontano l’immaginario americano appropriandosi di immagini della cultura pop. La Pinault Collection si fa in quattro tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Michael Armitage, Amar Kanwar, Lorna Simpson e Paulo Nazareth si muovono attorno a memoria personale e collettiva, migrazione, identità e riscrittura delle fratture coloniali. Alla Collezione Peggy Guggenheim, «Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista» rievoca invece la stagione della galleria che la mecenate aprì nella capitale britannica. Magnifici Kandinsky, Arp, Mondrian, Moore e Tanguy compongono il ritratto di una donna capace di «vedere prima».
All’Espace Louis Vuitton lo scenario cambia radicalmente con «Doku. The Illusion» di Lu Yang, dove animazione 3D, neuroscienze, buddhismo, videogiochi e IA danno vita a un universo ipnotico e disturbante, con un avatar in scenari post-apocalittici. Sull’Isola di San Giorgio, alla Fondazione Cini, «Eroi d’Oro» di Georg Baselitz affida ai fondi dorati una riflessione sul tempo e sulla pittura, con figure nude e presenze familiari sospese su superfici luminose che evocano le icone. Sempre sull’Isola di San Giorgio, a Le Stanze del Vetro continua il racconto del rapporto tra Murano e la Biennale indagando il decennio 1948-1958, mentre «Glasstress» porta a Ca’ Tron la «Nefertiti» di Ernest Vitin, composta da 800 chili di lastre trasparenti di vetro; accanto, creazioni di Tony Cragg, Jaume Plensa, Vanessa Beecroft e Monira Al Qadiri. La rassegna prosegue da Berengo Art Space a Murano, nella fornace trasformata in spazio espositivo, dal cubo multicolore di Sean Scully al «White Chandelier» di Ai Weiwei. Passando alla terraferma, l’itinerario tocca Treviso.
Il Museo Bailo a Treviso dedica un’ampia retrospettiva a Nino Springolo, restituendo la voce appartata di un artista veneto che guarda a Cézanne e ai postimpressionisti senza lasciarsi ingabbiare dalle mode. Alla Collezione Salce «Renato Casaro. Horror» presenta bozzetti, schizzi preparatori e manifesti per un tuffo nel cinema del brivido, compresi quelli creati per i cult di Dario Argento. A Pieve di Cadore, a Palazzo della Magnifica Comunità, nascita e fortuna di una nuova idea di natura con «Tiziano e il Paesaggio» e poi in direzione Padova. A Padova, al Museo Eremitani «Giancarlo Zen. La luce fa l’immagine», fotografia, sperimentazione visiva e installazione fanno della luce uno strumento di percezione. A Vicenza la «Pittura del vero in Veneto da Favretto a Beltrame» a Palazzo Chiericati, dove la donazione Colbacchini riunisce 51 dipinti e disegni di artisti veneti a cavallo tra Otto e Novecento. Nelle sale superiori, «Ospite al Chiericati: Giovanni Bonconsiglio vicentino» ricompone due frammenti di una pala smembrata.
A Verona, negli ambienti sotterranei degli Scavi Scaligeri il rigore documentario e la partecipazione umana di Dorothea Lange raccontano, con 200 scatti, la Grande Depressione, le migrazioni, le disuguaglianze e l’internamento dei cittadini americani di origine giapponese. È la «Chimera» dello scultore veronese Novello Finotti a Palazzo Forti a concludere il viaggio nell’arte in Veneto: classicità, figure ibride e suggestioni contemporanee
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