Il doppiatore Ivo De Palma: «Io ero la voce dei Cavalieri dello Zodiaco e facevo parlare Pegasus»
Il doppiatore Ivo De Palma lancia un nuovo progetto di podcast: «Contiene poesia e un uso della voce non convenzionale che metto in circolo attraverso una mia personale ricerca sulla voce narrante»
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Il doppiatore Ivo De Palma: «Io ero la voce dei Cavalieri dello Zodiaco e facevo parlare Pegasus»
di Maurizio PagliassottiIl doppiatore Ivo De Palma lancia un nuovo progetto di podcast: «Contiene poesia e un uso della voce non convenzionale che metto in circolo attraverso una mia personale ricerca sulla voce narrante»
Nato a Napoli nel 1962 e professionalmente attivo tra Torino e Milano, Ivo De Palma è uno dei doppiatori, direttori del doppiaggio e dialoghisti più iconici e amati del panorama italiano. Famoso per aver doppiato Pegasus (Seiya), il protagonista de I Cavalieri dello Zodiaco, La sua interpretazione ha segnato l’infanzia di milioni di spettatori italiani.
De Palma, sui suoi canali porta avanti la rubrica di Spoken Word, dove unisce la poesia a un uso della voce non standard. Di cosa si tratta?
«È una rubrica che contiene poesia e un uso della voce non convenzionale che metto in circolo attraverso una mia personale ricerca sulla voce narrante. Chiaramente è un percorso discutibile e aperto al giudizio, ma per me rappresenta ossigeno per la mente. È un modo in cui, oltre alla mia quotidiana voce commerciale, sperimento un uso della parola ancora più interiore e psicologico. In quello spazio mi diverto a fare tutto ciò che normalmente non mi verrebbe mai richiesto in una tradizionale sala di doppiaggio».
Nella sua carriera hai vissuto le dinamiche di diverse piazze italiane. Come si inserisce Torino in questo contesto rispetto ai giganti storici come Roma e Milano?
«Torino resta una realtà minore: le due piazze nazionali di riferimento rimangono Roma per il cinema e Milano come roccaforte dei cartoni animati giapponesi, che poi si è aperta ad altri settori. Torino si è ampliata molto come piazza negli anni ‘90 quando ha vissuto anche la stagione delle telenovele: una fetta di mercato che poi si è persa».
Ciclicamente si parla di “crisi” o fine del doppiaggio, eppure i dati sembrano smentire i catastrofisti. Qual è lo stato di salute del settore oggi?
«Spesso si celebrano funerali anticipati per molte situazioni, compreso il doppiaggio. Invece, le più grosse piattaforme streaming hanno realizzato dei sondaggi scoprendo che l’80% del pubblico televisivo gradisce avere la versione localizzata dei vari materiali d’intrattenimento. Un film non vive solo al cinema: in sala ci resta due mesi, mentre in TV rimane per cinquant’anni: anche se arrivassimo al modello di Madrid, che offre nativamente sia la versione doppiata che quella originale in televisione, una versione localizzata ci vorrà comunque».
L’adattamento storico dei Cavalieri dello Zodiaco è celebre per il suo linguaggio aulico?
«È stato un esperimento senza altre repliche, tant’è che se ne parla ancora dopo quarant’anni».
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