C'è un Sud letterario in cui è facile rispecchiarsi
Corriere della Sera - Cultura

C'è un Sud letterario in cui è facile rispecchiarsi

Venerdì 14 agosto 2026
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La scrittrice napoletana riprende la tesi di Carlo Pizzati sull'esotismo nella letteratura

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C'è un Sud letterario in cui è facile rispecchiarsi

di Vincenza Alfano

La scrittrice napoletana riprende la tesi di Carlo Pizzati sull'esotismo nella letteratura

Porta Nolana in una foto di Elio Di Pace

Riprendo anche io da scrittrice «napoletana», «femminista», «meridionale», insomma da scrittrice alla quale si è tentato di dare ogni tipo di definizione, (dalle quali sfuggo e mi difendo fino all’abiura) il dibattito avviato su queste pagine in risposta all’interessante suggestione proposta da Carlo Pizzati. Secondo quest’ultimo la visione degli scrittori del Sud sarebbe volutamente edulcorata da una eccessiva ricorrenza di cliché narrativi abusati per il compiacimento di chi legge con la conseguenza di forgiare un’idea esotica del mondo meridionale guardato quasi esclusivamente attraverso il suo folclore. 

Davvero c’è ancora la possibilità di riconoscere una nostra appartenenza a un paesaggio esotico, secondo la quale il mito delle origini si traduce tout court in una sorta di esaltazione di un mondo arretrato, imbarbarito e per questo curioso, diverso e divertente? Non lo credo. Riconosco senz’altro che l’ambizione possa spingere alcuni, forse troppi, scrittori in modo più o meno consapevole a intraprendere qualche scorciatoia. Ma lo spunto offerto da Pizzati ci costringe a fare una riflessione un po’ più ampia e sfaccettata. C’è nel racconto contemporaneo, tanto in quello d’intrattenimento come in quello letterario, un Sud archetipico che ci rappresenta tutti. Ed è quel Sud capace di riecheggiare a qualsiasi latitudine. Un Sud esistenziale che esprime sentimenti universali di emarginazione, esclusione, isolamento, povertà, riscatto. È un Sud mitopoietico, estremamente fertile che è stato in grado, in questi ultimi anni soprattutto di contaminare l’immaginario nazionale e non solo. Un Sud raccontato in modo da produrre in chiunque un immediato sentimento di immedesimazione. Che queste storie possano poi raggrumarsi intorno a delle immagini ricorrenti non mi sembra un male assoluto. 

La letteratura in fondo funziona attraverso alcuni meccanismi, uno di questi è proprio il riconoscimento di luoghi comuni, i cosiddetti topoi sono dei marcatori di senso immediatamente traducibili. E allora parlo un po’ dei miei romanzi, la maggior parte dei quali si svolge a Napoli e in cui il mare non è mai mancato. Perfino nel romanzo «Perché ti ho perduto» su Alda Merini ambientato a Milano, e solo nelle ultime pagine a Taranto, il mare è una presenza molto forte. Il maestro Faenza che ha diretto il film «Folle d’amore. Alda Merini» liberamente tratto dal mio libro dedica un’intera scena alla scoperta del mare della poetessa. Il mare di Napoli che mi porto dentro sta ovunque. E in questo non c’è nulla di esotico. 

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